Tutti i posts con tag: mamma lesbica

Io e te – eppure non ci avrei scommesso manco una birra

Sarà che quando parti rimango sempre un po’ spaesata. Ti accompagno all’alba a prendere il passaggio che ti porterà a Milano e passo le due ore successive a girare per casa a vuoto, aspettando di vederti sbucare con in mano il pc o l’ennesima tazzina di caffè. Invece no. Oggi sono malinconica, perché è stata un’estate bella, piena di caos e amore e progetti condivisi. E mi manchi. Penso alla nostra storia. Ci siamo conosciute per caso in un gruppo di lavoro, la simpatia è scattata subito reciproca, ma niente di più. Io avevo la mia vita e tu la tua; ci piaceva chiacchierare, confrontarci e ridere con il nostro senso dell’umorismo non comprensibile a tutti, quello sì. Io vivevo a Lucca, tu a Stoccolma. Poi la vita si è accartocciata. Io facevo l’ospite in quella che all’epoca era casa mia, insieme a una compagna che ha fatto di tutto per allontanarmi – salvo poi fare la vittima e lamentarsi di essere stata lasciata. Mi sono dovuta trasferire a Milano per lavoro e per scappare …

Finisce l’estate e anche la mia relazione a distanza

Eccomi! Sono tornata. Un po’ mi è mancata la routine dello scrivere il blog, ma avevo bisogno di fermarmi. Avevo finito le energie, mi sentivo rinsecchita al pari di un limone dimenticato sul ripiano più alto dello sportello del frigorifero. Quest’anno mi sono sdata alla scrittura, non solo quella “professionale” in veste di copy, web writer e docente dei corsi, ma soprattutto la stesura del romanzo e i conseguenti passaggi di editing mi avevano prosciugato un bel po’. L’arte richiede tempo e ascolto. Come la pizza. Le idee hanno bisogno di affrontare basse maree e tempeste, prima di adagiarsi su una calda spiaggia ed affiorare alla coscienza. Come il caffè. In sintesi, se nella vita hai capito pizza&caffè stai ‘na crema. Ho avuto bisogno di silenzio, di cose di casa, di viaggiare, di leggere la valanga di libri che si era accumulata sul comodino e che minacciava ormai di schiacciarmi nel sonno. Mi sono dedicata a me stessa e alla famiglia, cercando di addomesticare i pensieri e le emozioni forti degli ultimi mesi, di pettinare …

Che ne sappiamo noi, mamme senza tempo libero?

Tempus Fugit! E se sei mamma, lavori, hai una vita, un cane, dei sogni, sai bene quanto sia inestimabile l’ottimizzazione delle ore quotidiane. Martedì scorso le mie creature sono partite per la vacanza con il papà ed io – per la prima volta – mi sono trovata a casa per una settimana. Sola. In realtà c’è Iole Topocane che mi segue come un’ombra e con la quale dialogo vivacemente, ma di umani, in casa, solo io. Per me, che da sola non sono stata mai (potete leggerla cantando) è stata una bella prova. Questa casa sempre sovraffollata di gente: Manu, io, Giuseppe, i nostri amici, i figli, gli amici dei figli è piombata nel silenzio. Adesso posso dirvelo. Ero terrorizzata dall’idea che mi sarei sentita persa e triste. E invece mancoperilcaxxo! Mi sveglio presto, lavoro, mangio quando ho fame, dormo quando ho sonno, ho iniziato il corso di Nordic Walking, ho sistemato delle piante per abbellire l’ingresso, ho pitturato dei mobiletti da giardino che si stavano decomponendo, ho bevuto aperitivi con persone che non riuscivo …

Luglio, col bene che ti voglio, suca

L’estate ha sfondato le porte. A me, personalmente, pure un po’ le ovaie, per via del mio carattere altezzosamente crepuscolare e della mia intolleranza al caldo e alla sovraesposizione ai raggi del sole. Ma tant’è. La situa: L’Adolescente ha terminato gli esami di scuola media. Ancora non ho capito se è mediamente felice o fottutamente isterico o ha saltato l’ostacolo e si gode il limbo che precede l’inizio delle superiori. Io e lui ci contendiamo sbalzi di umore e di pressione, ritrovandoci poi a ridere accasciati sul divano del salotto abbattuti dal caldo. Non prima di esserci mandati a quel paese che fa rima con culo. Brituzzi patisce la noia, come uno spettro dispettoso si aggira tra le stanze della nostra casa-torre invocando il mio nome come se io fossi in grado di trasformarmi in un gruppo di giocolieri, in un ciccio-unicorno fucsia, in un’esploratrice del Regno di Sottoletto pronta ad intrattenerla. Invece mi limito a strappare piccoli brandelli di tempo e spazio al mio lavoro e a pregare le altre mamme che inviino le …

Etichette? No grazie! Preferisco essere me stessa

Sono insofferente alle etichette. Mi creano prurito. Non le tollero nemmeno sui vestiti. Non a caso la prima cosa che faccio quando compro uno straccio da indossare è tagliarle. [Immaginatemi forbici alla mano e uno sguardo sadico.] Figuriamoci quanto posso accettarle se appiccicate alle persone o – ancor peggio – alla mia persona. Quando, diversi anni fa, decisi di aprire il blog, scelsi  come nome “Fuori Logo” e non a caso. Il nome mi rappresenta molto: un passato da etero, un presente da lesbica e un futuro tutto da scrivere. Anche il sottotitolo persegue lo stesso obiettivo, quel what else non è un omaggio al celebre caffè solubile, ma una tana del Bianconiglio che lascia ad ogni possibilità la libertà di realizzarsi. Dal mio primo coming out ad oggi capita spesso di sentirmi dire «Non sembri lesbica», che, se da una parte mi fa ridere – quanti stereotipi ancora ben radicati nella stessa comunità LGBTQ! – dall’altra mi lascia perplessa. Dall’omosessualità non si guarisce, esattamente come non si guarisce dall’eterosessualità. Il motivo è semplice e …

Giuseppe, ti presento i suoi

[EDIT. Breve riepilogo per i nuovi e per i distratti: da circa un anno vivo in una specie di Comune insieme a Manu (la mia fidanzata), Giuseppe (il mio ex marito) e i miei figli.] Nel nostro inconsueto scenario familiare, sta per accadere anche questo: per la prima volta, i genitori di Manu verranno a trovarci. L’occasione sarà un fine settimana di vacanza per loro, in cui – finalmente – vedranno in che razza di casa è andata ad abitare la loro figlia. Ho sempre pensato che siano stati molto sportivi ad accettare di buon grado questa nostra bizzarra composizione residenziale. A suo tempo, la comunicazione da parte di Manu ai suoi genitori, si era svolta più o meno così: «Mamma, papà, allora io nel fine settimana e quando non lavoro a Milano, vado a stare da Vero a Lucca» dice lei al telefono, buttando lì il discorso, tipo sasso nello stagno. «Ah, avete preso casa insieme? Già?! Non sarà un pochino presto?» rispondono loro perplessi. «Tranquilli, è che per motivi pratici abbiamo deciso di …

La mamma è lesbica – coming out con i miei figli e sviluppi

Ecco come l’ho detto ai miei figli. Così. Quattro parole che, in quel momento, pesavano più di una montagna. Per mesi avevo pensato a quando fare coming out con loro e a come farlo. Nella mia testa rotolavano parole e frasi, immaginavo il mio discorso e più volte lo cambiavo, cercavo di prevedere la loro possibile reazione e, sempre, un pugno allo stomaco mi costringeva al silenzio. Ad ogni giorno che finiva senza che io avessi concluso niente, continuando a trascinare me e loro nella ripetizione di una realtà falsata, mi sentivo un verme appeso all’amo. Un teatrino che mi costringeva ad indossare una maschera così pesante da schiacciare il cuore e il respiro. Poi quel momento è arrivato. Era un pomeriggio di primavera. Brita aveva un paio di anni e Ari otto. Giuseppe era appena tornato dal lavoro. Io ho sentito una spinta interiore a vuotare il sacco. Un calcio nel sedere dell’anima. E così ho chiesto a lui di affrontare insieme il tema della nostra imminente separazione e comunicarla ai bimbi. Ari è rimasto sorpreso e preoccupato …

Una serie di sfortunati avvenimenti

Metti un giorno festivo, tipo chessò, Pasqua. Un giorno festivo in cui non ci sono Giuseppe e Ariele, i maschi Alfa&Beta (scegliete chi è cosa) della nostra famiglia. [Sono contraria, lo sapete, alla stereotipizzazione dei ruoli – ma lo ripeto perché tra i miei amabili lettori ci sono anche dei pignainculo che devono sempre puntualizzare ovvietà – qui tutti fanno tutto senza pensare se è un lavoro da femmina o da maschio. Solo che io odio sporcarmi le mani, scheggiarmi le unghie e, fondamentalmente, faticare. Potessi, godrei di un nutrito gruppo di dipendenti cui delegare le incombenze domestiche. Sono ricca dentro, ma non dentro il portafoglio. Quindi mi arrangio. Con risultati discutibili, quando si tratta di lavoretti.] Dicevo. È Pasqua. Giuseppe è a festeggiare dai suoi genitori con i ragazzini. Manu e io a casa. Decidiamo che Pasqua è un bel momento per le pulizie. Iniziamo dal frigo, mentre lei lo svuota io trascino il tappeto in giardino e, dopo averlo ben insaponato e sfregato, aprendo il rubinetto mi accorgo che dal tubo proviene solo un brontolio sordo. Dovete sapere …

Ti tiro un pacco

Qui a La Comune c’è sempre un bel via vai di pacchi in consegna. Siamo tre adulti che, per esigenze diverse, comprano parecchio online (DISCLAIMER: questa è una frase paracula che vuole mascherare il mio essere shopaholic). I corrieri delle varie ditte ci conoscono e hanno smesso di essere confusi dalla sfilza di nomi e cognomi sul campanello e anche di domandarsi perché principalmente ritiro sempre io i pacchi, a prescindere da chi sia il destinatario della spedizione. La postina ha avuto un leggero spaesamento quando ha chiesto a Manu se fosse lei la moglie di Giuseppe e si è sentita rispondere un evasivo “No, ma vivo qui.” Quando non trovano nessuno in casa, bussano ai vicini, soprattutto a quella che da mesi sta impazzendo per capire chi abita qui e quando. Nel ritiro dell’ultimo pacco si è qualificata come “zia – custode” e mi ha rincorso, in uno dei nei miei pit stop a casa alla Fast&Furious, per lanciarmelo attraverso il finestrino. Quando non c’è nemmeno lei la situazione diventa una buffa caccia al tesoro. A volte mollano …

Lezioni di vita da una camelia

L’anno scorso ho ereditato una camelia da una zia che non c’è più. Non sono mai stata un’appassionata di piante e fiori, ho sempre guardato il mondo vegetale con rispetto e riverenza, ma non me ne sono mai interessata. Anzi, il mio cervello aveva sempre fatto una discreta fatica a comprendere chi dedicava tempo ed energia a vegetali non edibili. Insomma, il coltivare l’insalata mi pareva più sensato che annaffiare le petunie. E, a dirla tutta, mi veniva da considerarlo un passatempo da nobili signore con molto tempo da strappare alla noia e paffute vecchiette in pensione. Per me, quindi, è del tutto inspiegabile come questa pianta sia riuscita a sgretolare tutti i miei pregiudizi fin dalla prima volta che l’ho vista. Non era particolarmente bella, anzi. Negli ultimi tempi la zia era molto malata e la camelia recava su di sé tutti i segni dell’incuria. L’ho protetta dal freddo dell’inverno e un paio di mesi fa l’ho rinvasata con nuovo terriccio e annaffiata con regolarità. Mi sentivo soddisfatta di me e in pace con …