Tutti i posts con tag: ricordi

Anche i grandi amori cedono al logorio del tempo

Sono sempre stata così, non riesco a separarmi dalle grandi passioni. Magari le metto lì, appallottolate in un armadio, insieme ai jeans di quando avevo 20 anni e che non riuscirei a indossare nemmeno se mi facessi segare in due dal Mago Houdini. Sono presenze discrete, quasi diafane, che popolano cassetti, scatole e gli angoli distratti del mio cuore. Rimangono lì. A volte giorni, spesso mesi o anni. Poi scatta qualcosa e le ripesco. Soffio via la polvere e le contemplo nella loro immutata bellezza, con la commozione dei ricordi che si nasconde tra le ciglia. È stato così con le mie scarpe da danza moderna. Da piccola sognavo di diventare una famosa étoile e il mio futuro lo immaginavo in punta di piedi e tutù. Invece i miei hanno optato per la piscina. E la mia infanzia si è impuzzolita di cloro. Ma io non demordo. A 24 anni m’iscrissi a danza, a un corso per tardone irriducibili che strizzavano la cellulite nei leggings. Fu in quel periodo che comprai quelle scarpe meravigliose. Fighe senza averne …

10 anni fa. Come cambia la vita

Dieci anni fa mi sono laureata. Il 21 luglio 2004. Avevo 23 anni, un marito, un bambino di un anno e tanti progetti che avrei voluto realizzare. Concludere gli studi non è stato facile. Quando sono rimasta incinta avevo 21 anni e mi mancavano 10 esami. Evidentemente un numero ricorsivo nella mia vita. Nonostante il panico del momento, non mi sono mai arresa. Non potevo rinunciare alla mia borsa di studio e al raggiungimento dei miei obiettivi. Studiavo nei momenti in cui Ariele dormiva. Era a lui che leggevo la tesi man mano che procedevo e sempre a lui ripetevo le lezioni prima dell’esame. E lo portavo con me in facoltà, perché lo allattavo in attesa di essere interrogata. E per non farmi mancare niente, ho scelto pure una tesi sperimentale. Non a caso, in sede di discussione, il mio relatore mi definì “un carrarmato”.  È stato pesante, non lo nego, ma era proprio Ariele a darmi la forza di andare avanti. E Giuseppe. Mi ha sostenuto sempre e comunque. E per questo non posso che essergli …

La memoria è un pezzo di pizza con le patate

Lei era una bambina di pochi anni. Viveva in campagna, nella casa che i suoi genitori, dopo anni di lavoro nei campi, erano riusciti ad acquistare. La sua non era una famiglia benestante. Anzi. Non c’erano giochi nella sua cameretta e nemmeno molti vestiti e scarpe. La sua unica amica, la sorellina di tre anni più grande. Non c’erano svaghi e nemmeno parchi gioco. Solo gli animali della campagna e molta fantasia. La sua famiglia non andava al cinema o a cena fuori. Unico diversivo ad una settimana di lavoro, era l’andare a messa la domenica mattina. Con il vestito buono e le scarpe da portare in mano fino a pochi metri dalla chiesa. Si lavava i piedini nella fontana e calzava le scarpe che, prima di lei, erano appartenute a sua sorella. La messa sembrava infinita, ma l’attesa sarebbe stata ricompensata. All’uscita, avrebbe ricevuto il dono più atteso dell’intera settimana – nonché l’unico – un fragrante e profumato pezzetto di pizza. Quella bambina poi crebbe e divenne una donna. Anche se i suoi genitori …

Adattarsi al cambiamento è imparare a camminare

Scrivo questo post mentre la tizia dell’agenzia immobiliare passa allo scandaglio la mia casa. Quella che da tre anni è la mia casa, la mia tana, la mia cuccia. C’è un senso di nudità, in tutto questo. Un sentirsi spogliati sul lettino di un dottore in attesa di una visita. Prima di un nuovo inizio c’è sempre una fine. E i finali, a volte, fanno piangere. Mentre rispondo distrattamente alle domande tecniche – Si, c’è il metano – No, non abbiamo l’allarme – mi passano al rallentatore milioni d’immagini. La prima volta che sono venuta a vedere questa casa, spoglia e disabitata. In braccio Margherita di pochi mesi e Ariele che verifica la grandezza del giardino. Il viso perplesso di mia madre –se piace a voi -I miei ex suoceri che ci danno una mano per i lavori di ristrutturazione. La pausa pranzo a mangiare un panino seduti sulle pile di mattoni. La mia ex cognata che pulisce i vetri insieme a me, mentre facciamo lo slalom tra gli scatoloni. La mia ex che mi …

La storia di Nello

Mi apristi la porta con un gesto lento e un sorriso impacciato. Il mio non doveva essere molto diverso. – Entra pure, siediti qui. Sono seggiole vecchie, ma resistenti. Qui è tutto vecchio, come noi. Ma si sopporta tutto, come le nostre sedie. Ti posso dare del tu? Mi sembra ieri che era un bambino il tu’ babbo. Hai gli occhi azzurri e buoni del tuo nonno, lo sai? Via, quanto discorro. Faccio sempre così…sai sono un po’ in imbarazzo per le domande che mi volevi fare. Ma mi devi registrare? Perchè io non son buono a fare dei discorsi per bene, in italiano. Mica sono un professore come te, io. Ho sempre fatto il contadino. E me lo dicesti mentre versavi due tazze di caffè. Una per me e una per te. Ti osservavo, mentre con mani di selce giravi il cucchiaino nella tazza. Con una dolcezza di velluto. – Il tu’ babbo mi ha detto che stai facendo una ricerca sui reduci di guerra. Perché lo fai? – Credo di farlo perché non …