Tutti i posts con tag: famiglia arcobaleno

Luglio, col bene che ti voglio, suca

L’estate ha sfondato le porte. A me, personalmente, pure un po’ le ovaie, per via del mio carattere altezzosamente crepuscolare e della mia intolleranza al caldo e alla sovraesposizione ai raggi del sole. Ma tant’è. La situa: L’Adolescente ha terminato gli esami di scuola media. Ancora non ho capito se è mediamente felice o fottutamente isterico o ha saltato l’ostacolo e si gode il limbo che precede l’inizio delle superiori. Io e lui ci contendiamo sbalzi di umore e di pressione, ritrovandoci poi a ridere accasciati sul divano del salotto abbattuti dal caldo. Non prima di esserci mandati a quel paese che fa rima con culo. Brituzzi patisce la noia, come uno spettro dispettoso si aggira tra le stanze della nostra casa-torre invocando il mio nome come se io fossi in grado di trasformarmi in un gruppo di giocolieri, in un ciccio-unicorno fucsia, in un’esploratrice del Regno di Sottoletto pronta ad intrattenerla. Invece mi limito a strappare piccoli brandelli di tempo e spazio al mio lavoro e a pregare le altre mamme che inviino le …

Ai suoi presento i miei. Oltre al mio ex marito.

Sì, sono viva. Viva e stanca, ma di quella stanchezza bella che ti fa sorridere. Anche se di un sorriso che assomiglia a una colica. Manca poco, pochissimo, all’uscita del libro (questione di un paio di settimane: io sto impazzendo dall’ansia) e ho passato questi ultimi quindici giorni a scrivere, riscrivere, modificare, limare, implementare, tagliare il romanzo. Adesso non è più in mano mia e spero davvero che il risultato sia quello desiderato. Scusate, sono andata fuori tema, tipo quelle mamme che gli chiedi com’è andato il viaggio di lavoro e ti tengono quattro ore a descriverti la palette pantone della cacca dei loro virgulti. Ma un libro è una specie di figlio, con il vantaggio che non sporca e dove lo metti sta. Torniamo al post. Ecco. Dunque, vi ricordate che dovevano venire a pranzo i genitori di Manu? (Se non ve lo ricordate o ve lo siete perso, cliccate QUI). Ci tengo a tranquillizzarvi che è andato tutto bene e che ho scoperto di possedere anche una personalità massaia anni cinquanta. Ecco com’è andata. Intanto …

Una serie di sfortunati avvenimenti

Metti un giorno festivo, tipo chessò, Pasqua. Un giorno festivo in cui non ci sono Giuseppe e Ariele, i maschi Alfa&Beta (scegliete chi è cosa) della nostra famiglia. [Sono contraria, lo sapete, alla stereotipizzazione dei ruoli – ma lo ripeto perché tra i miei amabili lettori ci sono anche dei pignainculo che devono sempre puntualizzare ovvietà – qui tutti fanno tutto senza pensare se è un lavoro da femmina o da maschio. Solo che io odio sporcarmi le mani, scheggiarmi le unghie e, fondamentalmente, faticare. Potessi, godrei di un nutrito gruppo di dipendenti cui delegare le incombenze domestiche. Sono ricca dentro, ma non dentro il portafoglio. Quindi mi arrangio. Con risultati discutibili, quando si tratta di lavoretti.] Dicevo. È Pasqua. Giuseppe è a festeggiare dai suoi genitori con i ragazzini. Manu e io a casa. Decidiamo che Pasqua è un bel momento per le pulizie. Iniziamo dal frigo, mentre lei lo svuota io trascino il tappeto in giardino e, dopo averlo ben insaponato e sfregato, aprendo il rubinetto mi accorgo che dal tubo proviene solo un brontolio sordo. Dovete sapere …

“E lei è…? Tua sorella?” Cronache di un coming out a sopresa

La scorsa settimana ero a passeggio per il centro di Lucca con Margherita e Manu. Loro due si tenevano per mano, io camminavo pochi passi più avanti per evitare di diventare parte integrante dell’asfalto cittadino. Sovrappensiero come sempre, non mi accorgo di una figura che in lontananza mi fa ciao con la manina. Mi concentro, strizzo gli occhi e metto a fuoco la bidella della scuola in cui lavoro. A volte divento come i bambini e ho difficoltà a ricollocare le persone al di fuori dell’ambiente in cui sono abituata a frequentarle. Cerco di rimediare la figuraccia spiegandole di questo mio deficit e la saluto con simpatia. Noto che il suo sguardo passa in rassegna sia Margherita che Manuela. Alla fine mi chiede chi è quella bellissima bambina con gli occhioni azzurri. Le rispondo che è mia figlia e la sua espressione è sempre più perplessa. I suoi occhi giocano una partita a ping pong e rimbalzano tra me e Manu. Non riuscendo a capire la relazione tra mia figlia e la tipa che la tiene …

Quando i tuoi figli preferiscono la tua compagna a te

Per me questo Lunedì è tutto fuorché un Blue Monday. Manu è rimasta a casa da lavoro perché è malata ed io sono felicissima. No, aspettate; non mi rende felice vederla avvolta nel piumone mentre ascolta una call di lavoro – alla quale non potrà intervenire perché ha la voce di uno zombie ferito – e neppure mi ha entusiasmato trascorrere la notte a monitorare le sue apnee notturne come fossi la moglie di Maiorca e neanche mi riempie di giubilo quando non lavora e le sale l’ansia e sembra un criceto incazzato. Sono felice di averla intorno, di scendere a preparare il caffè per due, invece che solo per me, mi emoziona voltarmi e trovare il suo sorriso, mi commuovo all’idea che potremo pranzare e cenare insieme, guardare un film e parlare un po’ prima della nanna. Banale, vero? Per me no. Da quando ho una relazione a distanza per cinque giorni alla settimana su sette ho imparato che non c’è niente che mi manca di più della quotidianità. Il paradosso è che nella relazione precedente …

Si riparte, siete pronti?

Io no. Ammiro chi è nato pronto, io sono sempre quella che si tappa il naso e si butta perché deve. Sono nata di sette mesi con un parto precipitoso, non potevo che continuare così, pare. L’addio alle ferie è stato più brusco del previsto e più struggente dell’Addio ai monti.  Lo smontaggio degli addobbi ha richiesto la task force della Comune al gran completo, roba che gli elfi di Babbo Natale sono scappati toccandosi le pudenda per scaramanzia, data la veemenza e la rapidità con cui ce ne siamo sbarazzati. Le statuette del presepe neo realistico, che hanno visto schierati anche un t-rex e un paio di puffi a far compagnia al bambinello, sono stati amorevolmente riposti insieme alle palle fucsia e ai dinosauri glitterati dell’albero. La casa è pulita, sgombra dai residui delle feste che si sono però depositati su fianchi, glutei e anche sul cuore. C’è silenzio. Manu è ripartita e i ragazzi si sono già infilati sotto le coperte. Solo il ticchettio della tastiera e la tisana detox che mi guarda beffarda …

Famiglie omogenitoriali tra orgoglio e pregiudizi

La cosa che m’imbarazza di più come essere umano [oltre al pensiero di quella volta in cui sono uscita nuda in salotto non sapendo che ci fossero gli amici dei miei] è la tendenza diffusa – che i social hanno amplificato – di sentirsi in dovere non solo di esprimere un’opinione su questioni ignote, ma di sentirsi detentori unici di una Verità Assoluta. E così, sono stati tutti esperti di moto mondiale nella diatriba Marquez – Rossi, tutti sceneggiatori e cineasti in quella Muccino – Pasolini, tutti social media strategist con il caso Gianni Morandi e tutti sociologi esperti di terrorismo internazionale dopo la strage di Parigi. Tutti pronti a urlare la propria posizione e a difendere il castello di sabbia delle convinzioni campate per aria. Lo stesso fenomeno è facilmente riscontrabile un po’ su qualsiasi argomento. A questo teatrino non sfugge neppure l’opinione che molti si sentono in dovere di esprimere sull’omogenitorialità. Siamo in Italia e le famiglie omogenitoriali sono discriminate e prive di tutela, i bambini oggetti di una battaglia tra il papato …

Voglio una vita a prova di Memory

Dormire per me è sempre stato un problema. Non dormo volentieri nei letti che non siano il mio. Passo ore a rigirarmi se il materasso non è comodo. Forse perché, come la principessa delle favole, ho un problema col pisello. Ma questa necessità di comfort la porto con me anche nel resto della vita. Scanso le persone spigolose, quelle che ti si conficcano nei fianchi e t’inducono all’eterno non – riposo e non sopporto nemmeno quelle troppo inglobanti che ti avvolgono in una spirale che sembra un abbraccio e invece ti soffocano impedendoti di muoverti. Proprio ieri sera a cena, si commentava questa mia brutta malattia da figa di legno in contrapposizione a Nina che dormirebbe anche appoggiata al guard rail della Salerno – Reggio Calabria. Si addormenta anche mentre le parli. Il segreto è non svegliarla. Una volta ci ho provato e ho rischiato di non vedere l’alba. Ita è uguale a sua madre, e i miei figli invece sono come me, e abbiamo dato il via a una giocosa discussione tipo faida alla “Aò, …

Le ferie: un inizio traumatico

Sto ancora cercando di capire se, effettivamente, capitano tutte a me o se il karma ha deciso di offrirmi delle storie da raccontare sul blog. In entrambi i casi questo è l’inizio delle mie ferie. Una settimana fa la nostra amata multipla decide che è suonata la campana e molla Nina in panne nella campagna grossetana. Abbiamo pochi giorni per trovare una sostituzione e in fretta e furia prendiamo un altro catorcio di multipla usata. Color puffo metallizzato, per giunta. La lasciamo al nostro meccanico di fiducia per cambiare dei pezzi, facendogli fretta per l’imminente partenza. Per noi inizia una corsa contro il tempo: rientrate dal fine settimana del Pride: un giorno solo per chiudere dei lavori che avevo in sospeso, pulire casa e fare i bagagli per tutta la ciurma. Ieri, finalmente, la partenza. Carichi di spesa, valigie, bambini, giochi dei bambini, libri, cane, giochi del cane e cuccetta. Per fortuna il cane non legge. Già dopo poco, ci rendiamo conto che il cambio ha qualcosa non va, ma una veloce telefonata al meccanico …

Scambiata per una ladra a casa mia: un notturno coming out in mutande

Lo so, sono un disastro cosmico e colleziono figuracce. Ormai ne ho 17 album pieni nonostante non sia mai nemmeno riuscita a scambiare i doppioni con le mie amiche. Sono distratta, smemorata. Il mio cervello si fissa da sempre su dettagli insignificanti, particolari, visi, odori e sfumature. È del tutto impermeabile all’orientamento spaziale – riesco a perdermi in luoghi a me noti – agli appuntamenti, alle incombenze e pure alle ricorrenze. Coi numeri, poi, sono sempre stata una frana. Proprio non riesco a memorizzarli. Del tipo che mi ricordo solo il fisso dei miei genitori. E solo perché sono nata nell’epoca in cui i telefoni stavano legati al muro tramite un filo e per digitare il numero c’era da infilare le dita nella ghiera coi buchetti. Più di una volta ho bloccato il bancomat e il telefono. L’altra notte, mentre ero già nel letto appallottolata al cuscino mi sono ricordata che non avevo portato fuori Iole per la consueta piscieggiatina serale. Nina ronfava bellamente già da un po’ e ho avuto pietà di lei. Ancora mi …