Tutti i posts con tag: famiglia ricostruita

Ai suoi presento i miei. Oltre al mio ex marito.

Sì, sono viva. Viva e stanca, ma di quella stanchezza bella che ti fa sorridere. Anche se di un sorriso che assomiglia a una colica. Manca poco, pochissimo, all’uscita del libro (questione di un paio di settimane: io sto impazzendo dall’ansia) e ho passato questi ultimi quindici giorni a scrivere, riscrivere, modificare, limare, implementare, tagliare il romanzo. Adesso non è più in mano mia e spero davvero che il risultato sia quello desiderato. Scusate, sono andata fuori tema, tipo quelle mamme che gli chiedi com’è andato il viaggio di lavoro e ti tengono quattro ore a descriverti la palette pantone della cacca dei loro virgulti. Ma un libro è una specie di figlio, con il vantaggio che non sporca e dove lo metti sta. Torniamo al post. Ecco. Dunque, vi ricordate che dovevano venire a pranzo i genitori di Manu? (Se non ve lo ricordate o ve lo siete perso, cliccate QUI). Ci tengo a tranquillizzarvi che è andato tutto bene e che ho scoperto di possedere anche una personalità massaia anni cinquanta. Ecco com’è andata. Intanto …

Giuseppe, ti presento i suoi

[EDIT. Breve riepilogo per i nuovi e per i distratti: da circa un anno vivo in una specie di Comune insieme a Manu (la mia fidanzata), Giuseppe (il mio ex marito) e i miei figli.] Nel nostro inconsueto scenario familiare, sta per accadere anche questo: per la prima volta, i genitori di Manu verranno a trovarci. L’occasione sarà un fine settimana di vacanza per loro, in cui – finalmente – vedranno in che razza di casa è andata ad abitare la loro figlia. Ho sempre pensato che siano stati molto sportivi ad accettare di buon grado questa nostra bizzarra composizione residenziale. A suo tempo, la comunicazione da parte di Manu ai suoi genitori, si era svolta più o meno così: «Mamma, papà, allora io nel fine settimana e quando non lavoro a Milano, vado a stare da Vero a Lucca» dice lei al telefono, buttando lì il discorso, tipo sasso nello stagno. «Ah, avete preso casa insieme? Già?! Non sarà un pochino presto?» rispondono loro perplessi. «Tranquilli, è che per motivi pratici abbiamo deciso di …

Quando i tuoi figli preferiscono la tua compagna a te

Per me questo Lunedì è tutto fuorché un Blue Monday. Manu è rimasta a casa da lavoro perché è malata ed io sono felicissima. No, aspettate; non mi rende felice vederla avvolta nel piumone mentre ascolta una call di lavoro – alla quale non potrà intervenire perché ha la voce di uno zombie ferito – e neppure mi ha entusiasmato trascorrere la notte a monitorare le sue apnee notturne come fossi la moglie di Maiorca e neanche mi riempie di giubilo quando non lavora e le sale l’ansia e sembra un criceto incazzato. Sono felice di averla intorno, di scendere a preparare il caffè per due, invece che solo per me, mi emoziona voltarmi e trovare il suo sorriso, mi commuovo all’idea che potremo pranzare e cenare insieme, guardare un film e parlare un po’ prima della nanna. Banale, vero? Per me no. Da quando ho una relazione a distanza per cinque giorni alla settimana su sette ho imparato che non c’è niente che mi manca di più della quotidianità. Il paradosso è che nella relazione precedente …

A Natale puoi: tragicronaca unta del Natale nella Comune

I disagi che di norma si trovano ad affrontare i figli dei separati noi le abbiamo aggirate. Non perché siamo genitori mejo, ma perché siamo genitori creativi. La scelta di abitare tutti insieme in una casa condivisa con il mio ex marito ha alleggerito non solo la logistica, ma anche lo stress legato alle trasferte dei figli e dei chi sta con chi e quando. Siamo troppo caotici per riuscire a stilare un programma e avremmo rischiato di scordaceli da soli a casa. Ovviamente il modello Neo Comune non si applica facilmente a tutte le famiglie. Occorre una situazione di pace e serenità tra ex coniugi, tra gli ex coniugi e i nuovi coniugi, tra i figli e i nuovi coniugi che coabitano con gli ex coniugi e soprattutto molto, molto, molto spirito di adattamento. Se lo spirito non si trova, si può utilizzare alcool sopra i 14 gradi, preferibilmente nella forma di vino rosso corposo. Ritrovarsi a condividere di nuovo spazi, luoghi e incombenze domestiche con un ex partner non è una dormita sull’amaca. Quei difetti …

L’ennesimo coming out familiare

Spavaldi e coraggiosi ieri abbiamo sfidato l’ora legale (che per me è un trauma che si trascina fino al nuovo cambio dell’ora) e abbiamo approfittato di sole, uccellini, fiorellini e quelle tipiche robe primaverili, per portare i nostri pallidi visi e le nostre chiappe inflaccidite dall’inverno a fare una lunga scarpinata sulle colline. Orario di ritrovo alle 8,30 (che per me saranno sempre le 7,30 – hasta l’ora solare siempre) Bambini svegliati all’alba per essere puntuali: preparare panini e snack ipercalorici da gita, fila per il bagno – che – è – sempre – occupato, portare fuori Iole a fare i bisogni ed impedirle di devastare il tappeto, recuperare materiale marciscente sul fondo dello zaino rimasto lì ad imperitura memoria dalla gita precedente, colazione + caffè di rinforzo e via. All’appello ci siamo tutti: Nina, Giuseppe, io, i bambini e pure Iole e Botolo. Insieme a noi un’altra ventina di persone:  l’escursione non è particolarmente impegnativa e quindi ci sono state parecchie adesioni. Durante il tragitto Brita e Ita hanno socializzato con due bambine loro coetanee sollevandoci dalla nenia compulsiva …

Keep calm &…una famiglia ricostruita, arcobaleno e numerosa

Bella la famiglia numerosa! Le voci argentine dei bambini che risuonano nelle stanze della casa, i loro giochi ovunque che mettono allegria e rendono la casa vissuta. Vero. MA Le corse frenetiche per rispettare la logistica? Le montagne e montagne di roba da lavare, stendere, raccogliere e piegare?  I 3 pranzi a 3 orari diversi quasi tutti giorni? La spesa che finisce velocemente nonostante i sistemi di stoccaggio più sofisticati? I programmi che saltano perché i bambini si ammalano a turno? Fin qui, niente di nuovo. In tutte le famiglie è così. Credo. Forse. Chissà. Fatto sta che sono allo stremo delle forze. A questo si aggiunga che i tre bambini non sono fratelli tra di loro, hanno abitudini diverse e spesso la convivenza richiede doti di intermediazioni che, con la stanchezza, diventano quasi impossibili. Convivere è un lavoro e a volte mi viene da pensare che l’amore è eterno finché ognuno vive a casa propria. Va bene, forse così è esagerato. Allora facciamo che ritrovarsi a convivere da grandi con figli provenienti da relazioni precedenti è decisamente provante. …

Abbiamo mandato in tilt anche la pediatra. Vogliateci bene lo stesso

Era inevitabile ed è ormai un dato di fatto. Ovunque si vada, creiamo scompiglio nella burocrazia di questo Paese. Ieri è toccato alla nuova pediatra. La prima volta era andato tutto liscio: Brita si era ammalata e Giuseppe l’aveva accompagnata alla visita. La dottoressa l’aveva registrata, avevo chiesto una breve anamnesi familiare e tutto era scivolato via. Un papà e sua figlia. Niente di sconvolgente. Poi è successo che mentre io ero fuori per lavoro, Nina aveva fissato, sempre dalla solita pediatra, il controllo annuale per tutti e tre. E già la cosa ha iniziato a creare delle difficoltà. La scena è stata più o meno questa: – Buongiorno, devo fissare il controllo annuale per i miei 3 bambini: Ariele Pinco, Margherita Pinco e Margherita Palla – Scusi, ma non è Pinco il cognome? Sì, ma sono due: Pinco e Palla. – Ma tutte e due Margherita? – Sì! – Ah… [—] Ma il caos vero, quello verace, l’abbiamo creato ieri. Presentandoci, per una serie di equivoci – vai tu, no vado io, allora vediamoci là, sì …

Come creare il panico in uno studio dentistico

Di tre bambini, ne avessimo uno con i denti dritti. Ognuno di loro ha una dentizione fuori norma e necessita di apparecchio. Ari e Ita hanno concluso il primo ciclo di apparecchio mobile ed ora devono passare al fisso, Brita ha il morso da piranha con tanto di mandibola un po’ in fuori. E così abbiamo iniziato a fare qualche giro di ortodontisti nella nostra zona. Ieri è toccato ad uno non troppo lontano da casa, da cui vanno anche M. (l’amica di Ari) e suo fratello. Entriamo in sala d’aspetto. L’attesa è noiosa per noi grandi (non è vero – per me non lo è – ne approfitto per leggere, scrivere, fare di conto e ricordarmi di telefonare a mia madre), figuriamoci per i più piccoli. Dopo aver commentato per bene tutte le riviste a disposizione: guarda questa com’è vestita, questa che brutta borsa che ha, questo che faccia da scemo; i 3 mostrini hanno pensato bene d’iniziare a canticchiare a bassa voce “Attenti al Gorilla” di De André. Per fortuna l’assistente del dentista è …

Il mio migliore amico? Il mio ex marito

Lo so. Detta così a molti potrà sembrare un’assurdità. E a ben pensarci io stessa avrei faticato a credere che si potesse mantenere un bel rapporto dopo una separazione e uno stravolgimento simile dell’esistenza. Come ho già scritto, il coming out con l’allora mio marito è stato una delle prove più dure che ho dovuto affrontare una volta realizzata la mia omosessualità. Non c’è un modo carino e poco crudele di dire al proprio compagno: Non voglio più essere tua moglie, mi piacciono le donne.  Non è stato semplice. Mi sentivo in colpa. Pensavo di avergli rovinato l’esistenza, di aver sgretolato le sue certezze e sabotato i suoi sogni. E in parte è stato così. Il mio cambiamento si è riversato su tutti: su di lui, sui miei genitori, sui miei figli. Bisogna essere preparati,  corrazzati e consapevoli che il coming out non sarà una passeggiata sul bagnasciuga. Ma vivere in uno stagno immobile non fa per me. Vedere nelle persone che amiamo il dolore che procuriamo loro è una lama arroventata che passa da parte …

Lei non è mia madre! Cronaca di uno shock annunciato

Quando Nina ed io abbiamo deciso di vivere insieme, eravamo entrambe ben consapevoli che non sarebbe stato semplice. Già la convivenza tra due essere umani adulti è un’esperienza devastante. Dover rinunciare ai propri schemi, trovare un compromesso tra ritmi ed abitudini diverse, comporta una buona dose di voglia di mettersi in discussione per un progetto comune. Ed anche un bel po’ di stress. Decidere di convivere ad un’età relativamente matura, portando in dote 3 figli non fratelli tra di loro e di età compresa tra i 5 e gli 11 anni è una sfida quotidiana. Da sempre lucide e consapevoli che se il mulino è così bianco è perché c’è chi lo lustra con fatica ed olio di gomito, siamo sempre state disilluse – seppur ottimiste, circa le possibili reazioni dei tre bambini. In questi pochi mesi abbiamo tutti preso le misure con le novità, saggiato le asperità altrui e cercato di dare il meglio. Non è stato, soprattutto per loro, solo un cambio di casa e di città, ma un vero e proprio stravolgimento …