Tutti i posts con tag: mamma lesbica

“Ma siete un gruppo o una famiglia?” Dialogo alla Reception

Lo scorso fine settimana siamo andati a sciare. I ragazzi ed io, Manu si è chiusa nel rifugio a disegnare, approfittando della quiete tipica dei rifugi montani. Peccato fosse il weekend dell’Epifania e ci fosse la stessa quantità di gente che c’è sul molo di Viareggio il giorno di Ferragosto. Ma tant’è. Avevamo prenotato una quadrupla in albergo. In uno di quei tipici hotel montani che non vedono una ristrutturazione dalla data di fondazione. Ma tant’è. Alla reception veniamo accolti dal titolare, che chiede a Manu il documento d’identità e a me i ragazzi le generalità. E il dialogo è stato il seguente. – Buongiorno, lei è? – Veronica Barsotti. – E i ragazzi? – Loro sono Pinco Panco e Panca Pinca. – E chi sono? – I miei figli. – E lei, rispetto alla signora Amerio, chi è? Un’amica? Una parente? – Sono la compagna. – [Silenzio] Ah, ok. Quindi siete un… gruppo? – Direi una famiglia (?!) – [Disagio] Io devo scrivere il foglio… Sa, per la questura… Quindi gruppo? – Noi due …

Sembrava un giorno come tutti gli altri. E invece…

[Post lungo, ma soprattutto splatter e pieno di parolacce. Tenere lontano dalla portata dei bambini e dagli stomaci delicati.] Una giornata come tante. Una giornata di un giovedì qualunque. Iniziata nella banalità. Mi sveglio, dopo una notte passata a contorcermi per i dolori mestruali e scendo in cucina per la colazione. Ignoro il brivido, segnalatore di nefasti presagi, che serpeggia sulla schiena nel momento in cui apro la credenza e scopro che le mie amate cialde sono finite e sono costretta a ripiegare sulla moka. Che vuoi che sia?, mi sono detta. Non è la fine del mondo. E infatti la fine del mondo è arrivata dopo. Ancora ignara che di lì a poco sarei entrata di diritto nella trama di Pulp Fiction Lucca Edition, mentre aspetto la moka mi butto a una giacca a vento sopra il pigiama ed esco in giardino per caricare la lavatrice. Giuseppe è appena rientrato dopo aver portato i ragazzi a scuola e sento che mi comunica che sarebbe andato in soffitta a fare non so più cosa e di …

E la scelta del bouquet (scansando gli omofobi bigotti ignoranti)

È un po’ che non vi aggiorno, lo so. Sono fidanzata con un raro esemplare di manageressa efficiente sul lavoro e procrastinatrice nella vita privata. Fosse per lei arriveremmo al giorno precedente l’Unione Civile in preda al panico e costrette a fare tutto nelle ultime 24 ore. Per fortuna ci sono io. Che sono fatta della stessa sostanza dell’ansia e pianifico pure le visite al gabinetto. Orbene, vi annuncio che il weekend è stato particolarmente fruttuoso. Abbiamo finalizzato l’acquisto delle fedi. La proprietaria della gioielleria si è ricordata di noi e voglio sperare che fosse perché siamo belle&simpatiche e non perché siamo state l’unica coppia di donne che abbia servito. Le fedi sono meravigliose e sceglierle non è stato facile. Volevamo che si vedesse chiaramente che si tratta di un anello matrimoniale, ma allo stesso tempo che non fosse quello classico. Oh, incredibile, ci siamo riuscite. Abbiamo optato per un modello in oro giallo, ma dalla lavorazione un po’ ondulata. Riflette così tanto la luce che si può usare anche per rovinare la retina di …

Le mie mille me ©

Ieri era una giornata piovosa. Una di quelle umide domeniche autunnali in cui si può optare tra film, libro, coccole o pulizie. E noi siamo state costrette a scegliere l’ultima alternativa per evitare di essere fagocitate dal terribile Mostro Peloso che vive sotto il letto e si nutre di polvere, peli di Iole e capelli. Mentre spolveravo con Figlia la sua camera, mi sono imbattuta in questa graziosa Matrioska, regalo che le abbiamo portato io e Manu dalla Bulgaria. Una faccina carina e sorridente, colori vivaci e glitter q.b. Premetto che sono nata negli anni’80, precisamente proprio nell’anno millenovecentoottanta. Ciò implica che io abbia (quasi, essendo nata il 22 dicembre) trentasette anni, che abbia assistito agli effetti dell’esplosione di Chernobyl e sia sopravvissuta (almeno finora) all’abuso di coloranti&conservanti, agli fltalati della plastica, al fumo passivo in ogni ambiente, alle autovetture prive di cinture di sicurezza e seggiolini, al latte in polvere arricchito con grassi saturi – altrimenti non mi spiego perché tutti noi fossimo degli infanti obesi. Ma, soprattutto, sottintende che io sia stata cresciuta dalla …

La mia fidanzata e la Sindrome dello Sheraton

Oggi parleremo della Sindrome – con tanto di maiuscola, ‘sì da permettervi di coglierne l’importanza e la gravità – dalla quale è affetta la mia fidanzata. Tale Sindrome è altamente virale, ha già contagiato il resto della famiglia, compreso il mio ex marito. Pertanto si consiglia la lettura del post accucciati in un angolo buio. Se siete sui mezzi pubblici potete fissare una macchia di sudiciume a caso. Pare che tenebre, puzza e zozzo impediscano la propagazione del virus. Per capire di cosa si tratti, dovrete concedermi anche una breve digressione narrativa. Siamo nel decennio scorso, quando Manu, giovane e spavalda manager di primo pelo si accingeva ad abbracciare la causa del nomadismo intercontinentale per soddisfare la propria bramosia di conoscenza e carriera. La giovane e spavalda di cui sopra era avvezza saltare da un aereo a un treno più volte la settimana, si nutriva di croccantelle al bacon delle macchinette, caffè nero e Pringles e pernottava in hotel & residence di vario genere. Ma negli ultimi 3 anni, la sua vita aveva avuto un …

Io e te – eppure non ci avrei scommesso manco una birra

Sarà che quando parti rimango sempre un po’ spaesata. Ti accompagno all’alba a prendere il passaggio che ti porterà a Milano e passo le due ore successive a girare per casa a vuoto, aspettando di vederti sbucare con in mano il pc o l’ennesima tazzina di caffè. Invece no. Oggi sono malinconica, perché è stata un’estate bella, piena di caos e amore e progetti condivisi. E mi manchi. Penso alla nostra storia. Ci siamo conosciute per caso in un gruppo di lavoro, la simpatia è scattata subito reciproca, ma niente di più. Io avevo la mia vita e tu la tua; ci piaceva chiacchierare, confrontarci e ridere con il nostro senso dell’umorismo non comprensibile a tutti, quello sì. Io vivevo a Lucca, tu a Stoccolma. Poi la vita si è accartocciata. Io facevo l’ospite in quella che all’epoca era casa mia, insieme a una compagna che ha fatto di tutto per allontanarmi – salvo poi fare la vittima e lamentarsi di essere stata lasciata. Mi sono dovuta trasferire a Milano per lavoro e per scappare …

Finisce l’estate e anche la mia relazione a distanza

Eccomi! Sono tornata. Un po’ mi è mancata la routine dello scrivere il blog, ma avevo bisogno di fermarmi. Avevo finito le energie, mi sentivo rinsecchita al pari di un limone dimenticato sul ripiano più alto dello sportello del frigorifero. Quest’anno mi sono sdata alla scrittura, non solo quella “professionale” in veste di copy, web writer e docente dei corsi, ma soprattutto la stesura del romanzo e i conseguenti passaggi di editing mi avevano prosciugato un bel po’. L’arte richiede tempo e ascolto. Come la pizza. Le idee hanno bisogno di affrontare basse maree e tempeste, prima di adagiarsi su una calda spiaggia ed affiorare alla coscienza. Come il caffè. In sintesi, se nella vita hai capito pizza&caffè stai ‘na crema. Ho avuto bisogno di silenzio, di cose di casa, di viaggiare, di leggere la valanga di libri che si era accumulata sul comodino e che minacciava ormai di schiacciarmi nel sonno. Mi sono dedicata a me stessa e alla famiglia, cercando di addomesticare i pensieri e le emozioni forti degli ultimi mesi, di pettinare …

Che ne sappiamo noi, mamme senza tempo libero?

Tempus Fugit! E se sei mamma, lavori, hai una vita, un cane, dei sogni, sai bene quanto sia inestimabile l’ottimizzazione delle ore quotidiane. Martedì scorso le mie creature sono partite per la vacanza con il papà ed io – per la prima volta – mi sono trovata a casa per una settimana. Sola. In realtà c’è Iole Topocane che mi segue come un’ombra e con la quale dialogo vivacemente, ma di umani, in casa, solo io. Per me, che da sola non sono stata mai (potete leggerla cantando) è stata una bella prova. Questa casa sempre sovraffollata di gente: Manu, io, Giuseppe, i nostri amici, i figli, gli amici dei figli è piombata nel silenzio. Adesso posso dirvelo. Ero terrorizzata dall’idea che mi sarei sentita persa e triste. E invece mancoperilcaxxo! Mi sveglio presto, lavoro, mangio quando ho fame, dormo quando ho sonno, ho iniziato il corso di Nordic Walking, ho sistemato delle piante per abbellire l’ingresso, ho pitturato dei mobiletti da giardino che si stavano decomponendo, ho bevuto aperitivi con persone che non riuscivo …

Luglio, col bene che ti voglio, suca

L’estate ha sfondato le porte. A me, personalmente, pure un po’ le ovaie, per via del mio carattere altezzosamente crepuscolare e della mia intolleranza al caldo e alla sovraesposizione ai raggi del sole. Ma tant’è. La situa: L’Adolescente ha terminato gli esami di scuola media. Ancora non ho capito se è mediamente felice o fottutamente isterico o ha saltato l’ostacolo e si gode il limbo che precede l’inizio delle superiori. Io e lui ci contendiamo sbalzi di umore e di pressione, ritrovandoci poi a ridere accasciati sul divano del salotto abbattuti dal caldo. Non prima di esserci mandati a quel paese che fa rima con culo. Brituzzi patisce la noia, come uno spettro dispettoso si aggira tra le stanze della nostra casa-torre invocando il mio nome come se io fossi in grado di trasformarmi in un gruppo di giocolieri, in un ciccio-unicorno fucsia, in un’esploratrice del Regno di Sottoletto pronta ad intrattenerla. Invece mi limito a strappare piccoli brandelli di tempo e spazio al mio lavoro e a pregare le altre mamme che inviino le …

Etichette? No grazie! Preferisco essere me stessa

Sono insofferente alle etichette. Mi creano prurito. Non le tollero nemmeno sui vestiti. Non a caso la prima cosa che faccio quando compro uno straccio da indossare è tagliarle. [Immaginatemi forbici alla mano e uno sguardo sadico.] Figuriamoci quanto posso accettarle se appiccicate alle persone o – ancor peggio – alla mia persona. Quando, diversi anni fa, decisi di aprire il blog, scelsi  come nome “Fuori Logo” e non a caso. Il nome mi rappresenta molto: un passato da etero, un presente da lesbica e un futuro tutto da scrivere. Anche il sottotitolo persegue lo stesso obiettivo, quel what else non è un omaggio al celebre caffè solubile, ma una tana del Bianconiglio che lascia ad ogni possibilità la libertà di realizzarsi. Dal mio primo coming out ad oggi capita spesso di sentirmi dire «Non sembri lesbica», che, se da una parte mi fa ridere – quanti stereotipi ancora ben radicati nella stessa comunità LGBTQ! – dall’altra mi lascia perplessa. Dall’omosessualità non si guarisce, esattamente come non si guarisce dall’eterosessualità. Il motivo è semplice e …