Nuda veritas
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Coming out sul lavoro: pro o contro?

Durante una delle ultime presentazioni del mio romanzo mi è stato chiesto se il coming out sul posto di lavoro è preferibile al glissare sulle proprie preferenze sessuali-affettive ed è così indispensabile. Per me, ovviamente, la risposta è sì. Chi sostiene il contrario afferma che dichiararsi sia una forma di ostentazione, perché non c’è bisogno di spiattellare a tutti il proprio vissuto, dal momento che si può anche diventare facili prede di sfottò e azioni di mobbing.

Lasciate che vi chieda una cosa: siete davvero sicur* che mentire sul genere della persona che amate vi renda immuni da questa caccia alle streghe? Il pettegolezzo è un’arma potente e spesso sono proprio i non detti e la volontà di camuffare e negare che ci gettano in pasto a questo tipo di atteggiamenti.

Personalmente mi sono sempre trovata bene nei vari comung out. Forse perché lo dico con naturalezza e serenità, non come se dovessi confessare un crimine. Ovviamente non è che io mi presenti al lavoro con la bandiera arcobaleno sulla schiena o inserisca il mio orientamento nel cv, ma quando il discorso vira sulla mia famiglia, non parlo di Manu al maschile e nemmeno come un’amica. Non è ostentazione, è questione di dignità.

Per me è un gesto politico, una forma di attivismo, un dimostrare che c’è bisogno di visibilità e di far capire al mondo che esistiamo, formiamo famiglie e amiamo, oltre a pagare le tasse e a votare. E oggi è importante più che mai.

Diverse ricerche nell’ambito del Diversity Management testimoniano che il non riuscire ad essere aperti a proposito del proprio orientamento, fa sentire isolati e disconnessi dal proprio lavoro, influenza le relazioni con colleghi e clienti.
Il peso del non poter essere autentici sul posto di lavoro ha impatti sull’efficienza e la produttività, dissipando energie nel mantenere l’estenuante finzione dell’eterosessualità.
Chi può essere se stesso riesce ad essere più confidente, creativo, motivato e dunque efficiente. Senza considerare la riduzione dello stress e i benefici per la salute.

Questo vale non soltanto per l’orientamento sessuale, ma per qualsiasi ambito nel quale ci si ritrovi a muoversi fuori dall’autenticità.

Viviamo in un Paese in cui chi elude il Fisco si vanta e chi ama si nasconde.

Beh, forse è il caso di invertire questa tendenza. E ricordiamoci che la vita è una sola. Ed è la nostra.

 

 

8 Commenti

  1. Anna dice

    In linea di principio sono assolutamente d’accordo con te. Posto che il coming out più difficile in assoluto per me è stato quello con me stessa, di fatto sul lavoro ho adottato la strategia di fare ciò che mi rende tranquilla, dunque per ora, essendo in un ambiente marcatamente omofobo, l’ho detto solo ai colleghi con cui ho anche rapporti di amicizia. Di sicuro non riuscirei mai a parlare al maschile di una fidanzata, questo con tutti non solo con gli amici; ma visto che sono single, finché non troverò una pazza che si fidanzi con me il problema non si pone. Questo non elimina il problema che hai sollevato tu, ovvero fare coming out come questione di dignità; ma bisogna essere pronti a sostenerlo anche in un ambiente ostile, ovvero bisogna fare i conti anche con le proprie forze e la propria condizione attuale. Diciamo che è un work in progress…..

  2. Laperfezionestanca dice

    Mi sa che è lo stesso in tutte le aree del nostro sentire. Nello studio in cui lavoro sono tutte chiesastiche e io serenamente mi professo fieramente atea. E ne sono orgogliosa! Che poi essere sè stessi senza cedere alle finzioni è come una pietra nell’acqua. Fa cerchi. E hai visto mai…..

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