Nuda veritas
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La teoria dell'”Ironilienza”: come sopravvivere alla sfiga e divertirsi pure

Chi legge il mio blog l’avrà percepito nel corso di questi anni, chi mi conosce bene lo sa per certo e spesso mi viene chiesto anche durante le presentazioni del mio romanzo. Di cosa sto parlando? Della teoria dell’Ironilienza.

L’ironilienza è una prassi quotidiana e la sua teorizzazione è avvenuta a posteriori rispetto alla sua pratica; è uno stile di vita, un esercizio di volontà, una filosofia. Per me, è soprattutto la risposta necessaria ad affrontare i problemi dell’esistenza e permettermi di godere del tempo che rimarrò in vita.

Quando ero piccola guardavo con ammirazione gli anziani, chiedendomi se si rendevano conto della fortuna che avevano per aver potuto usufruire di così tanto tempo. Crescendo, ho dedicato parte dei miei studi alle testimonianze orali, alle micro-storie, alla memoria individuale: una delle costanti delle tante interviste, che ho rivolto per la maggior parte a persone ultraottantenni, era il rapporto tormentato con il Tempo. Poche persone avevano avuto il lusso – o forse la lungimiranza – di percepire lo sgocciolio di attimi che sarebbero andati perduti per sempre. E, poi, molti rimorsi e ancora più rimpianti. Forse anche per questo, non sapendo quanto mi è concesso di vivere, ho fatto di tutto per sprecare meno tempo possibile.

E così ho fatto. Ho azzannato la vita, ho studiato tanto e di tutto, svolto lavori vari, abitato in città diverse, sono diventata madre da giovane, ho lottato per i raggiungere obiettivi, traguardi, ho realizzato sogni, ho dedicato tempo alle persone e non solo a quelle amate, ma anche a chi mi chiedeva aiuto, ho ascoltato e poi raccontato molte storie. Tornassi indietro, ripeterei tutto – errori compresi anche se, proprio volendo migliorare qualcosa, impiegherei meno tempo ed energia con qualche parassita emotivo che ho incocciato -, e se mi dicessero che oggi è il mio ultimo giorno sulla Terra non avrei rimpianti. Neppure rimorsi: con il Karma mi sento a credito, ho fatto più bene che male ed è perdonando, che ho imparato a perdonare anche me stessa. Capiamoci, però. Se morissi a breve mi girerebbero le gonadi, perché ho ancora molti libri da leggere, cose da imparare, luoghi da visitare, mia moglie e i miei figli con cui trascorrere il tempo, vita da vivere e pizza da mangiare.

Ecco. Questa premessa, spero non troppo pallosa, serviva per arrivare a spiegarvi il senso dell’Ironilienza, il cui suono richiama anche il termine iron ma, più che con il ferro e la durezza, ha a che fare con la plasticità, con la duttilità, con la capacità di reagire ai colpi della vita senza lasciarsi distruggere, solo cambiando forma. È resilienza a cui si aggiunge ironia, lo sguardo divertito e indulgente di chi trova se stesso tenero e buffo, di chi si perdona, di chi si abbraccia quando non lo fa nessuno, di chi si fa una risata complice, perché tanto la vita fa come le pare, inutile incazzarsi.

Ma l’Ironilienza è anche una scelta etica di cosa mostrare e cosa no. Nella vita mi sono accadute diverse cose spiacevoli: disturbi alimentari, aborti spontanei, lutti più o meno dolorosi; più volte ho visto i miei progetti rasi al suolo e ne ho costruiti di nuovi. Non voglio concedere al Brutto troppo spazio in questo mio tempo limitato. A volte lo sfioro, altre mi sfogo – anche qui – ma preferisco concentrarmi sul Bello che c’è nella mia vita, nel conferire valore a chi e a ciò che c’è. [Ovvio: non sto parlando di perdite incolmabili e lutti immensi. A quelli si sopravvive, di certo non ci si ride su.]

Per dirla con un motto: mi concentro sulla menta intorno al buco, (vi ricordate le Polo, le caramelle con quello spot che era anche sessualmente allusivo?) ricordando il caro vecchio detto che “Solo alla morte non c’è soluzione”.

Quando state male piangete, disperatevi, stracciate le gonadi a chiunque vi presti ascolto. Concedetevi il tempo che serve alle ferite per spurgare. Poi, però, andate allo specchio, regalatevi un sorriso, coccolatevi e ripartite.

Perché la vita è una, non si sa quanto duri ed è da coglioni sprecarla in odio e autocommiserazione.

Ci siamo intesi?

12 Commenti

  1. Giulia dice

    Perché la vita fa come le pare … accidenti se è vero… e mi venisse un colpo se, dopo che lo ha fatto, non riuscissi a fare in modo di fare di testa mia!!!! 😉

  2. Intesi!! 😉
    Un post importante questo, con una forte riflessione sulla vita che mi richiama e mi risveglia, perché vorrei poter “praticare” anche io indulgenza e ironia, ma faccio fatica, sempre pronta e più propensa ad incazzarmi.
    Tuttavia, la vita impietosa ti spinge sempre di più a realizzare che la duttilità è davvero l’unico modo per sfuggire alle grinfie della bruttura e della tristezza.
    Indulgenza (verso se stessi e gli altri), sguardo divertito e sorrisi complici sono davvero parole magiche, grazie Veronica.

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