Nuda veritas
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Come ottenere l’obbedienza del figlio adolescente tramite minacce moderne e digitali

[Post estremamente diseducativo, perfido, pedagogicamente scorretto. Astenersi Crepet e Morelli da social, moralizzatori, genitori-che-vi-credete-perfettini-ma-poi-vi-mettete-le-dita-nel-naso-ai-semafori.]

Capiamoci. Ho un figlio adolescente e – nonostante non sia neppure dei peggiori – a volte sogno di abbandonarlo all’Autogrill o di chiudermi io, nel bagno dell’Autogrill, e sperare che la mia famiglia si dimentichi di me, ma è improbabile, visto che sono Colei che guida sempre. Mio figlio, come tutti gli adolescenti medi, è posseduto da contraddizioni e sbalzi d’umore tali da far apparire me – nota come una mansueta bestiolina di satana –  una docile e flemmatica creatura; chi mi conosce riesce a cogliere l’iperbole, per gli altri, arrivateci: è tipo che tutto e niente e niente è il contrario di tutto. Chiaro, no?

Come si sopravvive? Se anche tu hai a che fare con domande che rimangono a rondeggiare nell’aria irrisposte, lavoretti e incombenze non portate a termine, negligenza, sciatteria e altre forme di ribellione adolescenziale, se pure tu hai provato diverse forme di educazione tradizionale che spaziano dal battiscopa (elettrico, perché quelli in bambù non sono sopravvissuti alla nostra generazione) al manuale di ipnosi, pensando anche alle sostanze psicotrope; se anche tu, stai messo così, siediti – e versa un bicchiere di vino anche per me – che ho la soluzione.

Permettimi di chiarirti prima che la colpa non è tua, ma della destrutturazione della figura primaria di riferimento, unita anche a una smaterializzazione del ruolo autorevole degli archetipi storicamente deputati all’educazione che hanno reso inservibile l’uso degli strumenti formativi analogici. In altre parole: con ‘sti regazzini non funziona manco la ciavatta. E allora mi sono interrogata sul da farsi e ho capito che la risposta era lì, sotto i miei occhi, anzi nella mia mano: il telefono.

E sì, cari, la tecnologia può essere un valido alleato. Vi spiego come ho piegato la volontà di Figlio utilizzando la minaccia digital per risolvere le più comuni controversie familiari.

– Figlio non risponde dalla sua camera? Attaccati al telefono e, se non ottieni risposta, minaccia di scrivere sulla sua bacheca Facebook per spiegare la tua frustrazione a tutti i suoi amici.

– Non mette in ordine la camera/lascia disordine negli spazi comuni? Minaccia di postare foto dello schifo e taggarlo su Instagram.

– Risponde in modo arrogante/saccente? Un bel video live su Instagram – sempre con tag, mi raccomando – è l’ideale.

Come ultima ratio, potete sempre prendere il telefono e darglielo in testa, del resto siamo genitori che sono cresciuti nella cultura analogica e solo successivamente convertiti al digitale.

Se poi, proprio proprio, non siete riusciti a ottenere niente, vi ricordo che poche righe sopra ci siamo versati dell’ottimo vino.

Alla salute, la nostra.

 

 

4 Commenti

  1. Ho una domanda: faresti davvero quello che dici minacciando il giovane imberbe? Cioè. Lo so, lo so che quello che conta è che sia lui a credere che tu lo faresti sul serio, ma… detto tra noi: lo faresti mai?

  2. Katia dice

    Io lo farei se proprio non mi da udienza. Anche se lui ha già affermato che mi denuncerà 😁

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