Tutti i posts con tag: mamma

Scene di quotidiana follia: più che una mamma, una scheggia impazzita

Questo non è un post. O almeno non lo è nella sacra teoria del web writing, potete leggerlo sulla tazza del cesso, in coda al supermercato, nel letto. Potete anche leggerlo a pezzi, o leggerlo al contrario, ma il rischio è che poi sentiate la voce di Formigoni che vi dà delle checce isteriche. Potete fare di questo post quello che il raffreddore fa coi fazzoletti di carta e soffiarvici il naso. Tanto è solo la materializzazione online di una – delle tante – giornate deliranti. Due giorni fa avevo un appuntamento a Milano. Presto, ma non abbastanza da evitare la gente che puzza di brodino già alle 11 e riempe la metropolitana di un odore acre e asfittico che ricorda la mensa universitaria. Quel misto di soffritto rancido e muffa che si arrampica su per il naso e ti fa desiderare un rapido soffocamento all’interno della sciarpa. Finisco l’appuntamento e mi precipito a riprendere la metro. Inserisco il bancomat per acquistare i biglietti e digito più volte il codice dell’allarme di casa. Dopo un numero di …

Mamma: voce del verbo Amare

Ho una mamma e sono una mamma, un gioco di essere e avere che ancora mi spiazza. Sono diventata mamma a un’età in cui mi era poco chiaro persino il significato di cosa significasse essere una figlia. Ho imparato con i miei figli cosa vuol dire amare qualcuno più di un proprio organo vitale, il guardare l’alba con gli occhi gonfi dopo una notte senza sogni, il non riuscire a capire e non poter spiegare, del sentirsi sempre meno di quanto si vorrebbe e sempre due piani sotto la perfezione. Ho imparato con mia mamma cosa significa passare anni a lanciarsi incomprensioni e al non riuscire a riconoscersi più in un abbraccio, a trovare conflitti in zone neutrali e ad accendere micce solo per vedere l’effetto che fa. Oggi guardo mia mamma giocare con i miei figli e capisco che io sono un trattino tra passato e futuro, un ponte presente che ha fatto passare convogli di pace. Non ci sono più rancori, non ci sono più paure.  A  ben guardarle, pure le cicatrici hanno preso la forma di un sorriso. Un …

Come mimetizzarsi ad un compleanno di 5enni, fingendo di essere un paravento

Chi ha figli conosce il mio dramma: il compleanno degli amichetti dei propri amorevoli pargoli. Da che ho memoria li eviterei come la peste, spero sempre che mi venga un virus intestinale che mi permetta di non portarli alle feste, senza essere dilaniata dai sensi di colpa. Lo ammetto, preferisco essere dilaniata dal cagotto. Purtroppo questo raramente accade, in genere il cagotto mi affligge in momenti delicati tipo: il colloquio di lavoro che sconvolgerà la mia vita rendendola agiata come quella di una Paris Hilton – ma senza la faccia da ubriaca perenne; un appuntamento galante in cui ho pure deciso di indossare gonna&tacco; una cena seduta ad una tavolata lato muro per cui per raggiungere il bagno s’impiegano dai 20 ai 35 minuti. Quindi mi armo di Santa Pazienza (ne ho svariati santini nel portafoglio) e vado. Per evitare di dover celendarizzare una trentina di compleanni in un anno, faccio stilare la top 5 compleanni imperdibili e stop. Per gli altri 25 ci diamo malati o scomparsi. Poi, da quando sono separata da Giuseppe, la …

Il ragnetto pauroso – la paura della diversità si può superare

Viviamo in campagna da sempre, i miei figli la sera sono talmente infangati che avrei bisogno di un’idropulitrice per lavarli. Gli insetti e gli animali sono una presenza più o meno discreta, ma comunque costante. Con Ariele non ho mai avuto particolari problemi con gli insetti, anzi. Quando ha sentito che proprio gli insetti sarebbero diventati la proteina del futuro mi ha portato in cucina un bel barattolo zeppo di lombriconi per farne un ragù. [No, niente tagliatelle al verme. Li ho liberati tutti come da manuale del FNLL – Fronte Nazionale Liberazione Lombrichi]. Ita e Brita sono un po’ più delicate [si scrive delicate – si legge rompiballe] e parimenti all’amore che nutrono per BarbieFigaLessaSmaltiImprobabili e Il GattaccioSenzaBoccaKitty sono terrorizzate dai ragni. Ieri sera Brita mi ha chiamata in lacrime in camera sua. Tanto terrore era dovuto al fatto che un ragnetto nero e grassoccio la guardava minaccioso, arrampicato eroicamente sul paralume. Non mi sono scomposta e le ho raccontato questo: Brita, non piangere più. Non vedi com’è spaventato questo ragno? Sicuramente lui ha molta più …

Cronache di una domenica blues

Una domenica straordinariamente normale, quella appena trascorsa. Una domenica di coccole, relax e festeggiamenti in famiglia. Una domenica di candeline con nonni, zii, cugini  – e il vociare di tante persone come sottofondo – in un ristorante sperduto nella campagna toscana. Una domenica di cibo buono e genuino, di chiacchiere in famiglia e biliardino come aperitivo.  Una domenica di famiglia un po’ acciocchita dal troppo cibo buono e genuino – di cui sopra – che ha trascorso il resto della giornata tra divano e compiti da ripassare. Per me la domenica è un giorno decisamente molto blues. Mi piace lasciar trascorrere il tempo in maniera lenta e sorseggiarlo un po’ alla volta, soffiandoci sopra come fosse un tè pregiato e bollente. Amo i ritmi soft, le pause infinite rotte solo dalla voglia di lasciarsi coinvolgere nei giochi e nelle attività dei bambini. Mi piacciono gli abbracci lunghi e piedi sparsi sul divano. Amo l’amore soffuso che si espande nelle piccole gioie della quotidianità. Mi fermo e penso che se il mondo ha voglia di correre, …

Come sopravvivere anche alla preparazione della zucca di Aulin (leggi Halloween)

– Mamma, facciamo la zucca di Aulin? Ecco com’è andata. # 1 Fingo di essere guarita ed in forma scattante per i tre virgulti – che mica puoi non fare la zucca per Halloween ( o Aulin, come lo chiama Brita – decisamente più in linea con la salute del periodo). # 2 Acquistiamo una zucca inutilmente vuota – che lo zuccaro ha detto che quelle da mangiare s’intagliano male – e la pago 15 volte il suo valore. [Ma poi – che ne so come si intaglia una zucca? Per fortuna c’è google]. #3 Faccio un po’ di ricerche con le 3 meraviglie che mi riempono il tablet di ditate e dopo un lungo brain storming scegliamo il modello da copiare. # 4 Cerco di prendere tempo, facendo fare un disegno a tema “Testa di zucca – disegna la tua preferita” # 5 Sorteggio uno dei disegni. Mi congratulo con la fortunata Brita e cerco di contenere le ire dei non sorteggiati. Si sa, il fato è imperscrutabile. E soprattutto insindacabile. [E poi dovevo distrarli mentre mi bevevo il caffè] …

Il mio buongiorno preferito

Io sono quella dal risveglio lento. Molto lento. Dallo sbadiglio prolungato fino all’ultimo brandello di sogno. Dell’odore di caffè che deve raggiungermi nella fase onirica, prima che nelle narici, non posso fare a meno. Alzarmi di scatto per me è impossibile, ho 5 sveglie e riesco a riaddormentarmi tra una e l’altra senza muovere un solo ciglio. M’appallottolo tra le lenzuola cercando ancora il calore di lei, che invece è già scesa in cucina a preparare la colazione. Mi godo i primi respiri della casa che lentamente scricchiola nel risveglio. Adoro rimanere nel letto ad ascoltare le voci dei bambini che sono un’esplosione di vita già dalle prime luci dell’alba. Guardo la luce che aumenta a poco nella stanza. Lascio che i pensieri mi attraversino fruscianti senza lasciare impronte sul cuscino. Poi sento zompettare passettini leggeri sul legno del pavimento. – Mamma, posso venire nel letto con te? – No, sto dormendo – E come fai a rispondermi se dormi? – Parlo nel sogno – Allora vengo lì accanto a te. Anche io sono qui …

Una famiglia semplicemente…famiglia

Anche se per questo Paese siamo considerate una non realtà da infilare sotto i tappeti insieme alla polvere e ai peli del gatto, noi esistiamo. E come noi, tante altre famiglie formate da due mamme, due papà, una sola mamma o un solo papà. Famiglie come tante, che fanno la spesa il sabato mattina, la fila alla posta, portano i bambini al parco, dal pediatra e a scuola. Famiglie che tagliano il prato la domenica mattina e preparano i biscotti fatti in casa. Famiglie che lottano per essere famiglia e non Genitore Biologico e Nessuno. Famiglie che devono spiegare sempre e perché sono famiglie a chi non le considera tali. In un Paese come quest’Italia, in cui ci sono persone che si sentono in diritto di manifestare contro il nostro diritto ad esistere ed amare è uscito questo video. http://youmedia.fanpage.it/video/aa/VDSxvuSwh96ErbGa Grazie. Non solo a Saverio Tommasi, ma a tutti voi che leggete la storia di questa famiglia che, secondo alcuni, non esiste.  

Il coming out con i miei genitori

Il coming out con i miei genitori è avvenuto a balzelli, una sorta di informazione a corrente alternata. Del resto ci ho messo io stessa un po’ a comprendere e ad accettare la mia omosessualità, figuriamoci loro, che ormai, dopo un matrimonio e due nipoti, pensavano di essere stati esentati dal destino dall’avere una figlia lesbica. Ma il destino, si sa, è bizzarro e beffardo e la doccia fredda non ha risparmiato nemmeno loro. Come nel caso del coming out con l’allora mio marito, anche per questo, aspettavo di trovare il modo e il momento giusti. Passavo le giornate a cercare di trovarli, ma come spesso avviene in questi casi, l’unico momento giusto è quello in cui riusciamo ad esprimere quello che pensiamo con naturalezza e sincerità. Probabilmente i miei genitori si erano accorti che qualcosa che non gli quadrava. Ricordo una sera, in particolare. Era inverno. Una sera dopo cena. Io ero raggomitolata in un angolo del caminetto del salotto. Un posto che io ed il gatto ci contendevamo ferocemente. I miei appollaiati sul divano a …

Maledetta parrucchiera

– Mamma, lo sai che hai dei capelli orrendi? – Davvero, mamma. Ma che testa hai ultimamente? – Vero, credo tu abbia bisogno di una spuntatina – Effettivamente, amore, una sforbiciatina non sarebbe male Dopo un tale accanimento di: figlia, figlio, figliastra, compagna (mancava mia mamma, ma solo perché non era presente), mi sono decisa. Chiamo la parrucchiera. La mia parrucchiera di fiducia del momento (con questa categoria sono mutevole, ne ho cambiate a bizzeffe e nessuna mi lascia pienamente soddisfatta. Ah. Sì, ho provato anche gli uomini, ma non mi hanno appagata nemmeno loro) è una tipetta sulla cinquantina abbastanza arzilla. Poche domande, abbastanza intuitiva e – vivaddio, piuttosto economica. Che poi, una cosa che io ODIO, è la messa in piega. Ho i capelli che sono un vivaio di serpenti, un agglomerato caotico di tentacoli e le rare volte in cui li ho fatti lisciare, i riccioli malvagi si sono palesati alla prima micro variazione di umidità. Persino controllando l’acqua a bollore della pasta, subiscono un’impennata igroscopica. E il risultato è spesso terrificante. Raramente …