Autore: fuorilogo

E la scelta delle fedi

Finalmente Manu è a casa (a spargere tazzine di caffè in ogni stanza – vedi QUI) e stiamo cercando di ritagliare il tempo per iniziare a organizzare il matrimonio. Non avendo ancora chiaro lo stile dell’evento, non abbiamo ancora deciso gli abiti, il luogo del ricevimento e neppure il numero degli invitati. Quello che sappiamo è che sarà very low budget (quindi sbizzarritevi pure con idee e suggerimenti). Siamo dunque partite da quello che probabilmente è uno degli ultimi impicci: la scelta degli anelli. Sapevamo che ci sarebbe piaciuta una fede che si capisse a dieci miglia che è una fede, che non si confondesse con un anello “altro”, ma – siccome la fede classica era troppo classica – ne avremmo voluta una che fosse un po’ diversa.  Tronfie di aver fatto della confusione il nostro vessillo, ci siamo recate in una gioielleria artigiana. Entriamo, dopo aver suonato il campanello, in un ambiente austero, molto tradizionale e che ha ben poco a che spartire con l’idea di artigianalità e creatività che staziona nel mio cervello. …

La mia fidanzata e la Sindrome dello Sheraton

Oggi parleremo della Sindrome – con tanto di maiuscola, ‘sì da permettervi di coglierne l’importanza e la gravità – dalla quale è affetta la mia fidanzata. Tale Sindrome è altamente virale, ha già contagiato il resto della famiglia, compreso il mio ex marito. Pertanto si consiglia la lettura del post accucciati in un angolo buio. Se siete sui mezzi pubblici potete fissare una macchia di sudiciume a caso. Pare che tenebre, puzza e zozzo impediscano la propagazione del virus. Per capire di cosa si tratti, dovrete concedermi anche una breve digressione narrativa. Siamo nel decennio scorso, quando Manu, giovane e spavalda manager di primo pelo si accingeva ad abbracciare la causa del nomadismo intercontinentale per soddisfare la propria bramosia di conoscenza e carriera. La giovane e spavalda di cui sopra era avvezza saltare da un aereo a un treno più volte la settimana, si nutriva di croccantelle al bacon delle macchinette, caffè nero e Pringles e pernottava in hotel & residence di vario genere. Ma negli ultimi 3 anni, la sua vita aveva avuto un …

Edizione Premio Doppia Emme (Premio MammaMerda) 2017/2018

Con l’inizio del nuovo anno scolastico prende ufficialmente il via Il Premio MammaMerda (che per praticità abbiamo chiamato Premio Doppia Emme) Apro le danze con due episodi. Episodio Uno Il Figlio Grande ha iniziato il liceo. Per ora tutto bene, fatta eccezione per la questione del trasporto. Un po’ per incompatibilità con i nostri impegni di lavoro, un po’ per responsabilizzarlo e renderlo autonomo abbiamo deciso che avrebbe preso il pullman. Per lui – che ha un cuore sportivo e l’età in cui misura i muscoli con orgoglio e conta i brufoli in preda alla disperazione -non ci era sembrato un grande sforzo mandarlo a piedi fino alla fermata dei mezzi. Ma, ahimé, ci sbagliavamo. A lui piace l’attività fisica, ma nei tempi e nei modi decisi da lui. Per farla breve, percorrere a piedi questo tragitto equivale nella sua mente di adolescente a una tortura ingiusta, nemmeno gli avessimo chiesto di fare Iron Man scalzo o sui palmi delle mani (cosa che invece, a pensarci bene, avrebbe accettato di buon grado). Sordi ai brontolii, …

E la richiesta di Unione Civile in Comune

E quindi siamo andate in Comune a Lucca per “prenotare” la nostra Unione Civile. Ad aspettare, nella sala dell’anagrafe, un altro paio di coppie. Dal fatto che fossero uomo&donna, ho presunto che fossero coppie etero(arguta, eh). Mi sarebbe piaciuto che non fossimo state le uniche due donne, ma pazienza. Ho anche tanti amici etero e sono brave persone. Quando è arrivato il nostro turno ero così emozionata che ho avuto un lapsus a scrivere la mia data di nascita. E la penna non funzionava a dovere e il risultato è stato un puntinismo da alcolista effetto “ho scritto t’amo sulla sabbia della gatto”. Al momento del colloquio per definire la data, la scelta della location, l’orario e il tariffario del Comune, l’impiegata ci ha edotte anche sulle regole di buon senso della sala: Niente lancio di sampietrini e ciottoli, niente iguane al guinzaglio, né volo di coleotteri. Soprattutto, se speravate che avrei installato un allevamento di San Bernardo con il barilotto pieno di grappa al collo, mi spiace – ma niente. Gli invitati dovranno venire …

E Barz si sposa!

Salve, fedelissimi lettrici e lettori Chi mi segue sui social sa che pochi giorni fa ho annunciato con fanfare e giro pizza virtuale il mio matrimonio con Manu (ribadendo che sì, lo so che è un’unione civile, che lo Stato ci tratta da cittadini discriminati, che è il contentino per tenerci zitti – e infatti mica smetto la lotta per la parità dei diritti – ma per me è un matrimonio a tutti gli effetti. Quindi, sappiate che in culo a tutt*, lo chiamerò così). La cosa era nell’aria, tempo fa era arrivato anche l’anello, ma io avevo un po’ fatto Nostra Signora della Procrastinazione Assistita e avevo differito il responso previa consultazione del futuro tramite lettura delle bolle di mozzarella e dei disegni che le ali dei fenicotteri glabri formano durante la stagione dei monsoni australi. Il motivo principale di cotanta palinculaggine era la strizza. Avete presente no? Quel bolo che si forma all’altezza dello stomaco e crea un effetto cinghiale lardellato a colazione e poi scende a liquefare le viscere tipo… Sì, dai, …

Io e te – eppure non ci avrei scommesso manco una birra

Sarà che quando parti rimango sempre un po’ spaesata. Ti accompagno all’alba a prendere il passaggio che ti porterà a Milano e passo le due ore successive a girare per casa a vuoto, aspettando di vederti sbucare con in mano il pc o l’ennesima tazzina di caffè. Invece no. Oggi sono malinconica, perché è stata un’estate bella, piena di caos e amore e progetti condivisi. E mi manchi. Penso alla nostra storia. Ci siamo conosciute per caso in un gruppo di lavoro, la simpatia è scattata subito reciproca, ma niente di più. Io avevo la mia vita e tu la tua; ci piaceva chiacchierare, confrontarci e ridere con il nostro senso dell’umorismo non comprensibile a tutti, quello sì. Io vivevo a Lucca, tu a Stoccolma. Poi la vita si è accartocciata. Io facevo l’ospite in quella che all’epoca era casa mia, insieme a una compagna che ha fatto di tutto per allontanarmi – salvo poi fare la vittima e lamentarsi di essere stata lasciata. Mi sono dovuta trasferire a Milano per lavoro e per scappare …

Finisce l’estate e anche la mia relazione a distanza

Eccomi! Sono tornata. Un po’ mi è mancata la routine dello scrivere il blog, ma avevo bisogno di fermarmi. Avevo finito le energie, mi sentivo rinsecchita al pari di un limone dimenticato sul ripiano più alto dello sportello del frigorifero. Quest’anno mi sono sdata alla scrittura, non solo quella “professionale” in veste di copy, web writer e docente dei corsi, ma soprattutto la stesura del romanzo e i conseguenti passaggi di editing mi avevano prosciugato un bel po’. L’arte richiede tempo e ascolto. Come la pizza. Le idee hanno bisogno di affrontare basse maree e tempeste, prima di adagiarsi su una calda spiaggia ed affiorare alla coscienza. Come il caffè. In sintesi, se nella vita hai capito pizza&caffè stai ‘na crema. Ho avuto bisogno di silenzio, di cose di casa, di viaggiare, di leggere la valanga di libri che si era accumulata sul comodino e che minacciava ormai di schiacciarmi nel sonno. Mi sono dedicata a me stessa e alla famiglia, cercando di addomesticare i pensieri e le emozioni forti degli ultimi mesi, di pettinare …

Che ne sappiamo noi, mamme senza tempo libero?

Tempus Fugit! E se sei mamma, lavori, hai una vita, un cane, dei sogni, sai bene quanto sia inestimabile l’ottimizzazione delle ore quotidiane. Martedì scorso le mie creature sono partite per la vacanza con il papà ed io – per la prima volta – mi sono trovata a casa per una settimana. Sola. In realtà c’è Iole Topocane che mi segue come un’ombra e con la quale dialogo vivacemente, ma di umani, in casa, solo io. Per me, che da sola non sono stata mai (potete leggerla cantando) è stata una bella prova. Questa casa sempre sovraffollata di gente: Manu, io, Giuseppe, i nostri amici, i figli, gli amici dei figli è piombata nel silenzio. Adesso posso dirvelo. Ero terrorizzata dall’idea che mi sarei sentita persa e triste. E invece mancoperilcaxxo! Mi sveglio presto, lavoro, mangio quando ho fame, dormo quando ho sonno, ho iniziato il corso di Nordic Walking, ho sistemato delle piante per abbellire l’ingresso, ho pitturato dei mobiletti da giardino che si stavano decomponendo, ho bevuto aperitivi con persone che non riuscivo …

Come impiegare la figliolanza in opere virtuose

I miei figli ciondolano. Non so se sia una sindrome ricorrente e diffusa, ma ho scoperto che un adolescente e una ottenne, abbandonati nel tedio, iniziano a oscillare come il pendolo di Foucault. Tra il divano e la cucina, tra la camera e il giardino, tra un Mamma, che faccio? a un Mamma, posso accendere la Tele?, tra un Mi annoio a un Uffa, ma sei sempre al pc? La mia estate viene scandita dal lamento. Esaurita la parentesi campo estivo e in procinto di iniziare la vacanza con papà, pare che i Due fatichino a trovare una propria dimensione a lungo termine. Lui va in bici, poi traffica con le riparazioni didiosacosa. Lei scrive storie – per lo più splatter, disegna e organizza eventi a base di tè e pasticcini per peluche obesi e sedentari. Ma il tempo in estate è lungo, la giornata dilatata e inversamente proporzionale alla mia capacità d’inventare qualcosa da proporre [anche perché spesso mi rifiuto, ‘che mica faccio l’intrattenitrice io, eh]. Persino Iole Topocane è afflitta dalla noia. Dalla sua …

Burocrazia e transfobia: la storia di Ethan

Ethan deve sottoporsi a un intervento in anestesia totale alle corde vocali programmato per il 19 luglio. Segue tutto l’iter burocratico ospedaliero per la preospedalizzazione: compila moduli, esegue esami diagnostici e visite. Sembra filare tutto liscio. Poi accade che – sempre dopo aver seguito anche l’iter snervante a cui in Italia sono sottoposte le persone che decidono di intraprendere un percorso di transizione – pochi giorni fa, sentenza alla mano, Ethan può finalmente cambiare i propri documenti anagrafici. Questa mattina la sorpresa. Ethan telefona all’Ospedale San Luca e scopre che non essendo più Cinzia Ricci, ma Ethan Ricci, la sua pre-ospedalizzazione non è più valida. Gli viene comunicato che dovrà rifare tutto da capo: visite, esami e soprattutto finirà di nuovo in coda alla lunga lista di attesa. Non importa che abbia le sentenza e una cartella clinica. Secondo la burocrazia dell’ospedale basta cambiare nome che, magicamente, i valori delle analisi cambino e non siano più validi. Sono profondamente indignata per quanto successo al mio amico Ethan. Spero vivamente che le istituzioni si muovano per …