Tutti i posts con tag: unioni civili

Studenti VS bufala del gender

Ambientazione: una classe di quinta liceo scientifico Sono le 7,40 e, mentre sorseggio il caffè del leone alla macchinetta, vengo raggiunta dalla bidella che mi comunica una supplenza. La prof. di religione è malata e devo andare in V C per sostituirla durante la prima ora. Entro in classe, i ragazzi mi conoscono ormai da un po’ come l’insegnante di Storia e Filosofia (quella che ha spiegato Hegel tenendo la classe interessata e pure divertita, ma resto umile). Entro e i ragazzi mi accolgono con un deluso “Ah, Prof. c’è lei?!” Lì per lì mi scazzo dentro, pensando che davvero non possono preferirmi UNA di religione (che chiamarla prof. mi viene il nervoso, pensando non solo alla modalità di reclutamento, ma all’assurdità che s’insegni catechismo nella scuola pubblica) ma rimango composta. Chiedo spiegazioni su cotanto malumore e vengo assalita da un coro incazzato di voci sovrapposte da cui estrapolo: gender, animali inferiori all’uomo, omosessuali malati. Ripristino la calma tra i ragazzi e cerco di capirne di più. In pratica sono indignati perché la tipa di …

Expo Sposi e coppie omosessuali – vi racconto come hanno accolto noi, coppia di lesbiche

Ieri io e Manu ci siamo imbucate a Expo Sposi a Lucca. Ammetto che aspettavo questo momento dall’approvazione delle Unioni Civili. Il mio lato antropologo voleva controllare, insieme al mio lato marketing imbruttited, come avevano reagito gli operatori del settore wedding di fronte a questa nuova, importante, fetta di mercato: noi omosessuali. Versatevi un caffè, che vi racconto. All’ingresso, Manu e io, accompagnate da Margherita – ho una figlia settenne che adora gli abiti da sposa – siamo state accolte da una torre di palloncini dalla forma fallica che ci ha un po’ inquietate, ma abbiamo proseguito senza farci scoraggiare. Che poi magari il senso era  volutamente un “Ti sposi?” “Sticazzi”. Dicevo. L’Expo Sposi a Lucca si svolge nel Real Collegio, un immobile storico davvero affascinante, con un chiostro interno e diversi piani da percorrere. In cima alla prima rampa, proprio in punta di scalino, senza nemmeno aver il tempo di ingoiare il pezzo di pleura che mi è salito in bocca, una giovane donna ci placca e ci porge un catalogo di abiti da sposa, …

David Mixner Show: una riflessione sulla comunità LGBT

Ieri sera sono andata al Teatro Elfo Puccini a vedermi lo spettacolo di David Mixner. Teatro pieno. Scenografia minimal. Del resto, la sua storia e la sua abilità narrativa non hanno certo bisogno di orpelli, per arricchire l’intensità delle emozioni che questo 70enne riesce a trasmetterti, mentre cammina sui suoi stivali texani e lascia posare i suoi occhi azzurri sul pubblico che lo ascolta rapito. Tra risate e lacrime di commozione, uscire dal teatro emotivamente indenni è impossibile. Non a caso lo show si è concluso con 10 minuti di applausi scroscianti e la gente in piedi. Una storia di lotta, di coraggio e di voglia di non arrendersi. Parole che in questo momento, in Italia, abbiamo davvero bisogno di sentirci ripetere, mentre quel contentino di ddl sulle unioni civili bivacca in Parlamento. David Mixner ci ha ricordato di quanto, appena 20 anni fa, in America, la comunità LGBT fosse emarginata, ghettizzata e invisibile. E di come, adesso, ci siano Stati, come il Mississipi, che hanno introdotto una legge che sancisce la discriminazione nei confronti degli omosessuali. Parole …

“Ti giuro l’amore, ma non l’eterna fedeltà”. [Unioni Civili: che bella cagata]

Crescendo ho imparato che ogni evento negativo può essere trasformato in un’opportunità. Che quello che ti fa male ti fortifica, ti stronzifica. Insomma, dai, cresci e diventi la bellissima persona squilibrata che sei. Quella che si compra le bolle di sapone, perché il mondo è troppo grigio per essere guardato senza filtri. Tipo che pesti una cacca per la strada e non devi pensare che avevi i sandali e stavi andando ad un appuntamento, ma solo che la fortuna ha scelto te e sei stato baciato dalla sorte. Se poi ti olezzano i piedini di sterco di canide poco importa. Tipo che se prendi un brutto voto ad un esame, vieni licenziato o la tua azienda chiude dopo 3 mesi non devi sdraiarti sulle rotaie, no, devi essere grato per questo immenso insegnamento. Respira, il fallimento non esiste. È solo questione di prospettiva. Prova a spiegare al direttore della filiale che non puoi pagare il mutuo, ma non è il caso di farne un dramma: stai offrendo alla Banca la possibilità di comprendere che il …

E i bambini? (Riflessioni random su genitorialità e diritti calpestati)

Mi sto ambientando bene nella mia nuova vita, meno al fatto di non vedere i bambini tutti i giorni. Non mi basta sentirli su skype perché, come dice Brita, ci possiamo vedere e sentire ma non ci possiamo abbracciare. Gli abbracci mancano. La pelle, l’odore, il fruscio dei capelli sulle guance e le il naso contro naso sono assenze dense di rumore. Ovviamente non è tutto. Ariele è in settimana bianca e il primo giorno si è spalmato sulle piste fratturandosi il polso. Niente di che, per fortuna. Solo una seccatura, per lui, che si aggiunge al fatto che io non ci sono e non posso prendermi cura di lui. In questi giorni, però, non faccio che ripetermi che io sono fortunata. Che i miei figli sono fortunati. E che sì, siamo dei privilegiati. Perché qualsiasi cosa accada i miei figli hanno due genitori che hanno pari diritti e doveri nei loro confronti. Non riesco a credere che, nonostante la massiccia partecipazione popolare, nei giochi di Palazzo alla fine stia prevalendo la meschinità di una …

La StepChild Adoption serve a proteggere i bambini. La storia di Elena e Sofia.

Elena ha 14 mesi. E ha due mamme. Ma solo quella biologica viene riconosciuta dalla legge italiana. Un giorno le sue mamme si lasciano. E la sua mamma non biologica da quel giorno non vuole più saperne di lei. Sparisce nel nulla. Mai una visita, mai una telefonata, mai un aiuto economico. Elena perde un genitore. Lo Stato  non interviene. Sofia ha 8 anni. E ha due mamme. Ma solo quella biologica viene riconosciuta dalla legge italiana. Un giorno le sue mamme si lasciano. E la sua mamma biologica decide di non farle più vedere l’altra mamma. Nega le visite, le telefonate e qualsiasi tipo di contatto. Sofia perde un genitore. La Stato non interviene. Di questi casi ce ne sono tantissimi. Perché negando i diritti a un genitore si negano automaticamente anche i doveri. E a farne le spese sono, come sempre, proprio i bambini. La genitorialità omosessuale non è né migliore né peggiore di quella eterosessuale, anche detta “tradizionale” (e da antropologa ogni volta che sento questa definizione mi assale l’orticaria). Ci sono genitori …

E se a subire discriminazioni fossero gli etero?

Istruzioni per l’uso: la seguente intervista contiene allusioni, torpiloqui e soprattutto un’elevata dose d’ironia. Astenersi gastritici cronici e gomblottisti. Qualche tempo fa ho conosciuto Avvocatolo ed è scattata una simpatia reciproca, basata su interessi comuni. [Tra cui, appunto, la phya. O patata, che dir si voglia.] È nata un’intervista semi seria, paradossale: in un mondo omosessuale, cosa comporterebbe essere etero? L’idea non è nuova, ma ci siamo divertiti tanto a realizzarla e ci è sembrato doveroso proporre una riflessione, visto che gli argomenti Unioni Civili, Stepchild Adoption e Omofobia sono all’ordine del giorno. Il nostro intento era strapparvi un sorriso – del resto è venerdì – e magari qualche riflessione. Buona lettura da me e da Massimo Della Penna, aka Avvocatolo. V- Io non ho niente contro gli etero, ma vorrei sapere un po’ di cose. Sai, sono sempre stata un po’ curiosa. Quando ti sei accorto che ti piaceva la patata? E come hai vissuto quel momento? A- Mi è sempre piaciuta, ma ricordo il giorno in cui l’ho capito chiaramente. Oh, è stato terribile. Mi …

Unioni Civili. Perché #Svegliatitalia mi ha fatto tornare l’ottimismo

Che dire, sono ancora frastornata. Non pensavo che in quasi cento piazze si sarebbero riversate un milione di persone per manifestare. Davvero, non ci speravo. Dopo mesi di discussioni che mi hanno provocato una certa intimità col Maalox, aver speso tempo a dialogare con chi non alza il culo dalla sedia se non è punzecchiato dall’interesse personale, confesso di essermi fatta prendere dallo sconforto. Lo sconforto di chi deve elemosinare un’esistenza degna di tale nome per sé e per i propri figli e l’indignazione di vivere in un Paese che di laico ha solo la definizione. E invece. E invece l’Italia si è svegliata, ha reagito, è scesa in piazza. Finalmente il messaggio che le Unioni Civili sono una conquista per tutti, pare sia stata recepita. Io ero a Milano, i miei figli a Massa con Giuseppe. Il mio facebook è stato letteralmente inondato di post, messaggi di solidarietà e tantissimi video e foto delle diverse manifestazioni. Non solo omosessuali, ma persone di diverso orientamento, genere, credo politico e fede religiosa, tutti con la stessa voglia …

Unioni civili: perché è importante scendere nelle piazze il 23 gennaio

Il 23 gennaio scendiamo tutti nelle piazze italiane per dovere civile e morale. Di fronte all’ignoranza voluta, alla cattiveria intenzionale e alle menzogne diffuse ad arte da chi, addirittura, chiede di pregare CONTRO i diritti altrui, non si può e non si deve rimanere in silenzio. La battaglia per i diritti civili riguarda tutti come cittadini. Come essere umani. Scendiamo nelle piazze per chiedere UGUALI DIRITTI, non privilegi. A meno che non si voglia far passare come un privilegio quello di assistere la persona amata in ospedale, avere accesso alla reversibilità pensionistica o essere – finalmente – riconosciuto genitore dei propri figli. Io – che ho sempre ritenuto offensivo il DDL Cirinnà, considerandolo un ghetto giuridico e ho sempre pensato che l’unica cosa da fare fosse la semplice estensione dell’istituto giuridico del matrimonio – vi chiedo di scendere in piazza con me. Non vi chiedo di farlo per me né per i tanti bambini a cui viene riconosciuto un solo genitore pur avendone due e neppure per le tante coppie omosessuali che vorrebbero tutelare la persona …

Un’altra orfana. E la colpa è vostra, omofobi e bigotti.

Miriam ha otto anni. E come tutte le bambine di otto anni dovrebbe pensare a giocare, a fare i compiti, a fare i capricci e a farsi coccolare quando torna da scuola o si sente male. Miriam ha una mamma che l’ha voluta fortemente e si è presa cura di lei da quando è stata concepita. E ne aveva anche un’altra, di mamma. La sua madre biologica si è ammalata di cancro quando Miriam aveva solo 3 anni. E ha lottato, tanto, la sua mamma. Con la forza e la disperazione di chi vorrebbe vedere sua figlia crescere, metterle le candeline sulla torta, aspettarla quando rientra la sera e vederla spiccare il volo. E invece è morta. Lasciando sua figlia in un vuoto di dolore senza nome e senza nessuna tutela, perché l’altra mamma, per questo paese assurdo, non esiste. Sua madre è meno di qualsiasi altro estraneo che vaghi su questa terra. Miriam ha otto anni. E in un solo momento è rimasta orfana di entrambi i genitori. Perché solo il buon senso di un giudice, che …