Nuda veritas
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Esercitare la volontà smettendo di fumare

A smettere di fumare ci ho provato un sacco di volte. Ma poi ricominciavo. Il motivo, fondamentalmente, è che a me fumare piaceva. E rinunciare a qualcosa che ci piace non è solo difficile, ma impossibile – a patto di non rimetterci in salute mentale. Almeno, così è per me e ammetto che il mio edonismo è ben radicato ed è secondo solo al mio senso etico ed estetico. Detto in parole povere: mi piace stare bene, laddove ciò non pregiudichi danni agli altri.

La sigarettina, quindi – rigorosamente autoprodotta, perché anche la manualità e il gesto estetico, appunto, dovevano essere soddisfatti – accompagnava ogni momento della giornata associato al relax: la pausa di metà mattina e pomeriggio, il dopo pranzo e il dopo cena e le uscite con le amiche. Inutile specificare che fungeva anche da ciuccio in caso di stress.

A onor del vero non ne fumavo una quantità elevata, ho sempre cercato di mantenermi intorno alle 5-7 al giorno e raramente ho superato le 15, per di più sono stata così cretina da iniziare a fumare a un’età in cui le persone sagge in genere smettono, intorno ai 20. Nonostante non fossi quindi un caso disperato di accanimento, abbandonare quella  che più che una coperta di Linus potremmo definire una coltre di Fumus mi era faticoso: ci ero ricaduta sempre.

Finché, come mi aveva predetto qualche ex-fumatore, non è scattato un click nel mio cervello: improvvisamente fumare mi faceva bruciare la gola, i miei abiti, i miei capelli, le mie mani puzzavano – i miei figli e mia moglie non perdevano occasione di farmelo notare e di chiedermi di smettere – e dall’oggi al domani ho buttato via il tabacco, senza aspettare, come avevo fatto in passato, di terminarlo.

È passato un mese e mezzo da quel giorno, non molto, certo, ma la buona notizia è che me lo ricordo perché l’ho scritto sul calendario e non perché il mio cervello lo abbia memorizzato e che non bramo la sigaretta in mano alla mia amica mentre ci beviamo una birra. Alcool e caffè non mi provocano più alcuna associazione funesta. Per aiutarmi nell’impresa mi sono coccolata con un paio di regali.

Il fattore vincente, però, credo sia stata la voglia di svoltare, perché a questa scelta è seguito anche un cambiamento di alimentazione e un certo accanimento sportivo (che per me si traduce in quotidiane camminate di un’ora con pesi a caviglie e polsi e stretching, niente di che, eh, ma per me che, come unico sport digitavo sulla tastiera e sfogliavo pagine, è un grande passo avanti). Gradualmente noto che sto limitando anche caffè e alcolici.

Adesso, però, devo trovarmi qualche vizio turpe, non va bene diventare così virtuosina alla mia età, no? Apro una sezione di scrittura erotica? Scrivo un romanzo noir?

E voi, che rapporto avete con i vostri vizi? Siete riuscit* a disinnescarne qualcuno? Come ci siete riuscit*?

 

[Come sempre, non vi sto suggerendo un metodo per smettere di fumare – così come non ho mai consigliato La Tecnica Del Coming Out – ma solo raccontando la mia esperienza.]

17 Commenti

  1. Lidia dice

    ciao Veronica, sono una di quei “lettori silenti” che non scrivono mai.. Sono capitata su questo blog per caso un annetto fa, e da allora ti/vi seguo sempre. Volevo finalmente salutarti, auguri per il matrimonio, sei mancata in questi mesi!

  2. Lightblue dice

    Il rapporto con i miei vizi è virtuoso, amo averne ed in qualche modo li coltivo. Nel quotidiano vive e trionfa il dovere adempiere ad ogni impegno e proprio in questa prateria serpeggia il vizio come esercizio di libertà, uno spazio bianco personale. Odio liberarmi dei miei vizi che sono stupidi, ma forse questo è solo un pregiudizio. Penso che il vizio possa connotare e definire e non debba essere solo criminalizzato, il vizio è libertà dal dovere essere.

  3. Io ho smesso di fumare due volte: la prima sei anni fa dopo diciassette anni che fumavo. Ho ripreso stupidamente quattro anni dopo per poi rismettere, definitvamente, due anni dopo e precisamente il 13 settembre del 2014. Ora sono più di tre anni che non fumo più e francamente non mi manca per niente. La prima volta è stata dura: la notte mi ritrovavo a sognare di fumare con gusto misto ad un infinito e disperato senso di colpa. La seconda volta, invece, ero talmente nauseata dal fumo, dall’odore, dalla tosse e dal raspino in gola la mattina che smettere è stata una liberazione.

    Ora mi piacerebbe smettere di lavorare e fare la fare la vita del “michelas: mangià, bif e andà spass”, ma non credo che ce la farò tanto presto (e facilmente).

  4. Smesso di fumare da un giorno all’altro perché mi ero stancata di puzzare. Sono quasi 4 anni, non ricordo il giorno, era intorno al mio 40esimo compleanno. Mi sono fatta un regalo meraviglioso! Poi vabbè, sono alcolizzata, ma che ci vuoi fare, un vizio bisogna pur averlo 😛

  5. Laura dice

    Ciao Veronica,
    Sono una tua lettrice silenziosa dal febbraio 2014, quando il tuo blog venne consigliato da Enrica Tesio su Tiasmo. Sono passati 4 anni da allora, e mi rendo conto che è arrivato il momento di dirti almeno un grazie, di farti tutti i miei complimenti, di augurarti tutta la felicità che meriti 🙂 Un abbraccio!

  6. Ciao, io sono occasionalmente commentante… 🙂Anche io avevo iniziato a fumare a vent’anni passati (ora vado per i 47) e non ho mai fumato più di 6/7 sigarette al giorno, mediamente ne fumavo un paio. Ho smesso otto anni fa, senza alcun ripensamento e dall’oggi al domani, quando ho capito che quello che per vent’anni non avevo mai considerato un vizio lo stava diventando, perché sentivo quasi il bisogno di fumare: ho messo il pacchetto di sigarette iniziato in un cassetto e non ci ho più pensato (l’ho preso solo dopo diversi mesi per regalarlo a un’amica fumatrice). Adesso l’odore della sigaretta non lo sopporto nemmeno più. Ti abbraccio

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