Tutti i posts con tag: coming out

La mamma è lesbica – coming out con i miei figli e sviluppi

Ecco come l’ho detto ai miei figli. Così. Quattro parole che, in quel momento, pesavano più di una montagna. Per mesi avevo pensato a quando fare coming out con loro e a come farlo. Nella mia testa rotolavano parole e frasi, immaginavo il mio discorso e più volte lo cambiavo, cercavo di prevedere la loro possibile reazione e, sempre, un pugno allo stomaco mi costringeva al silenzio. Ad ogni giorno che finiva senza che io avessi concluso niente, continuando a trascinare me e loro nella ripetizione di una realtà falsata, mi sentivo un verme appeso all’amo. Un teatrino che mi costringeva ad indossare una maschera così pesante da schiacciare il cuore e il respiro. Poi quel momento è arrivato. Era un pomeriggio di primavera. Brita aveva un paio di anni e Ari otto. Giuseppe era appena tornato dal lavoro. Io ho sentito una spinta interiore a vuotare il sacco. Un calcio nel sedere dell’anima. E così ho chiesto a lui di affrontare insieme il tema della nostra imminente separazione e comunicarla ai bimbi. Ari è rimasto sorpreso e preoccupato …

“E lei è…? Tua sorella?” Cronache di un coming out a sopresa

La scorsa settimana ero a passeggio per il centro di Lucca con Margherita e Manu. Loro due si tenevano per mano, io camminavo pochi passi più avanti per evitare di diventare parte integrante dell’asfalto cittadino. Sovrappensiero come sempre, non mi accorgo di una figura che in lontananza mi fa ciao con la manina. Mi concentro, strizzo gli occhi e metto a fuoco la bidella della scuola in cui lavoro. A volte divento come i bambini e ho difficoltà a ricollocare le persone al di fuori dell’ambiente in cui sono abituata a frequentarle. Cerco di rimediare la figuraccia spiegandole di questo mio deficit e la saluto con simpatia. Noto che il suo sguardo passa in rassegna sia Margherita che Manuela. Alla fine mi chiede chi è quella bellissima bambina con gli occhioni azzurri. Le rispondo che è mia figlia e la sua espressione è sempre più perplessa. I suoi occhi giocano una partita a ping pong e rimbalzano tra me e Manu. Non riuscendo a capire la relazione tra mia figlia e la tipa che la tiene …

Non è coming out, è rispetto verso se stessi

Quando mi chiedono se ho difficoltà a fare coming out, dentro di me sorrido. Non è un sorriso cinico intriso di supponenza, ma l’esternazione della forte tenerezza e dell’orgoglio che mi sale alle labbra, quando ripenso al mio percorso e alla mia situazione attuale. Il primo coming out non si scorda mai, altro che il primo amore (beh, pure quello, dai). L’ho vissuto con terrore, angoscia e paura: da quello più difficile con l’uomo che era mio marito, a quello con i miei figli, con le amiche e gli amici in un crescendo di spontaneità e serenità. Dalla paresi del primo, alla scioltezza di quelli seguenti fino ad arrivare al sorriso di oggi, non posso che darmi due belle pacche sulle spalle da sola. Quando diventiamo protagonisti della nostra storia – e decidiamo di uscire dall’aurea plumbea che l’invisibilità ci mette addosso – stiamo meglio. Non solo fisicamente, ma anche nell’approccio con gli altri. Il problema che ci angosciava tanto, semplicemente smette di essere un problema. Ricevo sempre moltissime mail di persone che mi chiedono dove …

“Il Vaso di Pandora”: innamorarsi della propria insegnante di danza.

“La mia storia è una “non” storia. Lei è la mia insegnante di danza, ormai da diversi anni. Ricordo ancora la prima volta, non che l’ho vista, ma la prima volta che l’ho guardata: una domenica pomeriggio, la scuola di ballo silenziosa; stavo facendo una lezione con altri insegnanti, è arrivata, si è affacciata un attimo alla porta e ha chiesto chi fossi. Da quel momento il mio obiettivo è stato quello di conquistarla, non la conoscevo nemmeno e la volevo conquistare! Ecco, quelli sono stati gli anni fra i più belli e ricchi della mia vita; avevo il ballo, avevo la mia famiglia intorno, ero innamorata, e avevo questo stimolo che mi dava un’energia e una “luminosità” incredibili! Piano piano, frequentando lo stesso ambiente ho avuto modo di conoscerla, e mi sono resa conto che avevamo tantissime cose in comune, compreso il nome! Lei è una donna tutta di un pezzo, ha avuto una vita difficile e forse questo l’ha un po’ indurita, però vedevo che le piacevo, ci facevamo dei regalini, avevamo piccole attenzioni reciproche di infinita dolcezza: io le cucinavo …

“Il Vaso di Pandora” – Il vero mostro è l’abuso sessuale sui bambini, non certo l’omosessualità

[Ho ricevuto questa lunga testimonianza circa un mese fa. L’ho lasciata intatta nella struttura e nella lunghezza perché sintetizzare questa storia sarebbe stata una mutilazione e su questo tema c’è anche troppo silenzio. Questa è la storia di A. Una storia che io stessa faccio fatica a leggere, ma che merita di essere letta fino all’ultima parola.] Amo le storie di “coming out”. Nel periodo in cui io capii di essere gay, ne lessi tantissime. Capii che ogni storia di coming out è complicata dal contesto e degli eventi che ci hanno costretto a stare dentro  quell’armadio psicologico che costruiamo – o ci viene costruito intorno – per nasconderci, proteggerci, o per seppellirci. Ma quando successe a me stessa, non riuscivo a ritrovarmi in altri racconti di coming out. Capii che lo ero sempre stata, che lo intuivo in qualche modo e che lo avevo tenuto nascosto a me stessa. Mi sentivo turbare dal fatto di non averlo capito prima – mi disturbava così tanto che entrai in terapia per comprendere quale fosse il contesto in cui avevo costruito il mio …

“Il Vaso di Pandora” – La storia di M. e la scoperta dell’omosessualità

[Scoprirsi omosessuali ed accettarsi è una discreta prova di consapevolezza e coraggio. Ogni storia è a sé, ognuno con i propri tempi e il proprio “stile”. Ma l’effetto “rinascita” è una costante. Non c’è niente di più meraviglioso del concedersi la libertà di essere se stessi. Grazie, M. per la tua storia.] In un momento della mia vita in cui non vedevo luce e mi sentivo ormai anestetizzata, iniziai a parlare con Lei. Dalla prima telefonata non smettemmo più, in ogni momento libero ci chiamavamo e ogni minuto al telefono era per me ossigeno puro che mi riportava alla vita. Siamo andate avanti cosi per un po’, inventavo scuse per uscire di casa e sentirla. Io non avevo mai avuto una donna, ero intrappolata in un matrimonio ormai morto che ammazzava anche me. Decisi che dovevamo vederci al più presto. Scelta la data, trovato l’alibi per l’uscita serale, prenotata la stanza per lei, fissammo un appuntamento fuori dalla stazioncina del paese. Non c’eravamo mai viste (non c’era ancora la tecnologia di oggi), sapeva che auto avevo …

“Il Vaso di Pandora”: La camicia di Anna e il velo squarciato

La camicia di Anna e il velo squarciato Volevo comprare una camicia. Entrata in molti negozi, viste diverse camicie, nessuna mi piaceva. Scarsissima resistenza alla permanenza all’interno dei negozi, da atavica repulsione verso lo shopping. Quando si avvicinano le commesse e mi dicono “posso aiutarla?” vorrei scomparire all’istante, in un lampo, come un ologramma. Ma poi entro in un negozio di camicie da uomo e toh!, ne trovo un sacco che mi piacciono. Il commesso è gay e ci intendiamo a meraviglia; ne provo una, taglia S da uomo, e mi sta pure bene. La compro. Chissà cosa vorrà mai dire tutto ciò! Ho quasi cinquant’anni e mi sono innamorata una sola volta, a 18. Brava ragazza diciottenne, seria, studiosa, molto religiosa, fidanzata da un paio d’anni con un ragazzo modello di virtù, bravo-bello-buono-studente/lavoratore, e via di seguito. Si prospetta il classico proseguimento: matrimonio, figli, lavoro, vecchiaia tranquilla, vita insieme fino alla morte. Ma ho dei dubbi, sono inquieta. Qualcosa non torna. I dubbi vengono sempre messi prontamente a tacere finché non mi accade di …

Coming out in activewear: andare in palestra e non tenere la bocca chiusa

Ormai per me, chiamarlo coming out è inappropriato. Non approccio più le persone con il timore reverenziale dei primi tempi, con la faccia perplessa, valutando reazioni e soppesando parole come chi deve svelare un segreto. Semplicemente, se mi capita che qualcuno mi chieda della mia situazione sentimentale, parlo della mia fidanzata al femminile (non sono mai riuscita nemmeno ad usare il termine generico di “persona”. È una parola che associo al deodorante, non alla donna che amo). In palestra è andata esattamente così. Interno Palestra. Spogliatoio. Entro per cambiarmi e indossare il mio ridicolo activewear da aerobica (sì, mi sento come le tipe di questo video). Nel frattempo le ragazze che si allenano con me iniziano a parlare animatamente di quanto sia difficile mantenere una relazione, che gli uomini sono tutti stronzi ed egoisti e che schifo qui e che palle là. Io continuo nelle mie operazioni per diventare una provetta donna fitness e le ignoro, ridendo mentalmente mentre le ascolto. Il mio silenzio non passa inosservato. Effettivamente sono l’unica che non commenta. Vengo trascinata nella …

Omosessualità e ghetti. Davvero ne abbiamo bisogno?

[Premessa: non ho la presunzione di giudicare le scelte di nessuno. Solo la voglia di riflettere a voce alta. E siccome andare al mercato, fermare gente a caso e chiedere non mi è sembrato opportuno, ho scritto questo post. Astenersi polemic* stitic*, e premestruat* cronic*.] Le persone LGBTQI vivono in un Paese che discrimina e che non concede loro alcun tipo di tutela né di diritto. L’omofobia esiste e miete vittime. La paura di uscire allo scoperto c’è ed è tanta. So di persone sbattute fuori casa dopo il coming out con i genitori, donne picchiate dal marito davanti ai figli per aver “confessato” di essersi innamorate di una donna, ragazzini picchiati a sangue a scuola perché “sono delle brutte checche”. E cercare dei luoghi protetti dove poter essere se stessi, al riparo dal giudizio degli altri, per alcuni diventa una necessità. Se il “nido” può essere comodo nella fasi iniziali, per conoscere l’ambiente, per prendere confidenza con se stessi senza timore, a lungo andare diventa una gabbia. Per me sarebbe la morte. I luoghi LGBT …

La leggerezza di essere se stessi. Anche in banca.

Lo so cosa state pensando. Che a sentirsi leggeri in banca sono bravi tutti. Con i tassi d’interesse sul conto corrente, sarebbe strano il contrario. Però no, io non sto parlando del portafoglio vuoto e del porcellino salvadanaio che viene sventrato ripetutamente, ma della libertà di dichiarare chi si è, senza imbarazzanti perifrasi e rossori. E a questa cosa qui ci penso spesso, non al conto corrente, ma al fatto di non aver paura di dichiarare che sono lesbica quando capita nelle discussioni, all’aver imparato a non dar peso ai visi che si crepano di malcelato stupore o che a stento reprimono smorfie di disappunto. Non mi sento eroica, semplicemente rispondo al mio bisogno di autenticità e sì, pure a un forte senso etico che mi obbliga a metterci la faccia, nella speranza che alla mia se ne aggiungano sempre altre e altre ancora e che siano facce sorridenti e fiere di mostrarsi per quel che sono: facce che amano altre facce. E non sono un’illusa, sono consapevole che chi ho davanti potrebbe essere contrariato. Pace, …