Anno: 2018

La retorica sulla maternità ci ha sfranto le gonadi

Già qualche tempo fa avevo scritto un post riguardo al falso mito della maternità. Essere madre sembra un imperativo categorico imposto dalla società. Se non hai figli, sei una donna a metà. Stronzate. Essere madre, per me, è un’esperienza meravigliosa, che rifarei mille volte, ma non è questo a definirmi come essere umano e nemmeno come donna. Ma ci sono altri aspetti, in questa narrazione catto-sacrificale, che mi creano prurito ogni volta che mi ci imbatto: la retorica del come essere madre. Il parto sembra essere l’argomento principale di discussione: raccomandato quello naturale, meglio se privo di epidurale, perché soffrire è catartico. Io, che del primo figlio sono arrivata in ritardo per poterne beneficiare e della seconda mi ha fatto effetto per poco tempo, posso affermare con sicurezza che avrei regalato un braccio pur di non sentire gli effetti nefasti dell’ossitocina che mi apriva in due come una mela squarciata. Onestamente mi chiedo perché soffrire, quando si può non farlo. Non parliamo poi delle poverine che si sono sottoposte a taglio cesareo, c’è uno stuole …

Solitudine

Sono sola. In una piccola tana in mezzo al bosco, custodita nel cuore della Lunigiana. Il mio rifugio. Avevo bisogno di lasciare riposare i pensieri e provare ad addolcire i fantasmi che si sono svegliati e mi sbranano da dentro come un verme silente, in agguato nelle pieghe di una vita che sembra perfetta. Si sente solo il sussurro delle fronde degli alberi che si agitano, in attesa di un temporale che non riesce a sfogarsi. A tratti sembrano provare a strapparsi dal suolo, ma le radici li imprigionano alle viscere della terra, nel luogo dove la loro intera esistenza ha inizio e fine. Mi tengono compagnia la luce soffusa delle candele e il ticchettio delle mia dita che imprimono pressione sui tasti e parole sullo schermo. Ed è l’unica che riesco a tollerare. Ci sono molti modi di pensare alla solitudine. Temibile e spettrale quando imposta, un balsamo pietoso quando è il cuore, a chiedere di essere libero di battere al tempo che vuole. Sotto la cassa toracica è un magma che cerca di …

All we need is Pride

È difficile trovare le parole quando le emozioni sovrastano la razionalità, ancora di più quando ci si sente parte di un progetto concreto, che smuove le masse e i cuori di tant*. Essendo  in giro per la presentazione del romanzo, quest’anno ho dovuto restringere di parecchio la mia partecipazione – solo fisica – all’Onda Pride. Ma sono riuscita comunque ad andare a quello toscano. Siamo partiti con un pullman carico di ragazzini universitari, mi sono sentita un po’ la Prof. che porta in gita la scolaresca, ma il mio lato stupidera riesce comunque ad accorciare la distanza di quei dieci anni di differenza. Almeno a chiacchiere. Una Siena gremita, allegra e colorata ci ha accolto, i miei figli erano euforici e anche consapevoli del fatto che quest’anno – dato il clima di intolleranza e rigurgito medievale che si respira nel Paese – fosse davvero fondamentale la partecipazione di tutta la società civile, non solo delle persone LGBTQAI+. E così è stato. Sono davvero felice di aver incontrato amiche e amici di vecchia data, conoscenze che …

L’auto-persuasione elevata a talento

Io non descrivo i fatti, io romanzo forte. Me lo ha detto Figlio. Era sera e stavamo riordinando la cucina, il giardino fuori era pieno di lucciole. Forse splendeva anche la luna, ma non ne sono sicura. Non ricordo neppure di cosa stessimo parlando e se il cane fosse o meno sdraiato nella sua cuccetta grigia e morbida davanti alla porta. Ma non ha importanza. Non ai fini di questa confessione. Sono invece certa che Figlio mi abbia stoppato a metà di un ricordo, sono rimasta in bilico sul filo della parola troncata in bocca. -“Mamma, perché abbellisci sempre tutto? Il tuo cervello romanza la realtà, lo sai? Non è mai davvero così bella, o poetica o divertente come la racconti tu.” Che rumore produce, nella realtà, un velo che si squarcia? Perché dentro di me è stato il silenzio delle stelle di inverno, il fondo oscuro del pozzo in cui niente si muove. È vero? Sì, è vero. E credo di averlo sempre saputo. Fin da quando ero piccola e scrivevo storie sui quaderni …

Se di cuore vuoi fare incetta, leggi prima qualche ricetta

La cucina è cosa sana, libera il cuore dalla buriana. Soffrir d’amore è assai penoso, il cuore è un organo poroso. Entra l’amore finché va bene, o finché a qualcuno conviene; a distillar veleno ci mette poco se l’hai lasciato troppo sul fuoco. Amica cara, io te lo dico, il cuore umano è buono da cotto, solo così ti eviti il botto. Ed ecco servite ricette ardite, scelte per te, le più saporite. Che tu sia onnivoro o vegano, vieni qui, che il cuore ci mangiamo. Se le farfalle volteggian beate, l’unica via è lasciarle spiazzate. Per l’amore mal riposto, ti consiglio di farlo arrosto. Se l’amore è già finito, intinto nel burro è assai saporito. Se sulla fiamma cuoce adagio, è di certo un cuore randagio. Mi dicono, poi, che è buono col riso, quel tanto che basta ad arrossarti il viso. Se ti avanza, lo puoi surgelare, ma ci vuole tempo a farlo sbrinare. Se invece, di cuore, hai sprecato in eccesso, tagliane un pezzo e fallo lesso. Se vuoi avere salva la …

Vi presento: “Le Frivolette”

Ed eccolo qui, il progetto che da un po’ sussurro nelle orecchie di qualcuno e ho in parte bisbigliato anche sui miei canali social, quello per cui ho rinunciato a ore di sonno e ad abbuffarmi di pizza a tutte le ore. A te, che eri preoccupato di sapere cosa diavolo avessi in mente e a cosa stessi lavorando, accomodati, il prosecco lo offro io (virtuale, per ora). È con grande orgoglio e trepidazione che ti presento: Le Frivolette. Le Frivolette è una community (QUI trovate il gruppo) in cui abbiamo deciso di confrontarci, scambiarci pareri ed esperienze sul variegato mondo dell’erotismo femminile (sex toys, passioni, fantasie, app di incontri, video, festival, sessualità e abitudini, letteratura). Chi sono Le Frivolette L’idea è nata da un caffè sorseggiato in compagnia dell’amica Laura Venturini – Nostra Signora della SEO e CEO&Founder di Quindo –  e ha coinvolto un favoloso micro gruppo di donne che adoro e che, in parte, già conoscete: Marzia Cikada, già mia socia nel progetto di Scrittura Nuda – nonché psicologa e psicoterapeuta, Marina …

Born to be “fluida”: what else?

Essere o non essere, questo è il problema, scriveva un drammaturgo, appena un po’ famoso, di qualche tempo fa. Tutto vero, soprattutto in un mondo che sempre più spesso ci lascia anteporre la sopravvivenza all’esistenza, in ritmi forsennati, categorie impacchettate e solo apparentemente flessibili. Ma cosa essere e cosa non essere? Definire se stessi è un problema che affligge ogni essere umano, perché se è vero che per il pensiero – e quindi per la comunicazione – è necessario ridurre in categorie (ho necessità di definire il concetto di tavolo, affinché non ci sia necessità di accordarsi ogni volta sul suo significato), è pur vero che la definizione, per sua natura, stringe, ingabbia e cristallizza. E se per il tavolo, tutto sommato, la situazione non ci appare poi così soffocante, quando si tocca l’Io, lì è tutto un altro paio di maniche, signora mia. E sai come funziona, quando è un po’ di tempo che rimugini su qualcosa e diventi ricettivo al punto che ti sembra che tutto l’universo ti riempia di input sull’argomento? Come …

Come ottenere l’obbedienza del figlio adolescente tramite minacce moderne e digitali

[Post estremamente diseducativo, perfido, pedagogicamente scorretto. Astenersi Crepet e Morelli da social, moralizzatori, genitori-che-vi-credete-perfettini-ma-poi-vi-mettete-le-dita-nel-naso-ai-semafori.] Capiamoci. Ho un figlio adolescente e – nonostante non sia neppure dei peggiori – a volte sogno di abbandonarlo all’Autogrill o di chiudermi io, nel bagno dell’Autogrill, e sperare che la mia famiglia si dimentichi di me, ma è improbabile, visto che sono Colei che guida sempre. Mio figlio, come tutti gli adolescenti medi, è posseduto da contraddizioni e sbalzi d’umore tali da far apparire me – nota come una mansueta bestiolina di satana –  una docile e flemmatica creatura; chi mi conosce riesce a cogliere l’iperbole, per gli altri, arrivateci: è tipo che tutto e niente e niente è il contrario di tutto. Chiaro, no? Come si sopravvive? Se anche tu hai a che fare con domande che rimangono a rondeggiare nell’aria irrisposte, lavoretti e incombenze non portate a termine, negligenza, sciatteria e altre forme di ribellione adolescenziale, se pure tu hai provato diverse forme di educazione tradizionale che spaziano dal battiscopa (elettrico, perché quelli in bambù non sono sopravvissuti …

La persona che avrei voluto accanto

In questo periodo mi stanno capitando una serie di eventi (alcuni sfortunati, altri decisamente positivi) che mi hanno a portato a riflettere su me stessa e la mia vita. Una riflessione da ruttino del dopo cena, insomma, come ad esempio: Chi sono davvero? Cosa mi rende felice? Su quale base appoggiano i miei piedi? Quali stelle seguono i miei sogni? Ma anche “Quali funghi mettere sulla pizza?”. E così ho capito una cosa – una cosa proprio perché è materica, tanto grossa da colpirmi in piena fronte – che io sono felice perché non solo ho scelto di esserlo, perché cerco di circondarmi di amore e di donarne, perché m’impegno a rendere il mondo un posto migliore di quello che ho trovato, ma soprattutto perché sono diventata la persona di cui avevo bisogno. (Per i funghi preferisco gli champignon in primavera ed estate e i porcini in autunno e inverno). Per me è stata una conquista faticosa – non i funghi – la consapevolezza, dico; per un lungo periodo della mia vita non sono stata in …

Esercitare la volontà smettendo di fumare

A smettere di fumare ci ho provato un sacco di volte. Ma poi ricominciavo. Il motivo, fondamentalmente, è che a me fumare piaceva. E rinunciare a qualcosa che ci piace non è solo difficile, ma impossibile – a patto di non rimetterci in salute mentale. Almeno, così è per me e ammetto che il mio edonismo è ben radicato ed è secondo solo al mio senso etico ed estetico. Detto in parole povere: mi piace stare bene, laddove ciò non pregiudichi danni agli altri. La sigarettina, quindi – rigorosamente autoprodotta, perché anche la manualità e il gesto estetico, appunto, dovevano essere soddisfatti – accompagnava ogni momento della giornata associato al relax: la pausa di metà mattina e pomeriggio, il dopo pranzo e il dopo cena e le uscite con le amiche. Inutile specificare che fungeva anche da ciuccio in caso di stress. A onor del vero non ne fumavo una quantità elevata, ho sempre cercato di mantenermi intorno alle 5-7 al giorno e raramente ho superato le 15, per di più sono stata così cretina …