Anno: 2018

Come ottenere l’obbedienza del figlio adolescente tramite minacce moderne e digitali

[Post estremamente diseducativo, perfido, pedagogicamente scorretto. Astenersi Crepet e Morelli da social, moralizzatori, genitori-che-vi-credete-perfettini-ma-poi-vi-mettete-le-dita-nel-naso-ai-semafori.] Capiamoci. Ho un figlio adolescente e – nonostante non sia neppure dei peggiori – a volte sogno di abbandonarlo all’Autogrill o di chiudermi io, nel bagno dell’Autogrill, e sperare che la mia famiglia si dimentichi di me, ma è improbabile, visto che sono Colei che guida sempre. Mio figlio, come tutti gli adolescenti medi, è posseduto da contraddizioni e sbalzi d’umore tali da far apparire me – nota come una mansueta bestiolina di satana –  una docile e flemmatica creatura; chi mi conosce riesce a cogliere l’iperbole, per gli altri, arrivateci: è tipo che tutto e niente e niente è il contrario di tutto. Chiaro, no? Come si sopravvive? Se anche tu hai a che fare con domande che rimangono a rondeggiare nell’aria irrisposte, lavoretti e incombenze non portate a termine, negligenza, sciatteria e altre forme di ribellione adolescenziale, se pure tu hai provato diverse forme di educazione tradizionale che spaziano dal battiscopa (elettrico, perché quelli in bambù non sono sopravvissuti …

La persona che avrei voluto accanto

In questo periodo mi stanno capitando una serie di eventi (alcuni sfortunati, altri decisamente positivi) che mi hanno a portato a riflettere su me stessa e la mia vita. Una riflessione da ruttino del dopo cena, insomma, come ad esempio: Chi sono davvero? Cosa mi rende felice? Su quale base appoggiano i miei piedi? Quali stelle seguono i miei sogni? Ma anche “Quali funghi mettere sulla pizza?”. E così ho capito una cosa – una cosa proprio perché è materica, tanto grossa da colpirmi in piena fronte – che io sono felice perché non solo ho scelto di esserlo, perché cerco di circondarmi di amore e di donarne, perché m’impegno a rendere il mondo un posto migliore di quello che ho trovato, ma soprattutto perché sono diventata la persona di cui avevo bisogno. (Per i funghi preferisco gli champignon in primavera ed estate e i porcini in autunno e inverno). Per me è stata una conquista faticosa – non i funghi – la consapevolezza, dico; per un lungo periodo della mia vita non sono stata in …

Esercitare la volontà smettendo di fumare

A smettere di fumare ci ho provato un sacco di volte. Ma poi ricominciavo. Il motivo, fondamentalmente, è che a me fumare piaceva. E rinunciare a qualcosa che ci piace non è solo difficile, ma impossibile – a patto di non rimetterci in salute mentale. Almeno, così è per me e ammetto che il mio edonismo è ben radicato ed è secondo solo al mio senso etico ed estetico. Detto in parole povere: mi piace stare bene, laddove ciò non pregiudichi danni agli altri. La sigarettina, quindi – rigorosamente autoprodotta, perché anche la manualità e il gesto estetico, appunto, dovevano essere soddisfatti – accompagnava ogni momento della giornata associato al relax: la pausa di metà mattina e pomeriggio, il dopo pranzo e il dopo cena e le uscite con le amiche. Inutile specificare che fungeva anche da ciuccio in caso di stress. A onor del vero non ne fumavo una quantità elevata, ho sempre cercato di mantenermi intorno alle 5-7 al giorno e raramente ho superato le 15, per di più sono stata così cretina …

Messico e (molte) nuvole – o anche di come scrivere due versioni della stessa storia

Oh. Eccomi tornata. Sono tornata dal viaggio di nozze. Sono tornata – per ora – alla mia vita. Sono tornata rossa (di capello, non mi sono ustionata). Dopo quasi due mesi di latitanza e scarsa presenza – intesa non solo sui social e sul blog, ma nella realtà oggettiva – persa tra matrimonio e viaggio di nozze, sono tornata. Sì, ho bisogno di ripetermelo perché devo fissare il molo un’ultima volta, prima di salpare. Del resto è lunedì, piove e crescendo sono diventata terribilmente lenta, ho bisogno di scaldare le dita sula tastiera e mettere in moto il cervello. Poverino – il mio cervello – ci sono tante cose che sobbollono là dentro e che si sono smosse e sedimentate e mosse ancora, in questo periodo di silenzio. Ma andiamo con ordine. Nelle prossime settimane vi parlerò anche di nuove idee, nuovi progetti. Oggi, invece, vorrei mostrarvi come è facile spostare il focus di una stessa vicenda e trasformare la realtà in idilliaca o tragica. Del mio viaggio di nozze ho creato due versioni: la …

Piccola pausa “a maggese”

In occasione del mio matrimonio, mi sono concessa un regalo: una pausa. Non ho smesso di scrivere, lo sto facendo su carta. Ho ricominciato con la camminata sportiva, con il cinema, con la lettura compulsiva di libri, con il tempo da dedicare ai ragazzi, con le chiacchierate con le amiche. Mi sono messa a maggese nel periodo tra la celebrazione del rito e il viaggio di nozze, la mia mente ipercinetica aveva bisogno di essere lasciata priva di vincoli e di obblighi, volevo fluttuare senza essere obbligata ad arrivare da qualche parte. È il momento delle mani, del fare, di scoprire nuove ricette e rivisitare quelle vecchie; è il tempo delle carezze, del preparare la terra lasciandola a riposo per ritrovare fertilità ed energia vitale; è il momento delle gambe, dei nervi, dei muscoli, delle narici che respirano aria buona e dei polmoni che si puliscono dal tabacco (ho anche smesso di fumare da due settimane!). Avevo bisogno di un nuovo inizio. [Nel frattempo fate i brav*, tornerò nella seconda metà di Marzo sul blog. …

La teoria dell'”Ironilienza”: come sopravvivere alla sfiga e divertirsi pure

Chi legge il mio blog l’avrà percepito nel corso di questi anni, chi mi conosce bene lo sa per certo e spesso mi viene chiesto anche durante le presentazioni del mio romanzo. Di cosa sto parlando? Della teoria dell’Ironilienza. L’ironilienza è una prassi quotidiana e la sua teorizzazione è avvenuta a posteriori rispetto alla sua pratica; è uno stile di vita, un esercizio di volontà, una filosofia. Per me, è soprattutto la risposta necessaria ad affrontare i problemi dell’esistenza e permettermi di godere del tempo che rimarrò in vita. Quando ero piccola guardavo con ammirazione gli anziani, chiedendomi se si rendevano conto della fortuna che avevano per aver potuto usufruire di così tanto tempo. Crescendo, ho dedicato parte dei miei studi alle testimonianze orali, alle micro-storie, alla memoria individuale: una delle costanti delle tante interviste, che ho rivolto per la maggior parte a persone ultraottantenni, era il rapporto tormentato con il Tempo. Poche persone avevano avuto il lusso – o forse la lungimiranza – di percepire lo sgocciolio di attimi che sarebbero andati perduti per …

Scene da un matrimonio. Il mio.

Non so se ci riesco. Non so se sia possibile trovare le parole, andarle a scovare nel caledoiscopio delle mille sfumature di gioia ed entusiasmo. Però ci provo, perché è vero che la felicità va condivisa, è incontenibile e non ne va sprecata nemmeno un po’. Forse è bene che inizi dalla sera precedente. Non riuscivo a prendere sonno e ci sono voluti un paio di bicchieri di vino corposo per stendere il mio Io saltellante e tarantolato, ricordo un’agitazione simile solo quando, alle elementari, aspettavo l’indomani per partecipare alla mia prima gita scolastica. Al confronto, pure l’attesa di Babbo Natale impallidisce. Il sabato mattina mi sono svegliata euforica e sorridevo a tutti, persino allo specchio e -considerato che erano le 6, avevo dormito poco, fuori diluviava e avevamo i minuti contati per riuscire a truccoparruccarci entrambe ed arrivare puntuali in Comune – tutto ciò ha del miracoloso. Mentre sfoglio i ricordi con la mente non riesco a trovarne uno che mi abbia emozionato più degli altri. È stato tutto meraviglioso. Tutto perfetto. Compresi gli invitati …

Domani mi sposo

Domani mi sposo. La casa è silenziosa. I vestiti sono adagiati sulla gruccia. Le fedi accanto al cuscino. E tu sei qui. Accanto a me. Sei pensierosa e controlli la lista che ci ricorda che è tutto pronto. Chissà se pensi che domani andrà tutto come desideravi, come hai sempre sperato che fosse quel giorno importante. Ci saranno gli amici più cari, i parenti di sangue e quelli di cuore. Ci saranno i cioccolatini che tua nonna ci ha regalato quando siamo andati a trovarla, perché la salute e l’età non le permetteranno di partecipare. Ci sarà la promessa che quel giorno le ho fatto, quel giorno che a Milano pioveva e noi siamo uscite per portarla al ristorante cinese e lei si è avvicinata, così piccola, ma tenace come i nodi del legno, e mi ha messo la mano sul braccio per farmi avvicinare e mi ha sussurrato: “Trattala bene, si merita di essere felice”. Amore mio, so che non sarò sempre all’altezza della tua felicità, perché i gorghi dell’esistenza sono sempre in agguato. …

Coming out sul lavoro: pro o contro?

Durante una delle ultime presentazioni del mio romanzo mi è stato chiesto se il coming out sul posto di lavoro è preferibile al glissare sulle proprie preferenze sessuali-affettive ed è così indispensabile. Per me, ovviamente, la risposta è sì. Chi sostiene il contrario afferma che dichiararsi sia una forma di ostentazione, perché non c’è bisogno di spiattellare a tutti il proprio vissuto, dal momento che si può anche diventare facili prede di sfottò e azioni di mobbing. Lasciate che vi chieda una cosa: siete davvero sicur* che mentire sul genere della persona che amate vi renda immuni da questa caccia alle streghe? Il pettegolezzo è un’arma potente e spesso sono proprio i non detti e la volontà di camuffare e negare che ci gettano in pasto a questo tipo di atteggiamenti. Personalmente mi sono sempre trovata bene nei vari comung out. Forse perché lo dico con naturalezza e serenità, non come se dovessi confessare un crimine. Ovviamente non è che io mi presenti al lavoro con la bandiera arcobaleno sulla schiena o inserisca il mio …

A te. E un po’ anche me, perché dall’adolescenza s’impara

A te, quando ci siamo guardati la prima volta e ci siamo studiati con lo sguardo perplesso e ci siamo domandati se saremmo stati capaci di essere mamma e figlio; quando hai imparato a camminare, ma non mi perdevi di vista e mi tenevi la mano per paura di cadere; quando ti sei infilato il grembiule per il primo giorno di scuola e mi hai abbracciato forte con gli occhi gonfi di lacrime, ma ti sei fatto coraggio e sei entrato in classe; A te, quando hai il cuore in subbuglio e la testa confusa, perché tutto ciò credevi di sapere adesso non lo riconosci. E non riconosci l’odore della tua pelle, né il timbro della tua voce. E non riconosci l’odore della mia pelle, né il timbro della mia voce; quando le voci dentro di te graffiano gli occhi, fanno stringere i pugni e si attenuano solo con il volume della musica sparato dentro le cuffie; quando i confini si fanno sfumati e la mia presenza ti sembra un’ombra minacciosa che ostacola i tuoi …