Tutti i posts con tag: stop omofobia

Due lesbiche al Pronto Soccorso

Come vi avevo accennato nel post precedente, lo scorso week end ero con Nina in quel di Varese. Doveva essere l’occasione di prendere un po’ di fiato dopo la maratona festiva e godere della compagnia reciproca. Insomma, volevamo fare un po’ le fidanzatine senza pensieri, dopo aver mollato i bimbi nelle mani dei briganti (prima che attiviate i servizi sociali e Barbara D’Urso, sappiate che sto scherzando: i 3 porcellini erano sani e salvi da padri e parenti vari). Per farla breve, quello che sembrava un tranquillo Hotel di Provincia, si è rivelato essere una schifezza degna delle peggiori bettole dei film degli orrori. Poltrone rotte, arredi anni ’70 rovinati e decadenti, moquette puzzolente e tendaggi che ricordavano il circo sia nel design che nel puzzo acre di animaletto trascurato. Personale scortese, becero e disattento che durante la colazione non si è nemmeno scusato per averci servito del burro andato a male. E il burro e la cameriera di sala, probabilmente, non erano le uniche note “acide” del pasto, tant’è che abbiamo iniziato a sentirci …

Il mio debutto come rappresentante di classe. Ovviamente diffondo le teorie “gender”

Quest’anno mi sono trovata a fare la rappresentante dei genitori per la classe di Ariele. Insieme a me, in questa avventura: un altro papà ed un’altra mamma. L’altra mamma è simile a me. Non nel senso che è lesbica. Siamo simili nell’approccio alla vita, amiamo il pensiero critico, siamo contrarie all’insegnamento della religione cattolica nelle scuole statali e condividiamo lo stesso modello educativo. Non è un caso, infatti, che sua figlia ed Ariele siano diventati subito amici e passino quasi tutti i pomeriggi insieme. (No, non si piacciono. Ma su questo scriverò un’altra volta). La riunione è fissata per le 15,30. Io non sono pronta. Sono ancora in pigiama da stamani (a volte lavorare da casa è deleterio) e così, quando M. suona alla porta, le metto su un caffè per distrarla ed io corro in bagno a cercare di lavarmi almeno gli occhi, ammansire la medusa che ho sulla testa e mettere dei vestiti. Arriviamo alla riunione alle 15,35. Accanto a noi un uomo distinto, in completo blu, cravatta ed agenda di pelle: il terzo rappresentante dei genitori. …

Brita nel Paese delle Meraviglie

Tieni in braccio il tuo battuffoloso Bianconiglio e ti avvicini saltellando da leprotto quale sei.  Mamma, lui si chiama Nuvola. È il più piccolo di tutti i suoi fratelli e sorelle e io gli faccio più coccole che agli altri. Gli piace essere preso in braccio e quando lo accarezzo mi guarda con degli occhietti così teneri che mi viene da mangiarlo di baci. Ma solo di baci, perché mica me lo mangerei davvero! Te l’ha detto papà che la sua mamma è morta? All’inizio Nuvola era triste, ma poi ha iniziato a fare amicizia con gli altri coniglietti e la loro mamma ha iniziato a fare le coccole anche a lui. Praticamente ha due mamme. Una in cielo e una nuova mamma qui nel prato. E poi ha i suoi fratelli e questi nuovi fratellini – che non sono proprio fratelli. Anche lui ha una famiglia speciale, perché ci sono tanti conigli che gli vogliono bene e anche io gli voglio bene. Mamma, è vero che le famiglie vere sono quelle dove ci sono …

Quando Lei regala un anello di fidanzamento a Lei

E arriva quel magico momento, in cui, vittima di 30 anni di film romanticoni e romanzi strappalacrime, decidi di regalarle un anello di fidanzamento. Già il solo pensiero mette in subbuglio, impossibile prevedere che reazione avrà lei nel momento in cui le porgerai la fantomatica scatolina contenente il distillato del tuo ammmore. Nella mia mente si dipanano varie scene: #1 Lei, commossa, mi abbraccia con tenerezza e passione e mi dice che è il regalo più bello della sua vita #2 Lei mi guarda irritata e mi dice che sono demodè e avrebbe preferito un kit di brugole #3 Lei, commossa, mi abbraccia con tenerezza e passione. E mi dice che avrebbe comunque preferito un kit di brugole Vabbè, meglio non pensare. Mi metto alla ricerca del prezioso simbolo d’ammmore. Così mi faccio coraggio ed inizio la peregrinazione delle gioiellerie alla ricerca dell’anello giusto. Infilo il primo negozio. Una di quelle rinomate oreficerie del centro storico, con una vetrina sontuosa e luccicante. Mi accoglie una commessa di mezza età, con sorriso professionale e passo sinuoso. – …

Sii lesbica, ma con moderazione. Per una vita a misura di omofobo

Da poco, ho appreso che esiste un gradiente che misura il tasso di manifestazione dell’omosessualità consentito in una società eterosessuale. Ignoranza mia, mi sono detta. E sono subito corsa ai ripari e a documentarmi. Pare che, in codesto assurdo Bel Paese, alcune prassi della comunità GLBT siano considerate socialmente repellenti. Soprattutto per alcuni gruppi estremisti di catto-conservatori che amano fingere di leggere i libri di Bruno Vespa in piedi, in mezzo alle piazze. Quindi  per essere lesbiche – ma etero friendly, è bene attenersi ad alcune regole di savoir faire a prova di omofobo. #1 Don’t ask – don’t tell Ovvero, a meno che sul bus non ti fermi un intervistatore ISTAT e ti ponga la domanda in maniera diretta, evita di dichiarare il tuo orientamento sessuale ed affettivo. Non si capisce perché, ma parlare della propria compagna, pare susciti in questi soggetti (anche detti Sentinelle in Piedi) delle forme allergiche che si manifestano con calli alle piante dei piedi. #2 Vestiti come farebbe il camaleonte Rispetta gli stereotipi di genere, come fa il prossimo tuo (se etero – bigotto). …

Gli omosessuali sono malati?

Dopo l’ennesima dichiarazione pubblica, secondo la quale tutti gli omosessuali sono malati, continuare a tacere è impossibile. E la Rete è insorta. Tra le reazioni più simpatiche del web c’è, senza dubbio, il video di Carlo Gabardini che risponde per le rime a simili idiozie. Effettivamente sono un po’ stufa di sciropparmi i commenti dei vari ottusi in giro per il mondo. Sono certa che gli imbecilli inciamperanno anche nelle vite dei miei figli e l’idea che la mia omosessualità possa essere causa di derisione, non mi rallegra. Confido di essere stata una madre sufficientemente capace e di aver dato loro gli strumenti necessari a rispondere in maniera appropriata. Ma la stupidità è imprevedibile, tristemente creativa e pericolosa. Soprattutto quando risiede in personaggi pubblici e politici. Se non ci concedono i diritti, che almeno ci concedano anche i “benefici” dell’essere affetti da “ricchionite cronica”. Grazie Carlo.      

Lesbica non è una parolaccia

Sono quasi le 7,30 ed è oggi è il mio turno di accompagnare i bambini a scuola. Dopo il tafferuglio abituale del: svegliati – lavati- vestiti – fai colazione- EmuovitiCheÈtardi riusciamo ad infilarci nella nostra vintage Polo del 1998. A metano. Siamo appena riusciti ad imboccare la strada principale che siamo costretti a fermarci. Il cantiere per i lavori dell’acquedotto. Ci guardiamo sbuffanti e innervositi. Stamattina proprio non ci va di cantare a squarciagola in macchina tutto il repertorio dei Placebo, inventando le parole in inglese. Margherita, sul sedile posteriore, giocherella con un guanto e guarda fuori dal finestrino. – Mamma quell’albero ha il colore dei tuoi capelli. – È un acero rosso. Bello, eh? – Si, è pure spettinato come te E intanto guardo l’orologio. La fila adesso scorre a ritmo di anziano con bastone e il mio cervello passa in rassegna l’infinità di cose che mi aspettano. Fare le liste mi aiuta tenere a bada l’ansia che mi assale per la paura di non riuscire a combinare ed incastrare tutti gli impegni. Poi …