Tutti i posts con tag: consapevolezza

Finisce l’estate e anche la mia relazione a distanza

Eccomi! Sono tornata. Un po’ mi è mancata la routine dello scrivere il blog, ma avevo bisogno di fermarmi. Avevo finito le energie, mi sentivo rinsecchita al pari di un limone dimenticato sul ripiano più alto dello sportello del frigorifero. Quest’anno mi sono sdata alla scrittura, non solo quella “professionale” in veste di copy, web writer e docente dei corsi, ma soprattutto la stesura del romanzo e i conseguenti passaggi di editing mi avevano prosciugato un bel po’. L’arte richiede tempo e ascolto. Come la pizza. Le idee hanno bisogno di affrontare basse maree e tempeste, prima di adagiarsi su una calda spiaggia ed affiorare alla coscienza. Come il caffè. In sintesi, se nella vita hai capito pizza&caffè stai ‘na crema. Ho avuto bisogno di silenzio, di cose di casa, di viaggiare, di leggere la valanga di libri che si era accumulata sul comodino e che minacciava ormai di schiacciarmi nel sonno. Mi sono dedicata a me stessa e alla famiglia, cercando di addomesticare i pensieri e le emozioni forti degli ultimi mesi, di pettinare …

Lezioni di vita da una camelia

L’anno scorso ho ereditato una camelia da una zia che non c’è più. Non sono mai stata un’appassionata di piante e fiori, ho sempre guardato il mondo vegetale con rispetto e riverenza, ma non me ne sono mai interessata. Anzi, il mio cervello aveva sempre fatto una discreta fatica a comprendere chi dedicava tempo ed energia a vegetali non edibili. Insomma, il coltivare l’insalata mi pareva più sensato che annaffiare le petunie. E, a dirla tutta, mi veniva da considerarlo un passatempo da nobili signore con molto tempo da strappare alla noia e paffute vecchiette in pensione. Per me, quindi, è del tutto inspiegabile come questa pianta sia riuscita a sgretolare tutti i miei pregiudizi fin dalla prima volta che l’ho vista. Non era particolarmente bella, anzi. Negli ultimi tempi la zia era molto malata e la camelia recava su di sé tutti i segni dell’incuria. L’ho protetta dal freddo dell’inverno e un paio di mesi fa l’ho rinvasata con nuovo terriccio e annaffiata con regolarità. Mi sentivo soddisfatta di me e in pace con …

Fortuna una cippa

Vi capita mai di fissarvi su qualcosa e, inevitabilmente, centrare l’attenzione solo su quello? A me spesso. Quando ero incinta vedevo in giro solo donne panza munite, da quando ho una macchina blu cobalto vedo in giro solo auto di quel colore. Ultimamente ho fatto caso al numero di volte in cui mi si dice che sono molto fortunata: ho un ex marito adorabile, una fidanzata ineccepibile, due figli brillanti e simpatici, una professione densa di soddisfazioni e di trasferte emozionanti che mi lascia, però, tempo per passeggiare sul fiume con i miei figli e leggere con loro libri istruttivi. Allora ho provato a guardare la mia vita dall’esterno, per capire quanto fosse grande quel divario tra la mia vita e la percezione che si ha di essa dall’esterno. La conclusione è che – tranne che per i lettori e le lettrici attente, che si sciroppano ogni post che scrivo sul blog da tre anni e mezzo – io sembro davvero baciata dalla buona sorte. Tutte cagate. La buona sorte la ringrazio per la salute. …

Senza capo né coda

Un post senza capo né coda, che è un po’ un giro tondo su me stessa. Come quando da piccola mi mettevo in mezzo al salotto e giravo giravo giravo, fino a perdere il senso del tempo e dello spazio e dovevo aggrapparmi al divano per non cadere per terra. Un giro sulle emozioni e sulle primavere che arrivano e mi stordiscono. Sto eseguendo le ultime pennellate del mio romanzo che vedrà la luce del sole di inizio estate, mi godo gli ultimi istanti di crepitante attesa, come quella che precede il giorno del mio compleanno, in cui conto i giorni che aspettano immobili sul calendario e scelgo con cura l’abito, le scarpe e il trucco. La primavera mi agita, mi stressa, mi tira i lembi della giacchetta ormai troppo pesante, mi abbaglia di colori, mi stordisce di profumi, di novità. Non tutte positive, non tutte allegre, non tutte semplici. L’anno scorso ero impegnata con un trasloco di mobili, libri e sentimenti, adesso sto facendo i conti con uno strappo che si è aperto molti …

Alla mia nemica

Dai, tanto lo sai che quest post è per te. E secondo me lo aspettavi da un po’. Perché io lo so, che sei sempre lì a gioire quando le cose mi vanno male. E hai pure la presunzione di conoscermi meglio di chiunque altro. Quando sono felice scompari per un po’, ma solo apparentemente, tranne poi lanciare messaggi trasversali che minino un po’ la mia sicurezza e mi smorzino il sorriso. E sì, devo riconoscere che sai dove andare a ferire a colpo sicuro. Ammettilo, su. Ora puoi anche giocare a carte scoperte. Sono consapevole di non esserti mai piaciuta. Di me hai sempre e solo notato i difetti, le mancanze, giudicando negativamente ogni piccola stramberia, ogni sbavatura alla convenzione. Neppure il mio essere madre ti va a genio, mi fai spesso notare che le altre madri sono migliori di me. Ecco, lo vedi? Ti ho stanata. Quando ero piccola, mi indicavi beffarda le altre bambine e la loro socievolezza, mentre io me ne stavo in un angolo a leggere perché ero l’ultima arrivata …

Prolegomeni alla vastità del cazzo che me ne frega

Sono annoiata. Come diceva l’amico Schopenhauer: la vita è un pendolo tra noia e dolore. E io la noia la riconosco dal rumore. È il tonfo delle mie gonadi che si staccano e cadono al suolo come quelle di un burattino. Mi succede con le situazioni strette che cerco di cucirmi addosso, con le persone spinose che cerco di farmi piacere e coi lavori deprimenti che svolgo per necessità economica. Ho una resistenza limitata alle mutande strette. Alla fine devo liberarmene. Crescendo sono sempre meno incline al compromesso, al punto che a breve sarò più insopportabile dei vecchiacci incazzati in fila alla posta il giorno del ritiro della pensione. La differenza è che io non avrò una pensione e posso iniziare ad incazzarmi già adesso. Tra poco festeggerò il mio 36esimo compleanno e come regalo a me stessa diventerò egocentrata. Non egocentrica, quello lo sono già, è un’attitudine. Se non lo fossi non avrei fatto teatro, radio, aperto un blog e nemmeno mi sarei vestita da Dracula per uscire a cena il giorno del mio 21esimo compleanno. …

Coming out in activewear: andare in palestra e non tenere la bocca chiusa

Ormai per me, chiamarlo coming out è inappropriato. Non approccio più le persone con il timore reverenziale dei primi tempi, con la faccia perplessa, valutando reazioni e soppesando parole come chi deve svelare un segreto. Semplicemente, se mi capita che qualcuno mi chieda della mia situazione sentimentale, parlo della mia fidanzata al femminile (non sono mai riuscita nemmeno ad usare il termine generico di “persona”. È una parola che associo al deodorante, non alla donna che amo). In palestra è andata esattamente così. Interno Palestra. Spogliatoio. Entro per cambiarmi e indossare il mio ridicolo activewear da aerobica (sì, mi sento come le tipe di questo video). Nel frattempo le ragazze che si allenano con me iniziano a parlare animatamente di quanto sia difficile mantenere una relazione, che gli uomini sono tutti stronzi ed egoisti e che schifo qui e che palle là. Io continuo nelle mie operazioni per diventare una provetta donna fitness e le ignoro, ridendo mentalmente mentre le ascolto. Il mio silenzio non passa inosservato. Effettivamente sono l’unica che non commenta. Vengo trascinata nella …

La leggerezza di essere se stessi. Anche in banca.

Lo so cosa state pensando. Che a sentirsi leggeri in banca sono bravi tutti. Con i tassi d’interesse sul conto corrente, sarebbe strano il contrario. Però no, io non sto parlando del portafoglio vuoto e del porcellino salvadanaio che viene sventrato ripetutamente, ma della libertà di dichiarare chi si è, senza imbarazzanti perifrasi e rossori. E a questa cosa qui ci penso spesso, non al conto corrente, ma al fatto di non aver paura di dichiarare che sono lesbica quando capita nelle discussioni, all’aver imparato a non dar peso ai visi che si crepano di malcelato stupore o che a stento reprimono smorfie di disappunto. Non mi sento eroica, semplicemente rispondo al mio bisogno di autenticità e sì, pure a un forte senso etico che mi obbliga a metterci la faccia, nella speranza che alla mia se ne aggiungano sempre altre e altre ancora e che siano facce sorridenti e fiere di mostrarsi per quel che sono: facce che amano altre facce. E non sono un’illusa, sono consapevole che chi ho davanti potrebbe essere contrariato. Pace, …

La maternità è sopravvalutata. Parola di mamma.

Adesso basta. Ve lo buco questo elogio sperticato della maternità. E ve lo buco proprio perché sono una mamma. Sono una mamma. Ma anche un’incredibile polemica, una curiosa appassionata, una lettrice instancabile, una collezionista di sogni, una caffeinomane, una cinica necessitata, una piangiona improvvisa, una cuoca versatile, un’amante delle passeggiate sul fiume. Sì, potrei annoiarvi ore ed ore spiegandovi che io non sono solo una mamma. La mia vita è piena di molte altre sfumature e modi di essere. Mi ha sempre dato fastidio essere identificata solo come “la mamma di X”. Come se il parto ti rendesse un corpo unico con l’essere che hai messo al mondo. Mi fanno paura le simbiosi e detesto le fusioni. Solo nella somma dell’individualità si apprezza la complessità dell’essere. Non è l’appiattimento, la chiave della felicità. E se questo vale in ogni relazione, vale ancor di più in quella genitoriale. E poi c’è quest’idea serpeggiante che solo la maternità possa completare una donna. Conosco schiere di mamme infelici che combattono quotidianamente col senso di colpa, divise tra l’amore che …

Ricordatemi così: a fare figuracce ad alta quota

Non ho mai fatto mistero del mio odio per il caldo e l’estate in generale. Odio sudare e rimanere tatuata ai vestiti, alla poltrona dello studio, al sedile della macchina. Da giugno a settembre non sopporto il contatto fisico con quasi nessun essere vivente – umano o animale che sia – e guardo con una certa insaziabile libidine lo sportello del freezer arrivando a invidiare i cubetti del ghiaccio. Alla sdraio ho sempre preferito il plaid sul divano, alla crema solare un bicchiere di vino rosso da bere davanti al camino. Una cosa è certa, però. Anche al freddo riesco a collezionare figuredemmerda. Avrò avuto 18 anni, tallero più briciola meno, ed ero a sciare con i miei genitori in montagna. All’epoca mi piaceva un sacco sciare. Ero la prima ad arrivare sulle piste e l’ultima a scendere. Lanciata in picchiata con il mio zaino verde oliva sulle spalle e la musica nelle orecchie. Mi sentivo invincibile mentre sfrecciavo come un’aquila in picchiata. Ma si sa, non sono aquila e pure vagamente rinco. Appena dietro una curva qualcosa …