Tutti i posts con tag: riflessioni

Stare comodi: materassi e relazioni

Da un po’ di tempo ho mal di schiena. Sicuramente inizio a invecchiare, me ne ricordo ogni mattina davanti allo specchio quando do il benvenuto alle rughe nuove e ai capelli bianchi. Si dev’essere sparsa la notizia che li accolgo senza troppo scalpore. Solo non mi è chiaro perché compaiono le rughe, ma continuino a spuntare anche i brufolazzi. Non dormo bene, a volte i pensieri si rincorrono e la schiena fa male e li incita a proseguire. Per scongiurare le nottate in bianco, che chi mi conosce sa quanto io sia simpatica i giorni successivi l’insonnia, ho cambiato materasso. Ho consultato forum online, offerte, letto recensioni e mi sono recata nei negozi. Ho scartato Ikea, perché dopo aver dormito in quasi tutti i materassi presenti in catalogo sono giunta alla conclusione che li imbottiscano con i trucioli della lavorazione del legno e mi alzo più isterica della Principessa sul Pisello (qui è quando potete formulare ironiche congetture). Il dramma è che quando li provo mi sembrano tutti comodi, tutti confortevoli. Gli addetti alle vendite sono …

Prolegomeni alla vastità del cazzo che me ne frega

Sono annoiata. Come diceva l’amico Schopenhauer: la vita è un pendolo tra noia e dolore. E io la noia la riconosco dal rumore. È il tonfo delle mie gonadi che si staccano e cadono al suolo come quelle di un burattino. Mi succede con le situazioni strette che cerco di cucirmi addosso, con le persone spinose che cerco di farmi piacere e coi lavori deprimenti che svolgo per necessità economica. Ho una resistenza limitata alle mutande strette. Alla fine devo liberarmene. Crescendo sono sempre meno incline al compromesso, al punto che a breve sarò più insopportabile dei vecchiacci incazzati in fila alla posta il giorno del ritiro della pensione. La differenza è che io non avrò una pensione e posso iniziare ad incazzarmi già adesso. Tra poco festeggerò il mio 36esimo compleanno e come regalo a me stessa diventerò egocentrata. Non egocentrica, quello lo sono già, è un’attitudine. Se non lo fossi non avrei fatto teatro, radio, aperto un blog e nemmeno mi sarei vestita da Dracula per uscire a cena il giorno del mio 21esimo compleanno. …

Auguri alla donna che sarai

Oggi compi 7 anni. Il sette è un numero magico per molte culture. Il sette rappresenta la perfezione assoluta, un cerchio che si chiude e un percorso che si compie. In alchimia è il ponte tra l’umano e il divino. Il sette è la saggezza che si eleva alla ricerca di talenti ancora da esprimere. Sette erano i Re di Roma, sette i nani, sette i vizi, sette i mari e sette le meraviglie del mondo. Ti guardo dormire e vedo la stessa espressione che avevi quando ti cullavo tra le braccia. Mi fermo sorpresa a contemplare la curiosità con cui approcci il mondo che ti circonda, che sia la venatura di una foglia o l’espressione di un pensiero critico. Adoro la tua sagacia, il tuo essere sanguigna e la tua testardaggine nel voler cambiare quel che non ti piace. Mi compiaccio della tua tenacia e del tuo non arrenderti. Anche se come madre cerco di contenerti, dentro di me applaudo. Mi sento fortunata a guardarti crescere, e a rispettare la distanza che aumenta tra i miei …

Quella volta che ero piccola

Quella volta che ero piccola ero come adesso. Solo più piccola, di un bel po’. E senza le rughe. In realtà le rughe ce le avevo, ma poche. E solo quando ridevo. Mi venivano dei piccoli raggi intorno alle estremità degli occhi e agli angoli della bocca. E anche quando piangevo o mi arrabbiavo, mi venivano le rughe. In quel caso mi si formavano delle onde sulla fronte e gli angoli della bocca finivano in giù. Come i tetti delle case di montagna. Quella volta che ero piccola mi fissavo a guardare la forma delle nuvole e a cercare delle somiglianze. Mi perdevo a fissarle per ore. Soprattutto quando ero in macchina con i miei genitori. Guardavo fuori dal finestrino le chiome degli alberi che si rincorrevano e le nuvole schiumose. E quando pioveva facevo una gara tra le gocce e scommettevo su quale avrebbe vinto. Ma mica lo dicevo ad alta voce. No no. Era una gara in cui vincitori e vinti se la vedevano tra di loro, ben al riparo tra i miei pensieri. …

Monologo di una matita

Scrivo per far scappare le frustrazioni. Per stendere del balsamo sui graffi che il tempo mi lascia addosso passando, come fossi un disco abraso da un giradischi poco cortese. Scrivo per non sentire che la melodia è diventata un gracidio incessante di pensieri smangiucchiati e sputati alla rinfusa. Scrivo perché l’angoscia dell’ignoto mi crea un vuoto allo stomaco, una vertigine che mi risucchia all’interno di me stessa, impedendomi di vedere la luce. Scrivo perché le matasse aggrovigliate si dipanino tutte insieme e mi permettano di riprendere fiato. Scrivo perché è una mano tesa alla me stessa che arranca, inciampa e a volte non ha la forza di rialzarsi. Scrivo perché non ho certezze, ma solo una lunga lista di domande che mi arpionano la gola con i punti interrogativi. Scrivo perché la memoria è un’amica bugiarda che cambia sembianza per compiacermi e le mie verità sono solo riflessi di specchi incrinati. Scrivo perché anche il sorriso ha un prezzo. E la macchinetta non dà il resto.

Figli che ereditano i difetti e li amplificano pure

Mio figlio ha ereditato, insieme a svariati difetti e un sorriso simpatico, uno smartphone usato. Il dono è stato consegnato per il suo dodicesimo compleanno, insieme a una lista di regole cui attenersi. Sì, sono una brava mammina pignolina gnè gnè gnè. I primi tempi teneva questo telefono come una sacra reliquia. Lucidava lo schermo alla minima impronta di ditata, puliva la cover (che ha subito provveduto a cambiare perché la mia era da vecchia. Dice lui), lo teneva stretto a sé manco fosse la foto della fidanzata. L’idillio non è durato molto. Niente. Il DNA ha avuto la meglio sulla buona volontà, e così ha iniziato ad appoggiarlo in bilico sul lavandino del bagno, sullo scolatoio delle posate, una volta l’abbiamo fatto squillare dopo ore di ricerche e l’abbiamo trovato nel cassetto delle mutande. Ho preferito non indagare oltre. Chi sono io per giudicarlo? Io, che sono nota dalla prima elementare perché scrivo ordinatamente le prime 3 pagine dei quaderni e poi regredisco dalla calligrafia alla grafia cuneiforme ubriaca [tutt’ora oggetto di studio da parte degli scienziati]. Io, …

Per conservare lo spirito del Natale ho bisogno di un barattolo grande

Chi lo ama. Chi lo odia. Chi passa il mese di dicembre col naso all’insù inebetito da canzoncine e lucine. Chi vorrebbe infilarsi sotto n strati di piumone calore 6 e riemergere insieme alle margherite. E poi ci sono io, che quest’anno non lo so. È stato un anno faticoso, di errori, di scoperte, di crescita professionale e umana, di pianti, di spaventi, di risate, di delusioni, di conferme, di abbracci, di arrivi e partenze. Di solito mi piace l’aria di festa, mi piace prendermi il tempo di pensare ai doni per le persone che amo, mi piace l’aria frizzante che mi punge il naso e sì, amo le lucine. Soprattutto mi piacciono i sorrisi gioiosi dei miei bambini che scartano i regali, l’emozione palpabile che precede l’arrivo di Babbo Natale. E questo mi ricompensa anche del caos in centro, della gente isterica nei negozi e degli incazzati per le strade. Di solito rileggo anche il Canto Di Natale di Dickens e mi ammazzo di cartoni animati a tema. E mi diverto, tanto. Ora, invece, mi aggiro …

Sto attraversando la fase di attraversare una fase

Delle mie prime fasi non ho memoria diretta, ma racconti. A quattro anni avevo la fase logorrea e parlavo a raffica con tutti quelli che mi capitavano a tiro e spesso anche da sola, con oggetti inanimati o con l’immagine di me stessa allo specchio. Inventavo storie più o meno assurde e finivo per non capire più il legame tra realtà e fantasia, cosa fosse realmente accaduto e cosa fosse romanzato dal mio cervello. La fase non è mai passata, ho solo trasformato la chiacchierite in grafomania. A dieci anni ho attraversato una fase cleptomane e rubavo le gomme da cancellare ai miei compagni di classe. Le tenevo un po’ a casa mia e poi le rimettevo negli astucci. Forse mi piaceva l’idea che fosse impossibile cancellare le memorie del passato e fosse necessario tenersi gli errori sotto gli occhi per imparare, almeno, a compierne di diversi. Perché si trova sempre un nuovo modo di sbagliare. Sennò fottesega della creatività. Eh. A quindici ero in piena crisi adolescenziale, vestivo scientemente in modo diverso dai miei coetanei, passavo la …

Amore geco

Era cresciuto in un posto angusto e buio. Qualcuno avrebbe trovato scomodo quel rifugio, ma per lui era casa. Quel buco era poco visibile ai bipedi che abitavano dentro la casa e gli garantiva, da sempre, un certo margine d’autonomia. Poteva muoversi agilmente e non dava nell’occhio.  Una cosa davvero importante per un geco. Col tempo aveva percepito il suo corpo crescere e diventare più forte. La testa era più grande, le zampe più solide. Si spostava rapido sui muri. Lasciava che i primi raggi di sole lo tenessero vivo facendo brillare il cuore che batteva visibile dietro la trasparenza della pelle. Era un tipo solitario, ma non si sentiva solo. A fargli compagnia c’erano le stelle, il vento, la rugiada e i colori delle stagioni. Per mangiare non doveva faticare tanto, tutto ciò di cui aveva bisogno era lì vicino. Non doveva compiere il minimo sforzo per essere felice. I fiori invece, quelli non gli risultavano particolarmente simpatici. Li trovava troppo belli, ostentavano una perfezione maniacale che celava la paura del più lieve ammaccamento di petalo. Parlavano …

Il piano inclinato delle scelte ponderate senza capo né coda

Stamattina Brita ha pensato bene di mandare in crisi la mia già traballante percezione temporale, chiedendomi se quando io ero giovane le macchine esistevano già. Le mie sinapsi sono saltate immediatamente ad un’altra scena del mio passato. Ricordo di aver avuto intorno ai dieci anni, forse poco di più e di aver usato l’espressione un uomo di mezza età, riferita a un 30enne, durante una discussione con mio padre. Mi ricordo la sua faccia tra il divertito e lo spaventato quando mi ha risposto “Vedrai, come farai presto ad arrivare a 30 anni e come ti sentirai ancora piccola e inesperta anche a quell’età”. So per certo di essermi lanciata questa riflessione dietro le spalle, insieme alla coda di cavallo e averla sepolta fino ad oggi. Ma il cervello è bastardo e a volte t’infila lì dei ricordi a tradimento, che tu manco sapevi di avere. E sei lì che fai colazione con lo sguardo inebetito su una  fetta biscottata, con l’occhio vacuo e i capelli annodati, mentre un neurone – l’unico – si sveglia e per prima …