Tutti i posts con tag: omosessualità

Dizionario per l’alfabetizzazione affettiva delle lesbiche

[Post brutto e cattivo, acido, inutilmente polemico e denso di pregiudizi e stereotipi. Astenersi bilios*] Se anche tu sei lesbica, Se anche tu ridi di un riso isterico quando ti dicono “Che bello stare con una donna, tra donne ci si capisce meglio”, Se anche tu hai problemi di alfabetizzazione affettiva e nelle relazioni capisci fischi per fiaschi, Sei nel post giusto. Questo piccolo, quanto inutile, dizionario fa al caso tuo. A come ANAFFETTIVA Non esiste il giusto mezzo e nelle relazioni lesbiche si rimbalza da un polo all’altro. Si può passare dalla fidanzata anaffettiva, che ti offre lo stesso calore di Olaf, alla fidanzata sanguisuga che non si stacca se non a salasso concluso. B come BIPOLARE Alzi la mano chi non ha avuto a che fare con la lesbica bipolare? Se l’hai alzata o stai barando o la lesbica bipolare sei tu. La lesbica bipolare è l’incubo di ogni relazione. Colei che il giorno prima ti ama e il giorno dopo ti disprezza, che un attimo ti cerca e l’attimo dopo ti respinge. …

Studenti VS bufala del gender

Ambientazione: una classe di quinta liceo scientifico Sono le 7,40 e, mentre sorseggio il caffè del leone alla macchinetta, vengo raggiunta dalla bidella che mi comunica una supplenza. La prof. di religione è malata e devo andare in V C per sostituirla durante la prima ora. Entro in classe, i ragazzi mi conoscono ormai da un po’ come l’insegnante di Storia e Filosofia (quella che ha spiegato Hegel tenendo la classe interessata e pure divertita, ma resto umile). Entro e i ragazzi mi accolgono con un deluso “Ah, Prof. c’è lei?!” Lì per lì mi scazzo dentro, pensando che davvero non possono preferirmi UNA di religione (che chiamarla prof. mi viene il nervoso, pensando non solo alla modalità di reclutamento, ma all’assurdità che s’insegni catechismo nella scuola pubblica) ma rimango composta. Chiedo spiegazioni su cotanto malumore e vengo assalita da un coro incazzato di voci sovrapposte da cui estrapolo: gender, animali inferiori all’uomo, omosessuali malati. Ripristino la calma tra i ragazzi e cerco di capirne di più. In pratica sono indignati perché la tipa di …

Non è coming out, è rispetto verso se stessi

Quando mi chiedono se ho difficoltà a fare coming out, dentro di me sorrido. Non è un sorriso cinico intriso di supponenza, ma l’esternazione della forte tenerezza e dell’orgoglio che mi sale alle labbra, quando ripenso al mio percorso e alla mia situazione attuale. Il primo coming out non si scorda mai, altro che il primo amore (beh, pure quello, dai). L’ho vissuto con terrore, angoscia e paura: da quello più difficile con l’uomo che era mio marito, a quello con i miei figli, con le amiche e gli amici in un crescendo di spontaneità e serenità. Dalla paresi del primo, alla scioltezza di quelli seguenti fino ad arrivare al sorriso di oggi, non posso che darmi due belle pacche sulle spalle da sola. Quando diventiamo protagonisti della nostra storia – e decidiamo di uscire dall’aurea plumbea che l’invisibilità ci mette addosso – stiamo meglio. Non solo fisicamente, ma anche nell’approccio con gli altri. Il problema che ci angosciava tanto, semplicemente smette di essere un problema. Ricevo sempre moltissime mail di persone che mi chiedono dove …

“Il Vaso di Pandora” – Essere disabile e omosessuale: troppe etichette

“Mi chiamo P., ho da poco compiuto ventinove anni e sono disabile dalla nascita. La mia disabilità, nella vita, non mi ha mai impedito di fare ciò che volevo. A differenza di tante altre persone che hanno la mia stessa patologia io cammino, mi muovo liberamente e riesco ad avere una vita “normale”. Ovviamente tutto ciò non è stato facile: ci sono volute alcune operazioni chirurgiche, tanti anni di riabilitazione e una grande dose di autostima, corredata da una buona accettazione di sé. Essere disabile e omosessuale è tosta: troppe etichette, troppe diversità. Io non ho problemi con la diversità, ma ho paura. Paura di deludere la mia famiglia e di restare sola. Un’ipotetica compagna dovrebbe fare i conti con la mia duplice etichetta sociale, accettare la mia patologia, che per fortuna non può peggiorare più di tanto, e vivere l’incertezza futura che dalla malattia deriva; condividere dei momenti, degli attimi dell’esistenza, con una persona che, nonostante i lati positivi, ha una cronica lentezza e una serie di piccole limitazioni. A tutto ciò aggiungi la mia …

“Il Vaso di Pandora” – La storia di M. e la scoperta dell’omosessualità

[Scoprirsi omosessuali ed accettarsi è una discreta prova di consapevolezza e coraggio. Ogni storia è a sé, ognuno con i propri tempi e il proprio “stile”. Ma l’effetto “rinascita” è una costante. Non c’è niente di più meraviglioso del concedersi la libertà di essere se stessi. Grazie, M. per la tua storia.] In un momento della mia vita in cui non vedevo luce e mi sentivo ormai anestetizzata, iniziai a parlare con Lei. Dalla prima telefonata non smettemmo più, in ogni momento libero ci chiamavamo e ogni minuto al telefono era per me ossigeno puro che mi riportava alla vita. Siamo andate avanti cosi per un po’, inventavo scuse per uscire di casa e sentirla. Io non avevo mai avuto una donna, ero intrappolata in un matrimonio ormai morto che ammazzava anche me. Decisi che dovevamo vederci al più presto. Scelta la data, trovato l’alibi per l’uscita serale, prenotata la stanza per lei, fissammo un appuntamento fuori dalla stazioncina del paese. Non c’eravamo mai viste (non c’era ancora la tecnologia di oggi), sapeva che auto avevo …

“Il Vaso di Pandora”: La camicia di Anna e il velo squarciato

La camicia di Anna e il velo squarciato Volevo comprare una camicia. Entrata in molti negozi, viste diverse camicie, nessuna mi piaceva. Scarsissima resistenza alla permanenza all’interno dei negozi, da atavica repulsione verso lo shopping. Quando si avvicinano le commesse e mi dicono “posso aiutarla?” vorrei scomparire all’istante, in un lampo, come un ologramma. Ma poi entro in un negozio di camicie da uomo e toh!, ne trovo un sacco che mi piacciono. Il commesso è gay e ci intendiamo a meraviglia; ne provo una, taglia S da uomo, e mi sta pure bene. La compro. Chissà cosa vorrà mai dire tutto ciò! Ho quasi cinquant’anni e mi sono innamorata una sola volta, a 18. Brava ragazza diciottenne, seria, studiosa, molto religiosa, fidanzata da un paio d’anni con un ragazzo modello di virtù, bravo-bello-buono-studente/lavoratore, e via di seguito. Si prospetta il classico proseguimento: matrimonio, figli, lavoro, vecchiaia tranquilla, vita insieme fino alla morte. Ma ho dei dubbi, sono inquieta. Qualcosa non torna. I dubbi vengono sempre messi prontamente a tacere finché non mi accade di …

L’omosessuale DOC: studio condotto da una mandria di unicorni ne conferma l’esistenza

Ultimamente ho la percezione che ci sia la tendenza a voler inquadrare la figura dell’omosessuale tipico, o quanto meno che ognuno abbia il suo personale decalogo su come debba configurasi l’immagine dell’omosessuale DOC, IGP – insomma il modello universale di gaytudine o lesbitudine. Questa riflessione l’ho maturata dopo mesi di osservazione nei vari gruppi LGBT e sui miei account social. Sulla pagina del blog, dopo aver postato uno spot in cui si parla di matrimonio egualitario è nata un’accesa discussione perché il video è stato ritenuto colpevole, secondo alcuni, di non concludersi con un bacio appassionato ma con un lungo abbraccio. Altro giro altra corsa. A proposito del film Io e Lei uscito nelle sale qualche settimana fa si sono create due opposte fazioni: quelli che il film è insulso perché non c’è una scena di sesso e quelli che il film è efficace e la scena di sesso sarebbe stata gratuita. Il contenzioso si giocava sulla percezione del rapporto lesbico. Secondo i primi, il privare il film di una scena di sesso ha fatto retrocedere la relazione tra due …

Omosessualità e ghetti. Davvero ne abbiamo bisogno?

[Premessa: non ho la presunzione di giudicare le scelte di nessuno. Solo la voglia di riflettere a voce alta. E siccome andare al mercato, fermare gente a caso e chiedere non mi è sembrato opportuno, ho scritto questo post. Astenersi polemic* stitic*, e premestruat* cronic*.] Le persone LGBTQI vivono in un Paese che discrimina e che non concede loro alcun tipo di tutela né di diritto. L’omofobia esiste e miete vittime. La paura di uscire allo scoperto c’è ed è tanta. So di persone sbattute fuori casa dopo il coming out con i genitori, donne picchiate dal marito davanti ai figli per aver “confessato” di essersi innamorate di una donna, ragazzini picchiati a sangue a scuola perché “sono delle brutte checche”. E cercare dei luoghi protetti dove poter essere se stessi, al riparo dal giudizio degli altri, per alcuni diventa una necessità. Se il “nido” può essere comodo nella fasi iniziali, per conoscere l’ambiente, per prendere confidenza con se stessi senza timore, a lungo andare diventa una gabbia. Per me sarebbe la morte. I luoghi LGBT …

Il peso delle opinioni superficiali: dall’omogenitorialità alle vaccinazioni.

Mia madre me lo diceva allo sfinimento: prima di esprimere un’opinione pensaci bene. E quando c’hai pensato, ripensaci da capo, perché se devi dire ‘na stronzata, fai più bella figura a tacere. Eh, sì. Mia madre non è mai stata la regina delle perifrasi. Chissà da chi ho preso se, da quando ho imparato a parlare – molto presto per giunta –  mi accusano di essere diretta come una freccetta al curaro. A volte esagero pure, ne sono consapevole. Ma la vita è troppo breve per augurarti un lungo soggiorno altrove, quando un “vaffanculo” può risolvere la questione più rapidamente. Non tutte le opinioni hanno lo stesso peso. Il fatto che tutti vomitino palle di pelo solo perché hanno la bocca,  o le scrivano sui social perché maneggiano uno smartphone, è il lato triste di una libertà abusata. È giusto lasciare che tutti s’esprimano, ma bisognerebbe prima laurearsi in Buon Senso, una materia ignota a molti e che pochi riescono a trasmettere. Che sto a dì’? Passiamo agli esempi. Non ho niente contro gli omosessuali, ma i figli …

La leggerezza di essere se stessi. Anche in banca.

Lo so cosa state pensando. Che a sentirsi leggeri in banca sono bravi tutti. Con i tassi d’interesse sul conto corrente, sarebbe strano il contrario. Però no, io non sto parlando del portafoglio vuoto e del porcellino salvadanaio che viene sventrato ripetutamente, ma della libertà di dichiarare chi si è, senza imbarazzanti perifrasi e rossori. E a questa cosa qui ci penso spesso, non al conto corrente, ma al fatto di non aver paura di dichiarare che sono lesbica quando capita nelle discussioni, all’aver imparato a non dar peso ai visi che si crepano di malcelato stupore o che a stento reprimono smorfie di disappunto. Non mi sento eroica, semplicemente rispondo al mio bisogno di autenticità e sì, pure a un forte senso etico che mi obbliga a metterci la faccia, nella speranza che alla mia se ne aggiungano sempre altre e altre ancora e che siano facce sorridenti e fiere di mostrarsi per quel che sono: facce che amano altre facce. E non sono un’illusa, sono consapevole che chi ho davanti potrebbe essere contrariato. Pace, …