Nuda veritas
17 Commenti

Messico e (molte) nuvole – o anche di come scrivere due versioni della stessa storia

Oh. Eccomi tornata. Sono tornata dal viaggio di nozze. Sono tornata – per ora – alla mia vita. Sono tornata rossa (di capello, non mi sono ustionata).

Dopo quasi due mesi di latitanza e scarsa presenza – intesa non solo sui social e sul blog, ma nella realtà oggettiva – persa tra matrimonio e viaggio di nozze, sono tornata.

Sì, ho bisogno di ripetermelo perché devo fissare il molo un’ultima volta, prima di salpare. Del resto è lunedì, piove e crescendo sono diventata terribilmente lenta, ho bisogno di scaldare le dita sula tastiera e mettere in moto il cervello. Poverino – il mio cervello – ci sono tante cose che sobbollono là dentro e che si sono smosse e sedimentate e mosse ancora, in questo periodo di silenzio. Ma andiamo con ordine. Nelle prossime settimane vi parlerò anche di nuove idee, nuovi progetti. Oggi, invece, vorrei mostrarvi come è facile spostare il focus di una stessa vicenda e trasformare la realtà in idilliaca o tragica.

Del mio viaggio di nozze ho creato due versioni: la Phyg@ e la Merd@. A voi la scelta.

Versione Phyg@

Finalmente ci siamo, siamo a Milano in attesa di prendere il volo che ci porterà a Cancun e da dove inizierà la nostra Luna di Miele. È ancora notte, mentre usciamo dall’hotel per salire sul taxi che ci porterà in aeroporto, la città è ricoperta da una bianca coltre di neve, i fiocchi ci solleticano il viso. Sono pronta per i Caraibi ma, da amante del freddo, non potevo desiderare commiato più romantico. L’aereo decolla con un po’ di ritardo, ma ne approfittiamo per una dose extra di coccole. Il volo intercontinentale è sereno, solo qualche piccola turbolenza ci ricorda che siamo immerse tra le nuvole e non sedute sul divano. Riesco perfino ad addormentarmi.

A Cancun ci aspetta un Hotel in riva all’Oceano. La meraviglia. E, ovviamente, non manchiamo di degustare le prelibatezze locali, prima di abbandonarci al sonno. Il giorno successivo iniziamo il tour: 2000 km in una settimana tra Yucatan, Tabasco e Chiapas. Siamo rapite, incantate dai colori lussureggianti, dall’allegria delle casupole colorate a bordo strada, dei bambini che giocano per strada e dalla maestosità delle piramidi Maya. Attraversiamo il Rio Usumacinta che divide il Messico dal Guatemala, ascoltiamo il richiamo delle scimmie urlatrici che ci osservano dagli alberi, i coccodrilli che riposano sulla riva. Ci concediamo anche una divertente escursione in kayak in una laguna, con tanto di cielo stellato e cena sulla riva a lume di candela.

E, dopo tanto girovagare, eccoci arrivate alla seconda settimana: quella deputata al relax in un Resort sul mare dei Caraibi. La temperatura è mite e veniamo sorprese da qualche temporale tropicale che ci ricorda la potenza della natura; l’aria è satura di profumi e l’oceano in tempesta ha qualcosa di magico, nella sua ancestrale potenza. Non potendo fare il bagno, ne approfittiamo per rilassarci, leggere e coccolarci. Durante una giornata di sole riusciamo a concederci persino uno snorkelling nella barriera corallina. In un battito di ciglia arriva la data del rientro: il viaggio ci mancherà, ma che gioia incontrare in aeroporto una ex compagna del liceo che non vedevo da anni, trovare due care amiche ad aspettarci all’aeroporto e i bambini a casa che ci accolgono trepidanti.

Versione Merd@

Siamo a Milano, trascorriamo la notte precedente la partenza in un hotel vicino all’aeroporto perché dobbiamo presentarci ai controlli a un’ora che il mio cervello non è nemmeno in grado di contemplare: le 4 del mattino. Una volta aperta la porta della camera, ci accorgiamo che il tipo della reception ci ha mollato una doppia al posto della matrimoniale – nonostante nostra esplicita richiesta; al che torniamo dal tipo e ci facciamo assegnare un letto grande al posto dei suoi lettini per nani di Biancaneve, ribadendo che non per forza due donne in viaggio sono due amiche.

Quando usciamo dall’hotel per prendere il taxi che ci porterà in aeroporto ci accorgiamo che è tutto bianco e sta fioccando neve modello tempesta artica. Ovviamente io sono vestita come una cogliona: felpina, jeansino e giubbino e ho già un raffreddore da paura. Il volo è in ritardo, rimaniamo due ore a bestemmiare silenziosamente perché l’aereo è ricoperto di neve ghiacciata e lo devono sbrinare. Dalla lentezza dell’operazione, ipotizzo che lo stiano facendo alitandoci sopra. Nel frattempo ho già finito la scorta di fazzoletti per soffiarmi il naso e devo ripiegare sulla carta igienica. Il volo procede benino, riesco anche a non attaccarmi a canna alla boccia di Xanax che ho nello zainetto e reprimo le crisi isteriche per le turbolenze sorseggiando prosecco.

A Cancun ci aspetta un hotel in riva all’Oceano. La meraviglia. Peccato che siamo morte di stanchezza e al mare diamo giusto una rapida sbirciata. Mangiamo come due pitoni inaugurando le due settimane di Dieta Messicana “T”, ovvero a base di Tacos, Tortillas, Tamales. Nel letto festeggiamo la prima notte di viaggio di nozze dormendo come due ghiri, tanto per continuare con le similitudini animalesche. Il giorno successivo iniziamo il tour: 2000 km in una settimana tra Yucatan, Tabasco e Chiapas. Siamo rapite, incantate dai colori lussureggianti, dall’allegria delle casupole colorate a bordo strada, dei bambini che giocano per strada. Incredibile anche la maestosità delle piramidi Maya, che però sono ripide e io soffro di vertigini, come mi ricordo una volta giunta al momento di discenderle. Attraversiamo il Rio Usumacinta che divide il Messico dal Guatemala, ascoltiamo il richiamo delle scimmie urlatrici che ci osservano dagli alberi, i coccodrilli che riposano sulla riva. Fortuna che ho litri di repellente: le zanzare sono incazzate e aggressive, mi pungono nonostante sia unta come fettina di bacon. Ci concediamo anche una divertente escursione in kayak in una laguna, con tanto di cielo stellato e cena sulla riva a lume di candela. Peccato solo che mia moglie, davanti nel kayak doppio, mi abbia interamente ricoperta di alghe ad ogni pagaiata e la cena l’abbia trascorsa a cercare di asciugarmi con il calore delle candele di cui sopra. Durante la cena, Manu si spacca un molare.

E, dopo tanto girovagare, eccoci arrivate alla seconda settimana: quella deputata al relax in un Resort sul mare dei Caraibi. La temperatura fa schifo, è calata di dieci gradi e c’è un vento modello Bora a Trieste: a stare in spiaggia si finisce per essere sabbiati come i travi di castagno durante il restauro edilizio. E piove. Piove quasi incessantemente. E a me è venuto il ciclo. E a Manu duole il dente. Attività concesse: leggere, dormire, mangiare come pitoni, alcolizzarsi di Margarita. In un immotivato momento di ottimismo, decidiamo di iscriverci ad un’escursione che prevede lo snorkelling nella barriera corallina. Questi simpaticoni di organizzatori, pur di non rendere la quota pagata in anticipo, ci sbattono giù da una barca in mezzo all’oceano in tempesta, Manu per non affogare mi spinge contro la barriera corallina, mi ferisco ad una gamba come Garibaldi, lei va in panico e io la trascino sulla barca, trasformandomi in un cane Terranova addestrato al salvataggio. Fanculo.  Arriva la data del rientro: il viaggio ci mancherà, anche se poteva andare meglio, eh. Il volo lo trascorro insonne a saltare per le turbolenze. Dopo due ore di fila per il controllo dei passaporti in uscita e di attesa per il bagaglio, ci consoliamo con la gioia di trovare due care amiche ad aspettarci. Ovviamente la felicità dura poco: ci attende un viaggio della speranza con BlaBlaCar, schiacciate accanto a un seggiolino per bambini e in mano ad un autista che passa il viaggio distraendosi al telefono.

Nessuna delle due versioni è quella che descrive perfettamente la realtà. Ma avevo voglia di giocare con le storie. Qualunque voi scegliate, sappiate che sono felice di essere tornata.

Hic et nunc.

 

17 Commenti

  1. Aurora dice

    Prima versione: “siamo in ritardo ma ne approfittiamo per coccolarci”
    Seconda versione: “siamo in ritardo passiamo ip tempo a bestemmiare”

    Hahhahahahaha sono morta a immaginare la scena🔝

    Ciclo e dente…che sfiga veramente 🤣

  2. Giulia dice

    Sei proprio forte!! Un modo divino per descrivere i due poli della felicità …😉

  3. catswillknow dice

    La vita è un pendolo tra phyg@ e merd@, si sa… 😉

    Comunque, spero tanto che la scena del cambio della camera all’albergo milanese sia vera: se sì, entrate ufficialmente nel mio olimpo delle divinità (a noi manca sempre il coraggio di farlo…)!

  4. Samira dice

    Tutto nella norma… Direi! Cmq bella la versione di merd@… Xk cmq si legge sotto sotto che siete felici lo stesso!

Rispondi