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Escatologia della fine dell’anno vecchio e fisiognomica dell’anno appena iniziato

[Per chi si sta chiedendo cosa cavolo c’è scritto nel titolo – si può riassumere con le parole di mia nonna, che per Capodanno se ne usciva sempre con la massima “Buona Fine e Buon Inizio”] Non sono mai stata brava con i bilanci. Non riesco ad essere parziale ed oggettiva nemmeno con i miei desideri. E poi mi spaventano: odio darmi degli obiettivi che non sono sicura di riuscire a raggiungere, ma odio sognare col freno a mano tirato. E quindi evito i convenevoli di chiusura e pure gli auguri di buon inizio. Anche con me stessa. Quello appena concluso non è stato un anno né brutto né bello, con i suoi giorni né brutti né belli. Non mi piace schierarmi a favore degli anni. Ho sempre amato il trascorrere del tempo, spero che ogni istante che passa mi depositi addosso un po’ di polvere di saggezza in più. Guardo i bambini che crescono implacabili, saluto con simpatia le rughe nuove quando le scovo sul mio viso o su quello di Nina (se stasera mi mette …

Scusa se ti chiamo amore – ma siete in troppi

In molte culture il nome di una persona ha poteri magici ed evocativi. Come nello sciamanesimo amazzonico, in cui il nome di un individuo cambia nel corso della vita a seconda della varie fasi che si trova ad affrontare. O nella cultura latina in cui il detto Nomen Omen era una concreta realtà (e infatti provate a chiamare un figlio Bruto – poi vedete che succede). Anche tra i Nuer del Sudan, per esempio, è un delirio.  Non vi lamentate, o voi che al massimo vi siete rimbambiti a scegliere il nome del vostro erede su una banalissima guida. Tzé. Quando nasce un bambino Nuer la famiglia ed il clan si riuniscono e decidono: un nome con cui lo chiameranno il padre, i parenti e gli amici del padre; ma anche un altro nome con cui lo chiameranno la madre, i parenti e gli amici della madre. Come se non bastasse, nell’adolescenza riceverà il nome di uno dei buoi di cui si prende cura e questo nome potrà essere usato tra i suoi coetanei. Ah. Riceve pure …

Il Natale nella famiglia espansa (e tra poco anche la mia panza farà la stessa fine)

Scrivo, mentre i trigliceridi e qualche bicchiere di troppo minacciano la mia silhouette già parecchio barocca. Scrivo, mentre mio padre accende con pazienza il caminetto, con la legna secca che abbiamo raccolto insieme quest’estate e che si è ammollata nel corso di questo autunno mite e colloso di umidità. Non demorde. Credo che tra poco inizierà ad intaccare la biblioteca di famiglia pur di riuscire a far partire una fiamma chiacchierona e vivace. Scrivo, mentre mia madre riposa la caviglia fratturata tenendola in alto sul divano come la buffa pantomima di un fenicottero. E intanto sferruzza sciarpe e cappelli per coprire le nostre gole e le nostre teste da un freddo che stenta ad arrivare. Scrivo, mentre mia sorella e suo marito cercano di convincere il mio nipotino treenne ad andare a dormire. Ma lui proprio non ne vuole sapere di abbandonare la pista per le macchinine che Ariele sta costruendo per lui. Scrivo, mentre mio fratello è disperso al piano di sopra. Rifugiato in un’oasi di silenzio che lo ripara dal chiasso dei nipoti. …

Brita, i bulletti ed altre cose da asilo

Sono reduce (il termine adatto per tutti quei genitori che passano 3 ore in piedi, accalcati in fila per i colloqui) dal confronto pre natalizio con le insegnanti della scuola di Brita. Anche per lei il cambiamento si è fatto sentire: l’ultimo anno di asilo con scuola e compagni nuovi. Sono sincera, essendo lei una bambina molto socievole, non ero particolarmente preoccupata per il suo inserimento. E infatti non sbagliavo. La maestra si è sdilinquita in molti complimenti, tranquillizzando le nostre più ataviche perplessità: si troverà bene? le creerà problemi la nostra famiglia “diversa”? Serena, responsabile, intelligente, creativa e vivace senza essere molesta. Parla con entusiasmo della sua famiglia non convenzionale: adora Nina e racconta in classe dei litigi ed i giochi con Ita. Questo il responso. Fin qui tutto bene, se non fosse per l’aneddoto seguente, riportato dalla maestra. In classe c’è un bambino particolarmente vivace che spesso si dimostra aggressivo con le femmine. Brita spesso e volentieri lo tiene a bada quando supera la misura, soprattutto quando si rivolge in modo sgarbato alle bambine …

Ma voi cosa fate la domenica?

Mi pare evidente, visto lo stato di cose, che per riposarsi si debba essere Dio. O almeno aver creato un mondo in sei giorni e poi sdraiarsi a panza al sole a fine lavori. (Effettivamente il creazionismo è rassicurante). Eh sì che non sono una scansafatiche, o almeno, non mi è concesso esserlo. Io che con Oblomov condivido più di una peculiarità, mi sono ritrovata, per un’inesorabile legge del contrappasso, a vivere questa vita da formichina operosa. Lavoro, impegni familiari, poco tempo per me stessa e per gli amici e l’ozio contemplativo è finito nel dimenticatoio. Schiacciato da plichi infiniti di liste di cose da fare, beghe da risolvere, incastri da trovare. Vegeta in fondo al cassetto insieme ai sogni irrealizzati e ai pacchi di “Cioè” di quando avevo 13 anni. Tanto per rendere meno oscuro ciò che voglio spiegare, questo lo svolgimento più o meno fedele della domenica appena trascorsa. Sveglia alle 8. I bambini non distinguono giorni feriali e lavorativi e per quanto siano autonomi nella gestione dei loro risvegli, sono silenziosi come un pullman …