Anno: 2018

La teoria dell'”Ironilienza”: come sopravvivere alla sfiga e divertirsi pure

Chi legge il mio blog l’avrà percepito nel corso di questi anni, chi mi conosce bene lo sa per certo e spesso mi viene chiesto anche durante le presentazioni del mio romanzo. Di cosa sto parlando? Della teoria dell’Ironilienza. L’ironilienza è una prassi quotidiana e la sua teorizzazione è avvenuta a posteriori rispetto alla sua pratica; è uno stile di vita, un esercizio di volontà, una filosofia. Per me, è soprattutto la risposta necessaria ad affrontare i problemi dell’esistenza e permettermi di godere del tempo che rimarrò in vita. Quando ero piccola guardavo con ammirazione gli anziani, chiedendomi se si rendevano conto della fortuna che avevano per aver potuto usufruire di così tanto tempo. Crescendo, ho dedicato parte dei miei studi alle testimonianze orali, alle micro-storie, alla memoria individuale: una delle costanti delle tante interviste, che ho rivolto per la maggior parte a persone ultraottantenni, era il rapporto tormentato con il Tempo. Poche persone avevano avuto il lusso – o forse la lungimiranza – di percepire lo sgocciolio di attimi che sarebbero andati perduti per …

Scene da un matrimonio. Il mio.

Non so se ci riesco. Non so se sia possibile trovare le parole, andarle a scovare nel caledoiscopio delle mille sfumature di gioia ed entusiasmo. Però ci provo, perché è vero che la felicità va condivisa, è incontenibile e non ne va sprecata nemmeno un po’. Forse è bene che inizi dalla sera precedente. Non riuscivo a prendere sonno e ci sono voluti un paio di bicchieri di vino corposo per stendere il mio Io saltellante e tarantolato, ricordo un’agitazione simile solo quando, alle elementari, aspettavo l’indomani per partecipare alla mia prima gita scolastica. Al confronto, pure l’attesa di Babbo Natale impallidisce. Il sabato mattina mi sono svegliata euforica e sorridevo a tutti, persino allo specchio e -considerato che erano le 6, avevo dormito poco, fuori diluviava e avevamo i minuti contati per riuscire a truccoparruccarci entrambe ed arrivare puntuali in Comune – tutto ciò ha del miracoloso. Mentre sfoglio i ricordi con la mente non riesco a trovarne uno che mi abbia emozionato più degli altri. È stato tutto meraviglioso. Tutto perfetto. Compresi gli invitati …

Domani mi sposo

Domani mi sposo. La casa è silenziosa. I vestiti sono adagiati sulla gruccia. Le fedi accanto al cuscino. E tu sei qui. Accanto a me. Sei pensierosa e controlli la lista che ci ricorda che è tutto pronto. Chissà se pensi che domani andrà tutto come desideravi, come hai sempre sperato che fosse quel giorno importante. Ci saranno gli amici più cari, i parenti di sangue e quelli di cuore. Ci saranno i cioccolatini che tua nonna ci ha regalato quando siamo andati a trovarla, perché la salute e l’età non le permetteranno di partecipare. Ci sarà la promessa che quel giorno le ho fatto, quel giorno che a Milano pioveva e noi siamo uscite per portarla al ristorante cinese e lei si è avvicinata, così piccola, ma tenace come i nodi del legno, e mi ha messo la mano sul braccio per farmi avvicinare e mi ha sussurrato: “Trattala bene, si merita di essere felice”. Amore mio, so che non sarò sempre all’altezza della tua felicità, perché i gorghi dell’esistenza sono sempre in agguato. …

Coming out sul lavoro: pro o contro?

Durante una delle ultime presentazioni del mio romanzo mi è stato chiesto se il coming out sul posto di lavoro è preferibile al glissare sulle proprie preferenze sessuali-affettive ed è così indispensabile. Per me, ovviamente, la risposta è sì. Chi sostiene il contrario afferma che dichiararsi sia una forma di ostentazione, perché non c’è bisogno di spiattellare a tutti il proprio vissuto, dal momento che si può anche diventare facili prede di sfottò e azioni di mobbing. Lasciate che vi chieda una cosa: siete davvero sicur* che mentire sul genere della persona che amate vi renda immuni da questa caccia alle streghe? Il pettegolezzo è un’arma potente e spesso sono proprio i non detti e la volontà di camuffare e negare che ci gettano in pasto a questo tipo di atteggiamenti. Personalmente mi sono sempre trovata bene nei vari comung out. Forse perché lo dico con naturalezza e serenità, non come se dovessi confessare un crimine. Ovviamente non è che io mi presenti al lavoro con la bandiera arcobaleno sulla schiena o inserisca il mio …

A te. E un po’ anche me, perché dall’adolescenza s’impara

A te, quando ci siamo guardati la prima volta e ci siamo studiati con lo sguardo perplesso e ci siamo domandati se saremmo stati capaci di essere mamma e figlio; quando hai imparato a camminare, ma non mi perdevi di vista e mi tenevi la mano per paura di cadere; quando ti sei infilato il grembiule per il primo giorno di scuola e mi hai abbracciato forte con gli occhi gonfi di lacrime, ma ti sei fatto coraggio e sei entrato in classe; A te, quando hai il cuore in subbuglio e la testa confusa, perché tutto ciò credevi di sapere adesso non lo riconosci. E non riconosci l’odore della tua pelle, né il timbro della tua voce. E non riconosci l’odore della mia pelle, né il timbro della mia voce; quando le voci dentro di te graffiano gli occhi, fanno stringere i pugni e si attenuano solo con il volume della musica sparato dentro le cuffie; quando i confini si fanno sfumati e la mia presenza ti sembra un’ombra minacciosa che ostacola i tuoi …

Le “verdurine” e la multipotenzialità

Sono facile preda della noia. Ma no, non una di quelle persone annoiate dalla vita, che non si lasciano più sorprendere dalle buffe forme delle nuvole, da un brusco cambio del paesaggio oltre la curva, da un messaggio d’amore appoggiato sulla tazzina del caffè. No, non sono così, anche perché, più che annoiata, mi definirei avvilita. Non so se a te capita di perdere interesse per le cose, a me molto spesso. Ho bisogno di stimoli continui, altrimenti mi affloscio. Prendo delle fittonate tremende, mi lascio travolgere da passioni smodate, in quel preciso momento è come se tutto dentro di me vibrasse con le stesse frequenze del nuovo progetto, del nuovo percorso, della novità.  E mi ci tuffo a bomba, tappando bene il naso e chiudendo gli occhi. Do tutta me stessa, sacrificando ore di sonno e utilizzando qualsiasi risorsa a mia disposizione. Poi un giorno mi sveglio. Apro gli occhi e non trovo più il senso dei miei affanni e dei miei afflati. Se mi sento arrivata, se mi percepisco imparata, è la fine. Come quando …

Quando procrastinare non basta: abbiamo rimandato le nozze

Lo sapevo che saremmo arrivate al punto del soffocamento. A forza di procrastinare, ma anche per una serie di contingenze logistiche –  ad esempio il realizzare che non è possibile avere il dono dell’ubiquità – siamo giunte alla soluzione estrema: rimandare. Ma niente panico, non abbiamo spostato la data, solo posticipato l’orario. Alle 11 non saremmo mai riuscite ad arrivare: parrucchiera alle 8 per me, Manu e Figlia, poi trucco, poi vestizione delle spose e dei ragazzi, poi ritiro dei bouquets. Insomma, nemmeno volendo, dai. Così abbiamo tentato il colpaccio e telefonato al Comune. Come sempre, allego dialogo telefonico. – Buongiorno, vorrei un’informazione. La mia compagna ed io abbiamo prenotato già la sala per l’unione civile, ma ci chiedevamo se per caso non fosse possibile spostarla e nel caso quale fossero la procedura e la tempistica. – Beh, sì… In teoria di può fare, ma non è detto che ci sia disponibilità. Insomma, dipende… Quando sarebbe la data scelta? – Il ## Febbraio. – Ah, ma siete Barsotti-Amerio! (Risposta immediata, senza il tempo fisico di consultare …

Parigi val bene un weekend (ma l’ansia mi trova ovunque)

A Parigi c’era il sole. Almeno domenica, sabato il cielo era velato di quel grigio morbido che a me riposa gli occhi. Faceva freddo, ma non in modo eccessivo (per me, che con le foche ho in comune la resistenza alle basse temperature e il girovita). Questo fine settimana è stato il regalo di Manu per il mio compleanno e anche un momento di relax per staccare un po’ dall’ossessione dei preparativi del matrimonio. Sono stata felice, emozionata, ho lasciato che la città mi coccolasse, mi stupisse, mi emozionasse. Abbiamo riso, osservato, annusato, toccato, gustato e ci siamo completamente imbevute di Parigi (a proposito, mi è parso anche che i parigini si siano ingentiliti con i turisti e sono grata al Comune per non aver ancora spento le lucine natalizie). Unico neo di tutto questo meraviglioso, coccoloso, puccettoso, romanticoso e molto oso fine settimana è stata la mia ansiogena attività onirica. In pratica sono stata angosciata a tal punto da fare questo incubo. È il giorno del matrimonio. Io sono in casa (non la mia, …

“Ma siete un gruppo o una famiglia?” Dialogo alla Reception

Lo scorso fine settimana siamo andati a sciare. I ragazzi ed io, Manu si è chiusa nel rifugio a disegnare, approfittando della quiete tipica dei rifugi montani. Peccato fosse il weekend dell’Epifania e ci fosse la stessa quantità di gente che c’è sul molo di Viareggio il giorno di Ferragosto. Ma tant’è. Avevamo prenotato una quadrupla in albergo. In uno di quei tipici hotel montani che non vedono una ristrutturazione dalla data di fondazione. Ma tant’è. Alla reception veniamo accolti dal titolare, che chiede a Manu il documento d’identità e a me i ragazzi le generalità. E il dialogo è stato il seguente. – Buongiorno, lei è? – Veronica Barsotti. – E i ragazzi? – Loro sono Pinco Panco e Panca Pinca. – E chi sono? – I miei figli. – E lei, rispetto alla signora Amerio, chi è? Un’amica? Una parente? – Sono la compagna. – [Silenzio] Ah, ok. Quindi siete un… gruppo? – Direi una famiglia (?!) – [Disagio] Io devo scrivere il foglio… Sa, per la questura… Quindi gruppo? – Noi due …

Unione civile che?! Ma quanti siete? Un fiorino!

Ieri abbiamo telefonato all’ufficio che si occupa di fornire i pass per entrare nella ZTL di Lucca ed arrivare nel palazzo comunale in cui viene celebrato il rito di unione civile. Il dialogo è stato più o meno così: – Buongiorno, vorrei avere qualche informazione sul ritiro del pass per accedere alla ztl. – Certo, per cosa serve? – Per l’unione civile – Ah, ma quanti siete? – Ehm, due… – Quante auto? – Una – E per quanto tempo? – Per il tempo di arrivare al comune, celebrare l’unione civile e uscire dalla città. – Sì, ma quanto vi trattenete? Un giorno, una settimana, un mese… – Ehm, come le dicevo: per il tempo dell’unione civile. Non so, la mattinata? – Sì, ma per cosa vi serve? – Per l’unione civile… – Scusi, non ho capito: è una manifestazione? Ma siete dei privati? Un’associazione? Un ente? Una ONG? – Siamo una coppia! Ci dobbiamo sposare… – Ah, un matrimonio! E perché non l’ha detto subito, eh! Allora basta che vengano qui la sposa e …