Nuda veritas
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L’impegno civile come scelta etica

Non si vedeva una ferocia così dall’invasione degli Unni. Sono cambiate le armi, sono cambiate le strategie, ma la capacità tipica degli esseri umani di accanirsi uno sull’altro nei momenti di precarietà, quella no, non è mai cambiata dall’età della pietra.

Lo sapevano bene i vari tiranni della Storia, che è sempre utile incanalare l’odio delle masse frustrate, impoverite e deprivate della speranza verso coloro che sono ancora più miserabili e numericamente inferiori. Lo spiegano bene gli storici, i filosofi dal XVI sec d.C. in poi, ma niente arriva più, le lezioni del passato non servono, perché la cultura ora è reputata un disvalore e chi se ne rende portavoce è solo un fighetto che fa spocchia della lezioncina imparata a memoria.

Il web, che avrebbe dovuto salvarci e permettere all’umanità di evolvere, si è rivelato un gigantesco fallimento, una cloaca che schiuma rabbia e ignoranza. Vince chi urla, chi insulta, chi ridicolizza, chi condivide notizie non solo senza prendersi la briga di verificarne l’attendibilità, ma proprio per il gusto di vomitare livore. Sopravvivono bolle di resistenza, però, di persone che cercano di arginare, di discutere in modo civile, di argomentare, anche se è faticoso, anche se forse è inutile.

Perché lo facciamo? Perché è una questione di dignità e di etica personale. Perché magari siamo quattro. Ma è giusto che quelle nostre quattro voci rimangano, ci siano, non si arrendano e magari poi diventino cinque, sei. Credo nell’acqua che scava le montagne, credo nei miei valori, nella mia umanità, nella mia capacità di immedesimarmi nelle vite altrui, credo nelle parole e credo che valga almeno la pena provarci.

Tra dieci, vent’anni, alla domanda: “Tu hai taciuto e approvato?” risponderò che no, io zitta non sono stata, anche se non è servito a niente. Considero valore l’impegno civile e continuerò, nonostante tutto.

Adesso è il momento che si giochi a carte scoperte, che le bolle crescano, che le voci civili si facciano sentire con fermezza e provino ad uscire fuori. Ognuno di noi può fare la differenza, soprattutto chi sa che le proprie parole raggiungono un numero elevato di persone.

Facciamoci un favore, proviamoci. Altrimenti vinceranno il razzismo, l’odio, l’arroganza, i bulletti. Non ci sono solo loro e non sono nemmeno sicura che siano la maggioranza, ma solo coloro che emergono di più e si autofomentano.

Perdonatemi se in questo periodo non riesco a parlare di cose leggere, ma non sempre si può.

 

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  1. D’accordo su tutto, la vera domanda, per quanto mi riguarda, è “come fare?”. Rispondere agli idioti facendogli notare che sono idioti è abbastanza noto essere un metodo controproducente. C’è un pezzo di Paolo Attivissimo in merito su Le Scienze di questo mese [Luglio 2018], inoltre anche questo pezzo su Medium, ripreso in Italia da questo articolo de Il Foglio (!)[2].

    [1]: https://thewholestory.solutionsjournalism.org/complicating-the-narratives-b91ea06ddf63?gi=b5c8f519704e
    [2]: https://www.ilfoglio.it/societa/2018/07/03/news/lunico-modo-per-salvarsi-in-unera-di-conflitti-e-la-complessita-203462/

  2. Ti capisco perfettamente, mi sento nello stesso identico modo. Voglio fare qualcosa perché non si può assistere silenziosi a ciò che sta accadendo ma, oltre continuare a parlare parlare parlare, non so cosa potrei fare di pratico di diverso dal solito. Almeno non sono sola 🙂

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