Nuda veritas
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Sembrava un giorno come tutti gli altri. E invece…

[Post lungo, ma soprattutto splatter e pieno di parolacce. Tenere lontano dalla portata dei bambini e dagli stomaci delicati.]

Una giornata come tante. Una giornata di un giovedì qualunque. Iniziata nella banalità. Mi sveglio, dopo una notte passata a contorcermi per i dolori mestruali e scendo in cucina per la colazione. Ignoro il brivido, segnalatore di nefasti presagi, che serpeggia sulla schiena nel momento in cui apro la credenza e scopro che le mie amate cialde sono finite e sono costretta a ripiegare sulla moka. Che vuoi che sia?, mi sono detta. Non è la fine del mondo. E infatti la fine del mondo è arrivata dopo.

Ancora ignara che di lì a poco sarei entrata di diritto nella trama di Pulp Fiction Lucca Edition, mentre aspetto la moka mi butto a una giacca a vento sopra il pigiama ed esco in giardino per caricare la lavatrice. Giuseppe è appena rientrato dopo aver portato i ragazzi a scuola e sento che mi comunica che sarebbe andato in soffitta a fare non so più cosa e di avvisarlo per il caffè.

Dopo qualche minuto mi sento chiamare.

“Veronica, puoi venire?” mi ha detto. “Aspetta un attimo che sto scegliendo se mettere l’ammorbidente al profumo di mughetto delle Alpi Cozie o al sentore marino di Civitavecchia” gli ho risposto.

“Veronica… Puoi venire SUBITO?!” Avendo sentito, questa volta, una leggera inflessione di nervosismo nella voce di Giuseppe sono entrata in cucina trafelata (la cucina affaccia sul retro della casa).

“Che succede?” gli dico “Mi sono tagliato” mi risponde. Lo guardo e vedo che con una mano tiene premuto un dito dell’altra in mezzo a un toast di tovaglioli.

Apre piano piano il mazzetto di carta. Taglio un cazzo. Gli manca un pezzo alla falange del dito medio.

“Porcocazzo e come hai fatto?!” esclamo “Si è chiusa la finestrina del solaio mentre ero in piedi sulla scala e mi ha segato il dito. Chiami l’ambulanza?” mi risponde. Così, ancora in pigiama e mezza rincoglionita, compongo il 118. Nel frattempo salgo le scale per vestirmi e Giuseppe mi urla “Vai a prendere il pezzo di dito che manca? Guarda se lo trovi, è sotto la finestra del solaio.”

Così salgo i tre piani della casa, mi arrampico sulla scala di ferro che conduce in soffitta e mi metto a cercare il moncherino tra la polvere, i ragni e sarcazzo cosa, cercando di non assecondare il senso di vertigine. Contro ogni previsione trovo una cosa macilenta e la porto con me, facendo attenzione a non morire nella tromba delle scale nel tentativo di scendere i gradini. Infilo il brandello schifido in un sacchetto da freezer, ma mi rendo conto che nemmeno il chirurgo di Donatella Versace riuscirebbe a riattaccarlo. Il tutto con una calma apparente degna di un thriller. Immaginatemi in pigiama, mentre cerco il sacchetto del surgelatore per metterci ciò che rimane della mezza prima falange del mio ex marito.

Passano pochi minuti e l’ambulanza arriva a sirene spiegate, seguita a breve dalla vicina che, avendo sentito la conversazione, si era allertata ed era corsa in strada a segnalare all’ambulanza la nostra casa (che viene schifata dai navigatori).

Trascorriamo qualche ora al Pronto Soccorso, tra visite, medicazioni e radiografia e finalmente torniamo a casa. Nel frattempo, però, avevo dovuto allertare mio padre affinché prendesse Figlia a scuola. Per il timore che si spaventasse vedendo il nonno e non me, avevo deciso di chiamare a scuola per comunicarle di persona che il padre si era tagliato, che non era niente di grave, ma che non sarei riuscita ad andarla a prendere per tempo.

Solo a casa, quindi, scopro che Figlia si era invece spaventata a morte, perché della mia telefonata – avvenuta durante il momento della ricreazione – non aveva capito una beata mazza e anzi, si era convinta che il padre fosse in ospedale per aver avuto un incidente. Placo dunque Figlia, accolgo Figlio che nel frattempo è arrivato con il pullman, metto su il pranzo e stendo la lavatrice (che avevo avviato senza ammorbidente). Rientro in casa, vado a fare un po’ di spesa – compresi i dolcetti da inserire nel Calendario dell’Avvento – passo dalla farmacia e rientro alla base.

È ormai sera quando apro il pc e ho un’intera giornata di lavoro da recuperare; per ottimizzare la preparazione della cena opto per un’ottima vellutata di zucca e porri, che cuocia con calma mentre io lavoro, rispondo al telefono per tranquillizzare familiari ed amici, converso con i figli che mi raccontano della scuola e mi chiedono aiuto per qualche compito. Quindi alla fine non concludo un cazzodelniente. Sono consapevole che mi aspetta una nottata al computer, ma pazienza, succedono giornate così e poi, dai, poteva andare peggio.

Intanto rientra anche Manu. Finalmente tutto è sotto controllo: la vellutata sul fuoco, i ragazzi e Giuseppe sul divano. La ricetta della vellutata prevede una spolverata finale di rosmarino, così chiedo a Figlio di raccoglierne un po’ in giardino e a Manu di tagliarlo e buttarlo in pentola, io ne approfitto per cercare di rispondere almeno a qualche email.

Arriva il momento della cena, ci sediamo tutti insieme, commentando: meno male che la giornata è finita, che stanchezza, che spavento, dai dai che è andata bene. E intanto mangiamo la zuppa: che buona che è! Sì sì, davvero! Ci voleva proprio! Commentano in coro. E, mentre io gongolo per i miei super poteri, per la mia forza nell’oppormi alle sferzate del destino, per la mia tenacia nel…  vengo interrotta da Figlia: “Mamma, però ha un sapore strano, no?” ” Ma no, Figlia, è il rosmarino, lo dice la ricetta, non senti che smorza la dolcezza della zucca?” Assaporo meglio quel che ho in bocca e avverto un retrogusto amaro. Un po’ troppo amaro. “Ma non sentite amarognolo?” e Giuseppe “Oh, non è che avete usato la lavanda invece del rosmarino?” chiede ridendo. E giù a ridere tutti “Ma dai, ti pare, mica siamo così rincoglioniti, no?” Per scrupolo prendo qualche frammento di erba rimasto sul tagliere e lo annuso. Sa di fresco bucato e cassettone della nonna. “Cazzo! È lavanda! fermi tutti! È tossica!” E intanto vedo che Manu se n’è già spazzolata metà e così gli altri, tranne Figlia che impiega dieci minuti anche per bere un sorso d’acqua. Buttiamo tutto. E ci mangiamo dei würstel. Ciao, cena sana.

Io sbotto con Figlio, accusandolo di aver preso la pianta sbagliata perché aveva fretta di tornare a vedere DMAX, ne nasce una discussione e – dal momento che lui insiste nel sostenere che la pianta di lavanda sia stata messa lì nella notte per sostituire il rosmarino a sua insaputa – usciamo in giardino. Dopo avergli dimostrato che nessuna fottuta pianta era stata spostata nella fottuta notte, rientriamo. Faccio pochi passi e mi accorgo di avere un sassolino sotto la pantofola. Penso bene di grattare la suola contro il bordo di un mobiletto basso che si trova all’ingresso della cucina. E scopro che il sassolino è rimasto sotto la pantofolina fucsiettina tanto carina di lana cottina (comprata ieri) perché si è impastoiato in una gigantesca e liquefatta cacca di IoleTopoCane di cui, nel frattempo, avevo anche spalmato l’ingresso. Oltre alla pantofolina di cui sopra.

Per qualche secondo sono lì lì per mettermi a piangere. Poi invece mi prende una ridarella isterica e mentre puliamo la cacca, non ci riesce più di smettere di ridere e di ripetere che è la degna conclusione della giornata. Non so se è l’effetto della lavanda che ho ingerito.

Se stai leggendo questo post, vuol dire che sono sopravvissuta.

Invia questo post a dieci persone che supponi abbiano avuto una giornata di merda.

Sicuramente non succederà niente di bello a loro. Ma almeno io ho avrò ricevuto più visite sul blog.

 

 

22 Commenti

  1. :))) Ok e pensare che pensavo io di aver avuto una brutta giornata ieri 😛

    (basta poco a consolarsi vedi? 😛 😛 😛 )

  2. Sono rimasta seria fino alla cacca di cane. Lo giuro. Poi mi è presa la ridarella e solo dopo 5 minuti sono riuscita a leggere il finale del post, in cui voi avevate la ridarella. Che dire… scrivi così bene che catapulti il lettore lì con te! 😀

  3. Anna dice

    Dai, ma bisogna fare una fiction sulle avventure della tua famiglia. Successo assicurato!

  4. Ero assolutamente convinta che nella zuppa ci fosse finito il pezzo di dito messo nel sacchetto da freezer! Direi che è andata anche bene ahah

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