Nuda veritas
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Le mie mille me ©

Ieri era una giornata piovosa. Una di quelle umide domeniche autunnali in cui si può optare tra film, libro, coccole o pulizie. E noi siamo state costrette a scegliere l’ultima alternativa per evitare di essere fagocitate dal terribile Mostro Peloso che vive sotto il letto e si nutre di polvere, peli di Iole e capelli.

Mentre spolveravo con Figlia la sua camera, mi sono imbattuta in questa graziosa Matrioska, regalo che le abbiamo portato io e Manu dalla Bulgaria. Una faccina carina e sorridente, colori vivaci e glitter q.b.

Premetto che sono nata negli anni’80, precisamente proprio nell’anno millenovecentoottanta. Ciò implica che io abbia (quasi, essendo nata il 22 dicembre) trentasette anni, che abbia assistito agli effetti dell’esplosione di Chernobyl e sia sopravvissuta (almeno finora) all’abuso di coloranti&conservanti, agli fltalati della plastica, al fumo passivo in ogni ambiente, alle autovetture prive di cinture di sicurezza e seggiolini, al latte in polvere arricchito con grassi saturi – altrimenti non mi spiego perché tutti noi fossimo degli infanti obesi.

Ma, soprattutto, sottintende che io sia stata cresciuta dalla e con la pubblicità di quegli anni. Ho imparato che il bianco che più bianco non si può è una bugia e la candeggina ingiallisce le fibre, che nessuno sano di mente baratterebbe tre fustini di detersivo in cambio di uno se quei tre non facessero cagare, che fredda lo sporco e accarezza i colori è un ossimoro irrealizzabile, che la casa di Barbie era un cartonato privo di ogni logica architettonica e il Tegolino andava bene giusto per ricoprire il tetto di casa e non certo per soddisfare il palato e il fabbisogno nutrizionale della merenda di una bambina.

Per chi ha interiorizzato anni e anni e anni di pubblicità ingannevole, essere sensibilizzati alla fregatura è una conseguenza logica. Ciò che sembra bello, perfetto, solido non sempre lo è. Anzi, lo è molto raramente. A volte perché è solo apparenza priva di sostanza, altre perché tutto cambia e non sempre in modo conforme ai nostri desideri.

Questo prologo per arrivare qui. Per mostrarvi l’interno di quella Matrioska.

Ora. Che non fosse di di ottima manifattura si notava. Ma di trovarmi le miniature rispettivamente di Elio (di Elio e Le storie Tese), di Caccamo e di Polifemo no, non me lo aspettavo. Troppo anche per me, che pure sono stata allevata a Ovetto Kinder e pubblicità mendaci. Comunque, dopo che aver smaltito l’imbarazzo per il regalo demmerda, mi ero dimenticata dell’esistenza di questa bruttura. Così, ieri, quando me la sono trovata in mano, ho proposta a Figlia di buttarla. Lei mi ha guardato con la benevolenza sarcastica di Gandalf Il Bianco quando pensa che intorno a lui siano tutti dei mentecatti e mi ha detto:

“Beh, brutta è brutta. È evidente che vi abbiano fregato. Però è una Matrioska giusta. Lo dici sempre tra le nostre “mille me” (siamo tutte fan di Levante) ci sono anche quelle brutte, antipatiche, rabbiose o lagnose. Quindi me la tengo.”

Figlia, quando scriverai un saggio su “Il Senso Puro dell’Esistenza” ricordati di me. Sono quella che ciondola in un angolo e fa palloncini con il Crystal Ball che non rompe niente e poi non macchia.

 

 

 

 

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  1. La casa di Barbie era la peggiore fake news immaginabile! Ma Figlia è una persona saggia, degna di spodestare Confucio.

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