Tutti i posts con tag: famiglia allargata

Sembrava un giorno come tutti gli altri. E invece…

[Post lungo, ma soprattutto splatter e pieno di parolacce. Tenere lontano dalla portata dei bambini e dagli stomaci delicati.] Una giornata come tante. Una giornata di un giovedì qualunque. Iniziata nella banalità. Mi sveglio, dopo una notte passata a contorcermi per i dolori mestruali e scendo in cucina per la colazione. Ignoro il brivido, segnalatore di nefasti presagi, che serpeggia sulla schiena nel momento in cui apro la credenza e scopro che le mie amate cialde sono finite e sono costretta a ripiegare sulla moka. Che vuoi che sia?, mi sono detta. Non è la fine del mondo. E infatti la fine del mondo è arrivata dopo. Ancora ignara che di lì a poco sarei entrata di diritto nella trama di Pulp Fiction Lucca Edition, mentre aspetto la moka mi butto a una giacca a vento sopra il pigiama ed esco in giardino per caricare la lavatrice. Giuseppe è appena rientrato dopo aver portato i ragazzi a scuola e sento che mi comunica che sarebbe andato in soffitta a fare non so più cosa e di …

La mia fidanzata e la Sindrome dello Sheraton

Oggi parleremo della Sindrome – con tanto di maiuscola, ‘sì da permettervi di coglierne l’importanza e la gravità – dalla quale è affetta la mia fidanzata. Tale Sindrome è altamente virale, ha già contagiato il resto della famiglia, compreso il mio ex marito. Pertanto si consiglia la lettura del post accucciati in un angolo buio. Se siete sui mezzi pubblici potete fissare una macchia di sudiciume a caso. Pare che tenebre, puzza e zozzo impediscano la propagazione del virus. Per capire di cosa si tratti, dovrete concedermi anche una breve digressione narrativa. Siamo nel decennio scorso, quando Manu, giovane e spavalda manager di primo pelo si accingeva ad abbracciare la causa del nomadismo intercontinentale per soddisfare la propria bramosia di conoscenza e carriera. La giovane e spavalda di cui sopra era avvezza saltare da un aereo a un treno più volte la settimana, si nutriva di croccantelle al bacon delle macchinette, caffè nero e Pringles e pernottava in hotel & residence di vario genere. Ma negli ultimi 3 anni, la sua vita aveva avuto un …

Che ne sappiamo noi, mamme senza tempo libero?

Tempus Fugit! E se sei mamma, lavori, hai una vita, un cane, dei sogni, sai bene quanto sia inestimabile l’ottimizzazione delle ore quotidiane. Martedì scorso le mie creature sono partite per la vacanza con il papà ed io – per la prima volta – mi sono trovata a casa per una settimana. Sola. In realtà c’è Iole Topocane che mi segue come un’ombra e con la quale dialogo vivacemente, ma di umani, in casa, solo io. Per me, che da sola non sono stata mai (potete leggerla cantando) è stata una bella prova. Questa casa sempre sovraffollata di gente: Manu, io, Giuseppe, i nostri amici, i figli, gli amici dei figli è piombata nel silenzio. Adesso posso dirvelo. Ero terrorizzata dall’idea che mi sarei sentita persa e triste. E invece mancoperilcaxxo! Mi sveglio presto, lavoro, mangio quando ho fame, dormo quando ho sonno, ho iniziato il corso di Nordic Walking, ho sistemato delle piante per abbellire l’ingresso, ho pitturato dei mobiletti da giardino che si stavano decomponendo, ho bevuto aperitivi con persone che non riuscivo …

Luglio, col bene che ti voglio, suca

L’estate ha sfondato le porte. A me, personalmente, pure un po’ le ovaie, per via del mio carattere altezzosamente crepuscolare e della mia intolleranza al caldo e alla sovraesposizione ai raggi del sole. Ma tant’è. La situa: L’Adolescente ha terminato gli esami di scuola media. Ancora non ho capito se è mediamente felice o fottutamente isterico o ha saltato l’ostacolo e si gode il limbo che precede l’inizio delle superiori. Io e lui ci contendiamo sbalzi di umore e di pressione, ritrovandoci poi a ridere accasciati sul divano del salotto abbattuti dal caldo. Non prima di esserci mandati a quel paese che fa rima con culo. Brituzzi patisce la noia, come uno spettro dispettoso si aggira tra le stanze della nostra casa-torre invocando il mio nome come se io fossi in grado di trasformarmi in un gruppo di giocolieri, in un ciccio-unicorno fucsia, in un’esploratrice del Regno di Sottoletto pronta ad intrattenerla. Invece mi limito a strappare piccoli brandelli di tempo e spazio al mio lavoro e a pregare le altre mamme che inviino le …

Ai suoi presento i miei. Oltre al mio ex marito.

Sì, sono viva. Viva e stanca, ma di quella stanchezza bella che ti fa sorridere. Anche se di un sorriso che assomiglia a una colica. Manca poco, pochissimo, all’uscita del libro (questione di un paio di settimane: io sto impazzendo dall’ansia) e ho passato questi ultimi quindici giorni a scrivere, riscrivere, modificare, limare, implementare, tagliare il romanzo. Adesso non è più in mano mia e spero davvero che il risultato sia quello desiderato. Scusate, sono andata fuori tema, tipo quelle mamme che gli chiedi com’è andato il viaggio di lavoro e ti tengono quattro ore a descriverti la palette pantone della cacca dei loro virgulti. Ma un libro è una specie di figlio, con il vantaggio che non sporca e dove lo metti sta. Torniamo al post. Ecco. Dunque, vi ricordate che dovevano venire a pranzo i genitori di Manu? (Se non ve lo ricordate o ve lo siete perso, cliccate QUI). Ci tengo a tranquillizzarvi che è andato tutto bene e che ho scoperto di possedere anche una personalità massaia anni cinquanta. Ecco com’è andata. Intanto …

Giuseppe, ti presento i suoi

[EDIT. Breve riepilogo per i nuovi e per i distratti: da circa un anno vivo in una specie di Comune insieme a Manu (la mia fidanzata), Giuseppe (il mio ex marito) e i miei figli.] Nel nostro inconsueto scenario familiare, sta per accadere anche questo: per la prima volta, i genitori di Manu verranno a trovarci. L’occasione sarà un fine settimana di vacanza per loro, in cui – finalmente – vedranno in che razza di casa è andata ad abitare la loro figlia. Ho sempre pensato che siano stati molto sportivi ad accettare di buon grado questa nostra bizzarra composizione residenziale. A suo tempo, la comunicazione da parte di Manu ai suoi genitori, si era svolta più o meno così: «Mamma, papà, allora io nel fine settimana e quando non lavoro a Milano, vado a stare da Vero a Lucca» dice lei al telefono, buttando lì il discorso, tipo sasso nello stagno. «Ah, avete preso casa insieme? Già?! Non sarà un pochino presto?» rispondono loro perplessi. «Tranquilli, è che per motivi pratici abbiamo deciso di …

Una serie di sfortunati avvenimenti

Metti un giorno festivo, tipo chessò, Pasqua. Un giorno festivo in cui non ci sono Giuseppe e Ariele, i maschi Alfa&Beta (scegliete chi è cosa) della nostra famiglia. [Sono contraria, lo sapete, alla stereotipizzazione dei ruoli – ma lo ripeto perché tra i miei amabili lettori ci sono anche dei pignainculo che devono sempre puntualizzare ovvietà – qui tutti fanno tutto senza pensare se è un lavoro da femmina o da maschio. Solo che io odio sporcarmi le mani, scheggiarmi le unghie e, fondamentalmente, faticare. Potessi, godrei di un nutrito gruppo di dipendenti cui delegare le incombenze domestiche. Sono ricca dentro, ma non dentro il portafoglio. Quindi mi arrangio. Con risultati discutibili, quando si tratta di lavoretti.] Dicevo. È Pasqua. Giuseppe è a festeggiare dai suoi genitori con i ragazzini. Manu e io a casa. Decidiamo che Pasqua è un bel momento per le pulizie. Iniziamo dal frigo, mentre lei lo svuota io trascino il tappeto in giardino e, dopo averlo ben insaponato e sfregato, aprendo il rubinetto mi accorgo che dal tubo proviene solo un brontolio sordo. Dovete sapere …

Ti tiro un pacco

Qui a La Comune c’è sempre un bel via vai di pacchi in consegna. Siamo tre adulti che, per esigenze diverse, comprano parecchio online (DISCLAIMER: questa è una frase paracula che vuole mascherare il mio essere shopaholic). I corrieri delle varie ditte ci conoscono e hanno smesso di essere confusi dalla sfilza di nomi e cognomi sul campanello e anche di domandarsi perché principalmente ritiro sempre io i pacchi, a prescindere da chi sia il destinatario della spedizione. La postina ha avuto un leggero spaesamento quando ha chiesto a Manu se fosse lei la moglie di Giuseppe e si è sentita rispondere un evasivo “No, ma vivo qui.” Quando non trovano nessuno in casa, bussano ai vicini, soprattutto a quella che da mesi sta impazzendo per capire chi abita qui e quando. Nel ritiro dell’ultimo pacco si è qualificata come “zia – custode” e mi ha rincorso, in uno dei nei miei pit stop a casa alla Fast&Furious, per lanciarmelo attraverso il finestrino. Quando non c’è nemmeno lei la situazione diventa una buffa caccia al tesoro. A volte mollano …

Fortuna una cippa

Vi capita mai di fissarvi su qualcosa e, inevitabilmente, centrare l’attenzione solo su quello? A me spesso. Quando ero incinta vedevo in giro solo donne panza munite, da quando ho una macchina blu cobalto vedo in giro solo auto di quel colore. Ultimamente ho fatto caso al numero di volte in cui mi si dice che sono molto fortunata: ho un ex marito adorabile, una fidanzata ineccepibile, due figli brillanti e simpatici, una professione densa di soddisfazioni e di trasferte emozionanti che mi lascia, però, tempo per passeggiare sul fiume con i miei figli e leggere con loro libri istruttivi. Allora ho provato a guardare la mia vita dall’esterno, per capire quanto fosse grande quel divario tra la mia vita e la percezione che si ha di essa dall’esterno. La conclusione è che – tranne che per i lettori e le lettrici attente, che si sciroppano ogni post che scrivo sul blog da tre anni e mezzo – io sembro davvero baciata dalla buona sorte. Tutte cagate. La buona sorte la ringrazio per la salute. …

Divorzio Civile

Da ieri, Giuseppe ed io siamo ufficialmente divorziati. Siamo entrati in tribunale alle 9,03 per uscirne alle 9,07. Il Presidente ci ha letto rapidamente le condizioni già fissate nella separazione e ci ha chiesto – specificando che era obbligato per Legge – se non c’erano i presupposti per un ripensamento. A noi è venuto un po’ da ridere, ma siamo rimasti seri e impostati, limitandoci a un sobrio “No”. Poi siamo usciti e, visto che la faccenda si era conclusa velocemente, ci siamo seduti in un bar a sorseggiare caffè, abbiamo fatto il giro lungo per tornare alla macchina – la giornata era meravigliosa e Lucca era incantevole – siamo passati a fare la spesa al supermercato e siamo tornati a casa. La nostra casa. O meglio, la casa dei bambini. Dato che mancava ancora un po’ di tempo all’ora di pranzo, io mi sono messa a lavorare al pc, lui è andato fuori a stendere la lavatrice. Verso l’una io ho messo a bollire l’acqua per la pasta, lui ha scaldato il sugo. Io ho …