Tutti i posts con tag: figli

Figli che ereditano i difetti e li amplificano pure

Mio figlio ha ereditato, insieme a svariati difetti e un sorriso simpatico, uno smartphone usato. Il dono è stato consegnato per il suo dodicesimo compleanno, insieme a una lista di regole cui attenersi. Sì, sono una brava mammina pignolina gnè gnè gnè. I primi tempi teneva questo telefono come una sacra reliquia. Lucidava lo schermo alla minima impronta di ditata, puliva la cover (che ha subito provveduto a cambiare perché la mia era da vecchia. Dice lui), lo teneva stretto a sé manco fosse la foto della fidanzata. L’idillio non è durato molto. Niente. Il DNA ha avuto la meglio sulla buona volontà, e così ha iniziato ad appoggiarlo in bilico sul lavandino del bagno, sullo scolatoio delle posate, una volta l’abbiamo fatto squillare dopo ore di ricerche e l’abbiamo trovato nel cassetto delle mutande. Ho preferito non indagare oltre. Chi sono io per giudicarlo? Io, che sono nota dalla prima elementare perché scrivo ordinatamente le prime 3 pagine dei quaderni e poi regredisco dalla calligrafia alla grafia cuneiforme ubriaca [tutt’ora oggetto di studio da parte degli scienziati]. Io, …

Ops. L’ho fatto di nuovo.

Sono una mamma col cervello a corrente alternata. Per fortuna solo quello, però, che il cuore invece è sempre iper connesso. Stamattina Brita aveva la sua prima gita scolastica. Io – asfaltata da una giornata di formazione a Roma che significa: 8 ore di viaggio + 8 ore di lezione con levataccia alle 4,30 – non ho sentito la sveglia. O meglio, l’ho sentita, ma il mio cervello l’ha mascherata con un sogno assurdo, in cui io ero al cinema vestita da leone e guardavo un documentario sui Niger e quella era la colonna sonora [se c’è uno psicanalista bravo che vuol mandarmi il numero per email, lo ringrazio]. Mi ha svegliato Ariele preoccupato perché dice di avermi chiamato tre volte senza aver ottenuto nessuna reazione. Nella corsa per uscire dal letto sono inciampata nel cavetto del telefono rovesciando la pila di libri che amo accatastare sul comodino nella speranza di trovare l’energia per leggere la sera invece di svenire esanime. Uno dei libri ha colpito Iole che dormiva il sonno dei (cani) giusti. In camera di Brita ho …

Voglio una vita a prova di Memory

Dormire per me è sempre stato un problema. Non dormo volentieri nei letti che non siano il mio. Passo ore a rigirarmi se il materasso non è comodo. Forse perché, come la principessa delle favole, ho un problema col pisello. Ma questa necessità di comfort la porto con me anche nel resto della vita. Scanso le persone spigolose, quelle che ti si conficcano nei fianchi e t’inducono all’eterno non – riposo e non sopporto nemmeno quelle troppo inglobanti che ti avvolgono in una spirale che sembra un abbraccio e invece ti soffocano impedendoti di muoverti. Proprio ieri sera a cena, si commentava questa mia brutta malattia da figa di legno in contrapposizione a Nina che dormirebbe anche appoggiata al guard rail della Salerno – Reggio Calabria. Si addormenta anche mentre le parli. Il segreto è non svegliarla. Una volta ci ho provato e ho rischiato di non vedere l’alba. Ita è uguale a sua madre, e i miei figli invece sono come me, e abbiamo dato il via a una giocosa discussione tipo faida alla “Aò, …

Altro giro, altra corsa: è arrivata Danielle

Quando le abbiamo aperto la porta, ci siamo trovati davanti la versione australiana di Barbie. Bionda, occhi azzurri e fisico atletico. Una Barbie con un sorriso accattivante e lo sguardo vispo, due bicipiti rubati a Ken e una simpatia che supera le barriere linguistiche. Dopo due ore dal suo arrivo aveva già riordinato la cucina, messo in ordine le scarpe abbandonate davanti all’ingresso che conferivano un aspetto moschea style alla nostra magione, strappato l’erba tra i sassi del vialetto e insegnato frasi di conversazione a Brita. Danielle non riesce a stare ferma mai e qui sembra il regno di mastrolindo, con la differenza che invece del pelato palestrato, in casa si aggira 1 metro e 80 di bionda abbronzata. #capitemi. I bambini sono entusiasti, non smettono di parlare con lei, di cercarla per i giochi. Anche Ariele è vi – si – bil- men – te contento. Non pensate male, l’abbiamo capito perché ora si fa la doccia spontaneamente senza bisogno di ricattarlo, minacciandolo di postare le foto di lui zozzo nel gruppo whatsapp dei suoi compagni …

L’esperienza con la ragazza alla pari (il bilancio)

Esasperate dalla logistica folle cui siamo sottoposte, avevamo deciso di trovare una ragazza alla pari e ci siamo affidate a workaway [per chi si fosse perso la puntata precedente, può leggere qui]. L’esperienza con Katie si è conclusa, come stabilito in partenza, dopo 15 giorni. E col senno di adesso siamo in grado di stilare un bilancio. Le robe positive #1 Abbiamo comunicato in inglese. Non molto, non quanto avremmo voluto. Ma almeno adesso mi è chiara la differenza di pronuncia tra pitch e peach. Che sono informazioni utili se sei in giro per il mondo e non vuoi scrivere un post  a pèsca o mangiarti una bozza prima del caffè. #2 I bambini hanno avuto compagnia. Non molto, non quanto avremmo voluto. Ma almeno Brita ha imparato la canzone di Frozen con una pronuncia molto cool che ha riscosso grande successo tra le sue compagne di asilo. Solo che adesso vuole costringerci ad emigrare al polo nord perché è convinta di essere Elsa. #3 Abbiamo imparato che i nostri bagni sono insufficienti per 5, figuriamoci per …

Family management: tragicronache di un rapporto contrastato

La mia vita è un intreccio di To Do List, alert sul telefono, appuntamenti sull’agenda e su Calendar. Questo è in parte legato alla mia professione, in parte alla mia situazione familiare e in parte al mio carattere precisetto e vagamente (eufemismo) ansioso. Vorrei essere la madre perfetta, la fidanzata ideale, la professionista impeccabile. E già che ci sono pure una gran figa. Invece niente, mi tocca arrampicarmi sulle emergenze e arrendermi al fatto che nella vita quasi niente va nella direzione in cui l’avevo pianificato. Il mio karma trova molto esilarante farmi credere di aver trovato un equilibrio e poi stravolgere l’orizzonte. Tipo che sei a fare una passeggiata su un pontile al tramonto e pensi che bel posto il mondo, quando è stupenda la mia vita e in cielo volteggia l’albatros di Baudelaire. Solo che mentre sei lì, preso dalla meditazione poetica, l’albatros ti riempe di cacca a spruzzo l’unica giacca che ti stava bene e nel trambusto perdi l’equilibrio e cadi in acqua. Ed eri appena stata dal parrucchiere. Esci dall’acqua bestemmiando …

Quando una mamma cresce

Oggi è il compleanno di Ariele. E un po’ anche il mio. Quando sono rimasta incinta avevo 21 anni. Pochi per aver imparato a fare la figlia, ancor meno per essere madre. A quest’età i pensieri sono altri: gli esami all’università, le cene con gli amici, i libri da leggere, le vacanze da pagare con i risparmi della borsa di studio e dei lavoretti estivi. O, almeno, quelli erano i miei pensieri. Ancora ho l’immagine nitida di me, seduta nel bagno, a fissare quelle due stanghette  – che invece doveva essere una. E la faccia di Giuseppe quando ha visto il test di gravidanza. Ci siamo guardati come i dispersi in un sotterraneo durante un terremoto. I primi a cui l’abbiamo detto sono stati i nostri amici, poi mia sorella e infine i nostri genitori. Le reazioni loro sono state come le nostre. Nonostante i consigli dei perplessi abbiamo deciso che quel bambino sarebbe nato e che noi ci saremmo sposati. E così è stato. Tornassi indietro rifarei la stessa cosa. Il 14 maggio del …

Mamma: voce del verbo Amare

Ho una mamma e sono una mamma, un gioco di essere e avere che ancora mi spiazza. Sono diventata mamma a un’età in cui mi era poco chiaro persino il significato di cosa significasse essere una figlia. Ho imparato con i miei figli cosa vuol dire amare qualcuno più di un proprio organo vitale, il guardare l’alba con gli occhi gonfi dopo una notte senza sogni, il non riuscire a capire e non poter spiegare, del sentirsi sempre meno di quanto si vorrebbe e sempre due piani sotto la perfezione. Ho imparato con mia mamma cosa significa passare anni a lanciarsi incomprensioni e al non riuscire a riconoscersi più in un abbraccio, a trovare conflitti in zone neutrali e ad accendere micce solo per vedere l’effetto che fa. Oggi guardo mia mamma giocare con i miei figli e capisco che io sono un trattino tra passato e futuro, un ponte presente che ha fatto passare convogli di pace. Non ci sono più rancori, non ci sono più paure.  A  ben guardarle, pure le cicatrici hanno preso la forma di un sorriso. Un …

E finalmente è arrivata la tata. Il circo si amplia.

Abbiamo deciso che ospitare persone era l’unico modo per uscire da una situazione logistica ai limiti della sopravvivenza della specie e quando abbiamo trovato questo sito ci si è aperto un mondo. Nel senso che potenzialmente possiamo ospitare proprio tutto il globo terracqueo, ma una persona per volta che il bagno è uno. Due giorni fa è arrivata Katie, una diciannovenne londinese che è in giro per il mondo da un bel po’; è qui per darci una mano con la casa e soprattutto ha l’onere di insegnarci a parlare inglese almeno un po’ sopra la soglia del nostro “the cat is on the table and I don’t know why”. Ha una facciotta tonda che le ride anche quando sta seria, ringrazia l’universo prima di toccare il cibo e non capisce questa bizzarra usanza di guidare a destra e mettere il formaggio sulla pasta. Per poco stamani non la schiacciavano sulla rotonda perché l’ha imboccata all’inglese e solo un mio urlo stile Tarzan aggrappato alla liana – col filo del tanga nelle terga – ha impedito una tragedia. Ama …

Figli che crescono come funghi

A me questi figli scappano sotto al naso. Giurerei con la mano sul cuore di averli visti solo ieri che gattonavano, sputtazzavano pappe e riempivano pannolinate di m…aleodoranti sostanze organiche. E invece no. Proprio per niente. Esco dal mio studio ed inciampo in una scarpa da ginnastica. Il numero? 42. E mezzo. Smarrita, salgo le scale per andare in bagno e trovo Ita, la figlia di Nina, che si spara le pose allo specchio e mi chiede consiglio per abbinare i calzini alla maglietta. Ma che si abbinano i calzini alla maglietta? È una roba contro natura! Io al massimo e dopo aver bevuto 3 caffè riesco ad abbinare le occhiaie alla borsa (ora capite il mio amore per il viola). Non paga dello sconcerto che ormai mi possiede, faccio l’errore di aprire la porta di camera di Brita, per controllare che lei e la sua amica non stiano dando fuoco ai capelli di Barbie o infilando palle di pongo nel termosifone, quando assisto al seguente dialogo: – Sai, Bianca, per quanto riguarda l’altra volta a …