Nuda veritas
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La persona che avrei voluto accanto

In questo periodo mi stanno capitando una serie di eventi (alcuni sfortunati, altri decisamente positivi) che mi hanno a portato a riflettere su me stessa e la mia vita. Una riflessione da ruttino del dopo cena, insomma, come ad esempio: Chi sono davvero? Cosa mi rende felice? Su quale base appoggiano i miei piedi? Quali stelle seguono i miei sogni? Ma anche “Quali funghi mettere sulla pizza?”. E così ho capito una cosa – una cosa proprio perché è materica, tanto grossa da colpirmi in piena fronte – che io sono felice perché non solo ho scelto di esserlo, perché cerco di circondarmi di amore e di donarne, perché m’impegno a rendere il mondo un posto migliore di quello che ho trovato, ma soprattutto perché sono diventata la persona di cui avevo bisogno. (Per i funghi preferisco gli champignon in primavera ed estate e i porcini in autunno e inverno).

Per me è stata una conquista faticosa – non i funghi – la consapevolezza, dico; per un lungo periodo della mia vita non sono stata in grado di appagarmi, di soddisfarmi. Di bastarmi. In passato ho finito per circondarmi di persone che ho poi privato della loro soggettività, rielaborandole sulla base delle mie aspettative, rivestendole delle caratteristiche di cui avevo bisogno. Ho spesso trasformato gli altri in personaggi e lo sono diventata io stessa, imprigionando tutti e tutte nella trama del mio romanzo mentale. Ho reso i loro volti più belli, la loro pelle più accogliente, la mia vita più armoniosa. Ma erano filtri che mettevo per rendermi l’esistenza più gradevole. E, quando il velo cade, ci si ritrova nudi e sconosciuti. Riempivo in modo bulimico e mi accozzavo a chi avevo accanto con la tenacia di chi deve arrivare in cima e invece scivola lungo la parete bagnata. Ho fatto del male agli altri, ne hanno fatto a me e io ne ho fatto a me stessa.

E invece la ganzata è che la felicità è sempre stata lì, che l’unica corda di sicurezza che mi ha sempre salvato sono io. Io, che so come prendermi cura di me, che ho imparato a fermarmi senza sentirmi in colpa e a godere delle montagne russe dell’esistenza, ad essere appoggio per chi aveva bisogno di me senza sentirne il peso, a sorridere per quel che accade. E sono diventata capace di accogliere persone e situazioni nuove, perché tanto l’unica cosa che si può tenere sotto controllo nella vita è la pressione delle gomme dell’auto.

Perché la luce non era in fondo al tunnel, era dentro di me. E ho imparato che la persona più importante della mia vita sono io, arricchita e completata da magnifici e imperdibili compagni di viaggio.

 

8 Commenti

  1. Angie dice

    In assoluto, uno dei post più belli, se non il più bello, che ho letto!!
    grazie!
    <3

  2. Luciana Elefante dice

    Quella luce che ora esprimi attraverso le tue parole, che diventano luce per altri ❤

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