Nuda veritas
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Soliloquio sulla cisti che vive nella mia tiroide

Qualche giorno ho fatto un controllo alla tiroide. Niente di grave o drammatico (almeno per ora, però se muoio giovane ricordatemi mentre mangio pizza e leggo un libro), anche se dopo la nascita di Margherita sono diventata leggermente ipocondriaca e con una soglia di sopportazione del dolore che si è assottigliata negli anni; roba che, se continua così, mi metterò a piangere anche per ogni nuova doppia punta.

Comunque. Vado in ospedale per la visita dall’endocrinologo, con la lista di esami già fatti, le ecografie precedenti, un libro, un gioco, del cioccolato: ‘che le attese mi annoiano quasi come le polemiche inutili. Mi accoglie un paffuto dottore dal sorriso simpatico. Mi fa accomodare e prepara la scheda di anamnesi. Lui scrive, io mi guardo intorno cercando di tenere a bada l’agitazione.

Mi fa poi sdraiare sul lettino e inizia l’ispezione ecografica sul collo. Momenti di silenzio. Lui guarda il monitor. Io guardo lui che guarda il monitor. Nessun gatto a guardare alici, stavolta.

“Bella cisti! 23 x 18!” esclama lui, mentre io penso al commiato coi parenti e gli amici e ribatto con un flebile “È grave? Mi devo preoccupare?” E intanto sudo. “No no, comunque adesso la ispeziono”. E torna a gironzolare sul mio collo. E a fissare il monitor.

“Allora, c’è anche un nodulo, che andrà tenuto d’occhio. Per quanto riguarda la cisti vedo che ha avuto un emorragia, ci sono dei coaguli…” Lo interrompo: “Cioè, scusi, alla cisti vengono le emorragie?!” e lui “Beh sì, può capitare, quando è successo avrà avvertito del dolore al collo, ma lo avrà attribuito ad altro”. “Quindi cosa dovrò fare?” chiedo affannata, “La rivediamo tra un anno, probabilmente crescerà nel tempo e andrà aspirata. Però aspirare il liquido non basta. Bisogna poi riempire con dell’alcool, altrimenti il liquido si forma di nuovo.”

Il dottore parla. Io penso alla cisti. La immagino così, irregolarmente tondeggiante, gonfia e triste nel posto sbagliato. Come unica compagnia un nodulo bisbetico e asociale che – chiuso in se stesso – non la degna della minima attenzione. Un giorno ha un malore. Chiede aiuto al nodulo, ma lui niente. Non fa una grinza. Non una parola, né un moto di affetto. Lei pensa di morire. Chiude gli occhi e attende l’inevitabile. Tutto intorno è buio. Avverte la fine avvicinarsi. Il dolore la travolge come un’onda, la tramortisce e come un’onda si ritira. La cisti riprende coscienza. È ancora buio, ma il dolore è passato. Il nodulo è ancora lì, che fissa impassibile la parte davanti a sé.  A lei ci vorrà un po’ a riprendersi del tutto. La immagino nella sua solitudine, ignara del destino che la attende; a quel momento in cui verrà risucchiata e svuotata come un succo di frutta, e poi riempita di alcool. E la vedo lì, nel silenzio della tiroide di una pazza in pre-mestruo che scrive un post su di lei.

[Manu, stasera porta una stecca di cioccolato rientrando dal lavoro. È meglio.]

8 Commenti

  1. federica pinelli dice

    Tranquilla, io converso in continuazione con il mio bendaggio gastrico…

  2. Anna dice

    Ecco, dovevi dirlo subito che sei in pre-mestruo!
    Ogni scusa è buona per il cioccolato 😀

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