Nuda veritas
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Le “verdurine” e la multipotenzialità

Sono facile preda della noia. Ma no, non una di quelle persone annoiate dalla vita, che non si lasciano più sorprendere dalle buffe forme delle nuvole, da un brusco cambio del paesaggio oltre la curva, da un messaggio d’amore appoggiato sulla tazzina del caffè. No, non sono così, anche perché, più che annoiata, mi definirei avvilita.

Non so se a te capita di perdere interesse per le cose, a me molto spesso. Ho bisogno di stimoli continui, altrimenti mi affloscio. Prendo delle fittonate tremende, mi lascio travolgere da passioni smodate, in quel preciso momento è come se tutto dentro di me vibrasse con le stesse frequenze del nuovo progetto, del nuovo percorso, della novità.  E mi ci tuffo a bomba, tappando bene il naso e chiudendo gli occhi. Do tutta me stessa, sacrificando ore di sonno e utilizzando qualsiasi risorsa a mia disposizione. Poi un giorno mi sveglio. Apro gli occhi e non trovo più il senso dei miei affanni e dei miei afflati. Se mi sento arrivata, se mi percepisco imparata, è la fine. Come quando ascolti in loop la canzone che adori finché anche solo il ricordo ti produce un senso di nausea crescente ad ogni nota.

Ti starai chiedendo “Sì, ma le verdurine che c’entrano?”. Ecco, ora ti spiego.

Qualche tempo fa ho trovato al supermercato delle verdurine surgelate, un mix di cosette vegetali al vapore, molte buone e prive dei miei acerrimi nemici: i cavolini di Bruxelles. Così, la prima volta che le ho portate a casa e cucinate me ne sono innamorata e ho detto a Manu, con una certa solennità: “Amore, finalmente ho trovato le verdurine che fanno per me, nella giusta quantità e assortimento, surgelate e quindi pronte subito. Da oggi le mangerò sempre per sempre.”

Manu mi ha guardato e ha sorriso. Io mi sono scoglionata perché “Ma se te lo dico! Perché dubiti? Le mangerò finché le produrranno. E spero non smettano mai, perché non potrò nutrirmi di altro!”.

Due settimane trascorse a cibarmi di quelle buone verdurine e se ora emerge dal freezer un lembo della confezione, vomito.

Capito perché le verdurine? Era un paradigma per spiegarti questo aspetto di me, che un po’ è buffo, se lo guardo adesso che sono grandicella.

Quando ero più giuovincella, invece, questa mia caratteristica era fonte di disperazione. Chiunque mi pareva avere una propria strada. Io iniziavo il sentiero e, nel momento in cui diventava pianeggiante, mi sedevo su un sasso e dopo qualche esitazione tornavo sui miei passi e ne imboccavo un altro. E questo mi addolorava, mi sentivo strana, fuori posto e persino patologica. Poi ho imparato a conoscermi, ad accettarmi e anche a dosarmi (ciao mamma, ho quasi 40 anni e sto iniziando a diventare saggia).

Adesso non cambio i sentieri, cerco solo di rendere il percorso più stimolante, introducendo variabili e arricchendolo con nuovi progetti.

Ho capito da poco che il problema non era la meta, ma il mio modo di viaggiare. E di condire le verdurine.

[E poi, ho trovato pure questo video qualche tempo fa, che mi è tornato in mente stanotte. Se clicchi QUI puoi vederlo anche tu, parla della multipotenzialità.

E la mia strambezza ha trovato una definizione. Pure figa.]

 

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  1. Ma le verdurine, che so, usarle per fare una lasagna di verdure? Insomma, variare il condimento ma variare anche ricetta. Anche io dopo un po’ di verdurine, avrei la nausea!

  2. Allora non sono la sola a essermi sentita così per una vita!! Ora anch’io ho trovato un equilibrio, almeno mi conosco di più e so dove sono i miei limiti e dove invece posso sforare, ma comprendo perfettamente la difficoltà di arrivare al punto dicapire che non è sbagliato avere tanti interessi, tante passioni, e provarne ogni volta uno diverso anche sbagliando, andando fuori strada… vorrei averlo saputo prima che alcune persone sono così di natura! Ora lo sento però come una grande ricchezza 🙂

  3. MULTIPOTENZIALITA’. Questo video (e questo post) mi hanno cambiato la prospettiva su di me… Mi sveglio di notte entusiasta e respiro meglio… Wow. Grazie per le verdurine! <3

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