Tutti i posts con tag: maternità

La retorica sulla maternità ci ha sfranto le gonadi

Già qualche tempo fa avevo scritto un post riguardo al falso mito della maternità. Essere madre sembra un imperativo categorico imposto dalla società. Se non hai figli, sei una donna a metà. Stronzate. Essere madre, per me, è un’esperienza meravigliosa, che rifarei mille volte, ma non è questo a definirmi come essere umano e nemmeno come donna. Ma ci sono altri aspetti, in questa narrazione catto-sacrificale, che mi creano prurito ogni volta che mi ci imbatto: la retorica del come essere madre. Il parto sembra essere l’argomento principale di discussione: raccomandato quello naturale, meglio se privo di epidurale, perché soffrire è catartico. Io, che del primo figlio sono arrivata in ritardo per poterne beneficiare e della seconda mi ha fatto effetto per poco tempo, posso affermare con sicurezza che avrei regalato un braccio pur di non sentire gli effetti nefasti dell’ossitocina che mi apriva in due come una mela squarciata. Onestamente mi chiedo perché soffrire, quando si può non farlo. Non parliamo poi delle poverine che si sono sottoposte a taglio cesareo, c’è uno stuole …

Edizione Premio Doppia Emme (Premio MammaMerda) 2017/2018

Con l’inizio del nuovo anno scolastico prende ufficialmente il via Il Premio MammaMerda (che per praticità abbiamo chiamato Premio Doppia Emme) Apro le danze con due episodi. Episodio Uno Il Figlio Grande ha iniziato il liceo. Per ora tutto bene, fatta eccezione per la questione del trasporto. Un po’ per incompatibilità con i nostri impegni di lavoro, un po’ per responsabilizzarlo e renderlo autonomo abbiamo deciso che avrebbe preso il pullman. Per lui – che ha un cuore sportivo e l’età in cui misura i muscoli con orgoglio e conta i brufoli in preda alla disperazione -non ci era sembrato un grande sforzo mandarlo a piedi fino alla fermata dei mezzi. Ma, ahimé, ci sbagliavamo. A lui piace l’attività fisica, ma nei tempi e nei modi decisi da lui. Per farla breve, percorrere a piedi questo tragitto equivale nella sua mente di adolescente a una tortura ingiusta, nemmeno gli avessimo chiesto di fare Iron Man scalzo o sui palmi delle mani (cosa che invece, a pensarci bene, avrebbe accettato di buon grado). Sordi ai brontolii, …

Brita e i sacchettini di amore

– Mamma, oggi ho spiegato la “Storia dei sacchettini di amore” a una mia amica – Ah sì, e cosa le hai detto? – Che nel cuore di ognuno di noi ci sono dei sacchetti pieni di amore e su ogni sacchetto c’è scritto il nome delle persone a cui vuoi bene. Il nome è importante, perché così il cuore non si sbaglia e non usa il sacchetto di qualcun altro. E anche i sacchetti sono diversi, ci sono quelli più piccoli, per le persone a cui vuoi benino e quelli GRANDI per le persone che proprio gli vuoi benissimo. Per esempio, adesso che sono grande, so che quando abbracci Ariele stai usando il sacchetto suo e mica il mio e io sto tranquilla. Ma non è finita mica così, eh. Perché poi, mamma, a volte si smette anche di volere bene alle persone. Ecco, allora in quel caso lì, possono succedere due cose. Il sacchetto si può svuotare un po’ alla volta, come se fosse bucato e iniziasse a perdere quel che c’è dentro, ogni giorno diventa …

Ho il Fuoco di Sant’Antonio della maternità

Sono in una fase un po’ bizzarra. Detto così sembra che, in generale, la mia vita abbia percorso due binari ordinati in mezzo a sconfinate e placide pianure, non su un tagadà fuori controllo come di fatto è; quello che volevo dire con questo incipit da mani alzate e che a tratti mi suona l’allarme del mammifero. C’è chi ne è immune, ma io no. Io appartengo alla schiera di animali sensibili all’odore della maternità. La cosa simpatica è che l’ho scoperto recentemente. Avendo figliato da giovane, credevo di essere immunizzata. Come quando prendi la varicella e ti aggiri garrula tra gli amichetti dei tuoi figli in piena crisi acuta, pensando di essere immune, e invece ti viene il Fuoco di Sant’Antonio. Ecco. A me è venuto il Fuoco di Sant’Antonio della maternità. Inizio adesso ad assaporare quell’arietta frizzante di una ritrovata autonomia – dovuta all’età dei miei due virgulti – in cui riesci a programmare viaggi, trasferte, aperitivi, ma anche più prosaicamente docce che durino più di 4 minuti senza che a qualcuno serva il tuo aiuto …

“Vorrei avere due padri gay”, disse mio figlio

Rientro a casa accaldata, puzzolente e affamata dopo la palestra. Sono le 14,45 e l’Adolescente è seduto in cucina a pranzare. Saluto, dico qualche bischerata come mio solito e nel mentre lancio la borsa sulla cassapanca. Dall’alto una voce di uomo. Non è dio – non abita qui – bensì Giuseppe (per i nuovi: Giuseppe è il mio ex marito, il padre dei miei figli, il mio nuovo coinquilino e nuovo amico della mia fidanzata) che mi tuona: -Tuo figlio deve dirti una cosa Inghiotto e con la calma Kungfuica che mi deriva dall’aver visto tutti i Kungfu Panda, compresa la serie TV, mi approccio all’Adolescente cercando di non fissarlo troppo negli occhi, affinché non si senta aggredito. Cerco di capire cosa deve dirmi. Probabilmente lui, pur avendo nelle nari l’odore del pesto (sì, pure ieri – che non ho fatto in tempo a cucinare altro) fiuta l’odore della tensione che mi sale quando mi attanaglia l’ansia. -Che succede? Che devi dirmi? -No, niente -Papà ha detto che devi parlarmi -No, io no. Se vuole te lo …

Mamma a 22 anni. Le cose che ho imparato.

La prima volta che sono diventata mamma ero molto giovane. Avevo 22 anni quando l’infermiera della sala parto mi ha appoggiato sulla pancia un fagottino biondo, vestito di giallo e incazzato come una vespa. Essere mamma a 22 anni crea negli altri un sacco di perplessità. Essere mamma a 22 anni in Italia sconvolge anche di più dell’essere una mamma lesbica. Ho ricevuto sguardi perplessi più sulla mia maternità precoce che sulla mia omosessualità. Il che dipende dal fatto che in Italia l’età per diventare mamma si è alzata. In altri Paesi a 22 anni hanno 3 figli. E fino a 40 anni fa se a 22 anni non eri sposata e non avevi almeno un figlio eri una sfigata-zitella-reietta sociale. Per fortuna la società progredisce. Ed essere madre non è più l’unico modo di essere considerata donna dalla società (vero?). [Questo per dire che non esiste un parametro universale nemmeno per l’età genitoriale: si può essere bravi genitori a 20 anni così come si può essere pessimi a 40. E viceversa. Tutto è relativo …

La maternità è sopravvalutata. Parola di mamma.

Adesso basta. Ve lo buco questo elogio sperticato della maternità. E ve lo buco proprio perché sono una mamma. Sono una mamma. Ma anche un’incredibile polemica, una curiosa appassionata, una lettrice instancabile, una collezionista di sogni, una caffeinomane, una cinica necessitata, una piangiona improvvisa, una cuoca versatile, un’amante delle passeggiate sul fiume. Sì, potrei annoiarvi ore ed ore spiegandovi che io non sono solo una mamma. La mia vita è piena di molte altre sfumature e modi di essere. Mi ha sempre dato fastidio essere identificata solo come “la mamma di X”. Come se il parto ti rendesse un corpo unico con l’essere che hai messo al mondo. Mi fanno paura le simbiosi e detesto le fusioni. Solo nella somma dell’individualità si apprezza la complessità dell’essere. Non è l’appiattimento, la chiave della felicità. E se questo vale in ogni relazione, vale ancor di più in quella genitoriale. E poi c’è quest’idea serpeggiante che solo la maternità possa completare una donna. Conosco schiere di mamme infelici che combattono quotidianamente col senso di colpa, divise tra l’amore che …

La bellezza è…sempre molto relativa

Ci sono combinazioni di suoni che l’orecchio mammesco non riesce ad ignorare. Onde sonore che scatenano un panico primitivo direttamente nella ghiandola pineale: il rumore di un tonfo sordo – attimo di silenzio – urla di disperazione E nonostante la febbre quasi a 40°, che mi permetteva giusto di navigare, persa nel limbo della semi coscienza, ho fatto un balzo carpiato fuori dal letto e saltato la sedia da ufficio, con la stessa agilità con cui una gazzella ogni mattina in Africa si alza e…vabbè la storia la sapete. La scena che si mi profila è la mia quattrenne che piange disperata, con la bocca piena di sangue. Giocando con Ariele è inciampata ed ha sbattuto la bocca su un baule. Il risultato: una gengiva gonfia e un incisivo arretrato e ciondolante. Ariele, pallido e silente. Io tento – invano –  di dissimulare il panico. Come è noto, non è il mio forte. Brita terrorizzata. In lacrime. Senza parole. Mi guarda per un tempo che a me pare un’eternità e mi dice: – Mamma, ho …