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Mamma sull’orlo. Della crisi. Di nervi.

Scrivo questo post con due obiettivi precisi. Anzi tre. Il primo: dimostrare ai miei allievi che si scrive sempre con un obiettivo. Il secondo: spero che mio figlio lo legga, smetta di essere un adolescente e diventi subitaneamente (scusate, era un po’ che volevo usare questo avverbio) un adulto coscienzioso, educato, profumato e dalla conversazione piacevole. Il terzo: sfogarmi e sentirmi rispondere che un giorno non lontano andrà tutto bene. Non importa che sia la verità. Adesso ho bisogno di credere che, alla fine del tunnel di brufolazzi (cit. Elio e Le Storie Tese), musi lunghi, sbalzi d’umore che nemmeno la gravidanza, incomprensioni linguistiche, ci sia la luce. E che la luce sia possibilmente quella di una SPA con trattamenti inclusi, ma mi accontento anche della sagra della porchetta della Contea, purché sia sinonimo di fine dello strazio. Qui la situazione è complicata. Con Ariele, ormai, qualsiasi iniziativa è sbagliata. O è fuori tempo massimo. O è inopportuna. Ridi? Lui si arrabbia. Lo prendi seriamente? Non hai senso dell’ironia. Lo minacci? Sei oppressiva. Non reagisci? …

Guerrieri si nasce. E un po’ ci si diventa.

Sarà la primavera, che oltre a farmi cadere in un sonno catatonico, ha destato un bisogno di rinascita. “La tristezza non ti si addice. E qualsiasi cosa succeda nella vita, non dimenticarti mai chi sei. Hai affrontato di peggio e ti sei sempre rialzata. Piangi quel che devi piangere, lascia che esca fino all’ultima lacrima. Poi asciuga gli occhi, vai allo specchio e regalati il sorriso di chi rinasce.” Un messaggio sul telefono. Un’amica che né la distanza, né il tempo che trascorre senza che ci sentiamo, riuscirà ad allontanare dal mio cuore. Perché di persone che ti scuotono dal sonno della ragione e ti ricordano che sei molto più dello straccetto floscio che sei diventata, c’è un grande bisogno. Sempre, ma nei momenti demmerda ancora di più. Sono fortunata. L’ho scritto spesso in questo blog e lo penso anche oggi. In questi lunghi mesi bui, tra cambiamenti e lacrime, l’amore non mi è mai mancato. L’amore dei e per i miei figli, delle e per le tante anime che mi hanno sostenuto anche nei momenti in …

Il cerchio delle vita? Macché. Il circo, semmai.

Mi guardi serio e mi fissi negli occhi. Li conosco bene, quegli occhi. Stai un attimo in silenzio e scandisci bene ogni sillaba. – Mamma. Io – sono – grande. Grande?! Le montagne sono grandi. Il mare, lo spazio, l’universo, l’amore, l’odio sono grandi. Ma non tu. Non ad 11 anni. Anche se sei più basso di me solo di un palmo. E non è passato così tanto tempo da quando,  quel palmo, riusciva a contenere quasi tutto il tuo corpicino neonato. Eppure sei cresciuto. E io dov’ero mentre tu crescevi? Dov’ero quando acquisivi la tua personalità, le tue idee? Quando costruivi amicizie e progetti? Quando sei passato dall’andare sul triciclo al camminare a passo così sicuro nella tua vita? Dov’è che mi sono persa un pezzo di te? Ora ti guardo e vedo il tuo desiderio di distacco, di circoscrivere un confine tra te e me. Ora ti senti grande. A settembre andrai alle medie. E questo ti autorizza a sentirti cresciuto ed indipendente. Mi sembra troppo. Troppo presto.  Eppure so che  è giusto. Che non …

Quando ero un soldo di cacio

Sono sempre stata una personcina curiosa, tutto mi appassionava e ficcanasavo ovunque. Passavo ore ad osservare i formicai. Mi pareva incredibile, tutto quel via vai frenetico di esserini microscopici, che parevano correre illuminati da una fede cieca o da obiettivi chiari e definiti. Tutt’ora mi chiedo quali fossero. Ma la risposta, come per molte domande che mi ponevo a 3 anni, non è mai arrivata, ad illuminare la mia, di strada. Mi sentivo molto più empatica nei confronti delle farfalle, volteggiavano vaporose di fiore in fiore, senza altro motivo apparente, se non la ricerca della bellezza. Potevo passare ore a guardare i loro voli. Per me tutto ciò che era munito di ali era fantastico e sbalorditivo, mi uccidevo di “super quark” e i documentari sugli uccelli migratori erano i miei preferiti. Trovavo affascinante il fatto che animaletti così minuti, compissero quella ammazzata di viaggio verso l’ignoto, sospinti da un istinto irrefrenabile. Il semplice abbandonarsi alla propria natura e all’istinto, mi ammalia tutt’ora. Ho imparato a leggere molto presto. E non sono più riuscita a smettere. Tutt’ora …