Tutti i posts con tag: famiglia

Stare comodi: materassi e relazioni

Da un po’ di tempo ho mal di schiena. Sicuramente inizio a invecchiare, me ne ricordo ogni mattina davanti allo specchio quando do il benvenuto alle rughe nuove e ai capelli bianchi. Si dev’essere sparsa la notizia che li accolgo senza troppo scalpore. Solo non mi è chiaro perché compaiono le rughe, ma continuino a spuntare anche i brufolazzi. Non dormo bene, a volte i pensieri si rincorrono e la schiena fa male e li incita a proseguire. Per scongiurare le nottate in bianco, che chi mi conosce sa quanto io sia simpatica i giorni successivi l’insonnia, ho cambiato materasso. Ho consultato forum online, offerte, letto recensioni e mi sono recata nei negozi. Ho scartato Ikea, perché dopo aver dormito in quasi tutti i materassi presenti in catalogo sono giunta alla conclusione che li imbottiscano con i trucioli della lavorazione del legno e mi alzo più isterica della Principessa sul Pisello (qui è quando potete formulare ironiche congetture). Il dramma è che quando li provo mi sembrano tutti comodi, tutti confortevoli. Gli addetti alle vendite sono …

“Il Vaso di Pandora” – È una roba potente, l’adozione. E maledettamente complicata.

[Ho riletto questa storia così tante volte da saperla a memoria. Dedico questo estratto di memoria a tutti coloro che credono che la famiglia sia quella formata solamente dai legami di sangue.] A casa mia, l’adozione l’abbiamo presa per i denti. Nel senso letterale del termine. Non fatevi illudere dai discorsi dei genitori adottivi: quando siamo in pubblico tendiamo a minimizzare, a sminuire le difficoltà di tutti i giorni. Ma ci sono, e sono tante. A partire dai 5 sensi. Quando prendi in braccio un bambino piccolo, ha un odore tutto suo particolare. Un odore di debolezza, di latte, di esserino indifeso. E’ per questo che Mowgli viene allevato dai lupi. Perché è un cucciolo, profuma di cucciolo. Quando una madre ha un figlio dal suo grembo, ne condivide gli odori, quelli del suo sangue, del parto, della venuta al mondo. Ecco, per noi genitori adottivi quella roba lì non c’è. I ricordi olfattivi sono potentissimi, a volte un odore è in grado di riportarti indietro di anni in una frazione di secondo. Quando accogli nella tua famiglia un …

“Il Vaso di Pandora” – Avere un figlio albino. La storia di Marco e della sua famiglia

[Questa che state per leggere è la storia di un bimbo fortunato, di un bimbo amato. È la storia della sua famiglia coraggiosa che non si è fatta abbattere dalle difficoltà. Grazie Marco e grazie Paola per averla condivisa con noi.] È la storia di Marco, che è mio figlio. Ha 10 anni, è bello come il sole, anzi la luna, lui è d’un bianco lunare. Marco è albino. Non riesco mai a dirla questa parola, è dura per me, è segno di differenza, di distinzione. È etichetta. Mi spaventa e infastidisce tutto ciò che viene catalogato, differenziato, etichettato, analizzato e sviscerato come qualcosa di diverso. Si sa poco delle persone albine, perché sono “rare”. Di fatto viene considerata una malattia rara: 1 su 60.000 nasce albino e lui doveva nascere nella nostra famiglia. Lo penso e lo sento fortemente. È una delle poche certezze che ho. Quindi Marco è diverso, sì. In primo luogo nei colori della pelle e dei capelli. Diverso per i suoi occhi. La vista è il tallone d’Achille delle persone albine, …

L’esperienza con la ragazza alla pari (il bilancio)

Esasperate dalla logistica folle cui siamo sottoposte, avevamo deciso di trovare una ragazza alla pari e ci siamo affidate a workaway [per chi si fosse perso la puntata precedente, può leggere qui]. L’esperienza con Katie si è conclusa, come stabilito in partenza, dopo 15 giorni. E col senno di adesso siamo in grado di stilare un bilancio. Le robe positive #1 Abbiamo comunicato in inglese. Non molto, non quanto avremmo voluto. Ma almeno adesso mi è chiara la differenza di pronuncia tra pitch e peach. Che sono informazioni utili se sei in giro per il mondo e non vuoi scrivere un post  a pèsca o mangiarti una bozza prima del caffè. #2 I bambini hanno avuto compagnia. Non molto, non quanto avremmo voluto. Ma almeno Brita ha imparato la canzone di Frozen con una pronuncia molto cool che ha riscosso grande successo tra le sue compagne di asilo. Solo che adesso vuole costringerci ad emigrare al polo nord perché è convinta di essere Elsa. #3 Abbiamo imparato che i nostri bagni sono insufficienti per 5, figuriamoci per …

Family management: tragicronache di un rapporto contrastato

La mia vita è un intreccio di To Do List, alert sul telefono, appuntamenti sull’agenda e su Calendar. Questo è in parte legato alla mia professione, in parte alla mia situazione familiare e in parte al mio carattere precisetto e vagamente (eufemismo) ansioso. Vorrei essere la madre perfetta, la fidanzata ideale, la professionista impeccabile. E già che ci sono pure una gran figa. Invece niente, mi tocca arrampicarmi sulle emergenze e arrendermi al fatto che nella vita quasi niente va nella direzione in cui l’avevo pianificato. Il mio karma trova molto esilarante farmi credere di aver trovato un equilibrio e poi stravolgere l’orizzonte. Tipo che sei a fare una passeggiata su un pontile al tramonto e pensi che bel posto il mondo, quando è stupenda la mia vita e in cielo volteggia l’albatros di Baudelaire. Solo che mentre sei lì, preso dalla meditazione poetica, l’albatros ti riempe di cacca a spruzzo l’unica giacca che ti stava bene e nel trambusto perdi l’equilibrio e cadi in acqua. Ed eri appena stata dal parrucchiere. Esci dall’acqua bestemmiando …

Quando una mamma cresce

Oggi è il compleanno di Ariele. E un po’ anche il mio. Quando sono rimasta incinta avevo 21 anni. Pochi per aver imparato a fare la figlia, ancor meno per essere madre. A quest’età i pensieri sono altri: gli esami all’università, le cene con gli amici, i libri da leggere, le vacanze da pagare con i risparmi della borsa di studio e dei lavoretti estivi. O, almeno, quelli erano i miei pensieri. Ancora ho l’immagine nitida di me, seduta nel bagno, a fissare quelle due stanghette  – che invece doveva essere una. E la faccia di Giuseppe quando ha visto il test di gravidanza. Ci siamo guardati come i dispersi in un sotterraneo durante un terremoto. I primi a cui l’abbiamo detto sono stati i nostri amici, poi mia sorella e infine i nostri genitori. Le reazioni loro sono state come le nostre. Nonostante i consigli dei perplessi abbiamo deciso che quel bambino sarebbe nato e che noi ci saremmo sposati. E così è stato. Tornassi indietro rifarei la stessa cosa. Il 14 maggio del …

E finalmente è arrivata la tata. Il circo si amplia.

Abbiamo deciso che ospitare persone era l’unico modo per uscire da una situazione logistica ai limiti della sopravvivenza della specie e quando abbiamo trovato questo sito ci si è aperto un mondo. Nel senso che potenzialmente possiamo ospitare proprio tutto il globo terracqueo, ma una persona per volta che il bagno è uno. Due giorni fa è arrivata Katie, una diciannovenne londinese che è in giro per il mondo da un bel po’; è qui per darci una mano con la casa e soprattutto ha l’onere di insegnarci a parlare inglese almeno un po’ sopra la soglia del nostro “the cat is on the table and I don’t know why”. Ha una facciotta tonda che le ride anche quando sta seria, ringrazia l’universo prima di toccare il cibo e non capisce questa bizzarra usanza di guidare a destra e mettere il formaggio sulla pasta. Per poco stamani non la schiacciavano sulla rotonda perché l’ha imboccata all’inglese e solo un mio urlo stile Tarzan aggrappato alla liana – col filo del tanga nelle terga – ha impedito una tragedia. Ama …

Figli che crescono come funghi

A me questi figli scappano sotto al naso. Giurerei con la mano sul cuore di averli visti solo ieri che gattonavano, sputtazzavano pappe e riempivano pannolinate di m…aleodoranti sostanze organiche. E invece no. Proprio per niente. Esco dal mio studio ed inciampo in una scarpa da ginnastica. Il numero? 42. E mezzo. Smarrita, salgo le scale per andare in bagno e trovo Ita, la figlia di Nina, che si spara le pose allo specchio e mi chiede consiglio per abbinare i calzini alla maglietta. Ma che si abbinano i calzini alla maglietta? È una roba contro natura! Io al massimo e dopo aver bevuto 3 caffè riesco ad abbinare le occhiaie alla borsa (ora capite il mio amore per il viola). Non paga dello sconcerto che ormai mi possiede, faccio l’errore di aprire la porta di camera di Brita, per controllare che lei e la sua amica non stiano dando fuoco ai capelli di Barbie o infilando palle di pongo nel termosifone, quando assisto al seguente dialogo: – Sai, Bianca, per quanto riguarda l’altra volta a …

L’amore è il più grande spettacolo dopo il cheesecake

Cammino spesso con il naso all’insù. Guardo i profili delle case, i colori delle foglie sugli alberi, le forme buffe delle nuvole e la vita degli altri attraverso l’occhio indiscreto delle finestre aperte. Non lo faccio con la volontà di spiare l’intimità altrui e quando mi capita di assistere a scene familiari mi sento sempre una bambina in procinto di saccheggiare la dispensa della nonna. Ma è più forte di me. Non sono mai riuscita a essere una padrona severa dei miei occhi. In una di queste finestre il mio sguardo ha indugiato più a lungo. Lei è mora, con i capelli lunghi raccolti in una coda morbida che le scende sulle spalle. È in cucina, seduta al tavolo, con la schiena rivolta al piano di lavoro. Giocherella distrattamente con un tovagliolo, arricciandone le estremità con la punta delle dita. Lui è dietro, una figura alta e slanciata, impegnato ad armeggiare chissà cosa nel lavello. Sono schiena contro schiena, come in un gioco di specchi del luna park. Assolutamente simmetrici. Perfetti. Sembrano assorti nei sogni …

Marsiglia val sempre una vacanza

Nina ed io ci siamo prese una bella vacanza, di quelle da fidanzatine spensierate che è difficile inserire nella nostra logistica serrata e che, però, è di fondamentale importanza per la sopravvivenza della coppia. Siamo state 5 giorni a Marsiglia ospiti dal cugino di Nina e abbiamo passato una Pasqua di quelle memorabili. Eravamo già state qui l’anno precedente, ma solo per un weekend. Stavolta ce la siamo presa decisamente più comoda. E ci voleva. Ci siamo fatte trasportare dai ritmi lenti della vacanza, annusando l’aria salmastrosa e speziata, spiando tramonti romantici e godendo della compagnia di Alessandro, del suo fidanzato Jean-François e dei loro amici venuti da Londra. Dire che ci siamo divertite è riduttivo, già solo per il fatto che la conversazione normalmente si svolgeva in un misto di francese, inglese, corso e italiano. Anche Iole ha apprezzato le passeggiate sulla costa, il bagno in mare e pure i biscotti che si è fregata di notte dalla mia borsa, dimostrando un innato buon gusto e poco rispetto per la colazione altrui. Ma vabbè. …