Nuda veritas
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Due chiacchiere con Michela Pascali di Polis Aperta

Scrivere mi dà sempre molte gioie: non solo per la cosa in sé, ma anche per la possibilità di entrare in relazione con chi legge, al di là dello schermo. In questi anni ho conosciuto tante belle personcine, e un congruo numero di rompipalle – che ho prontamente rimosso dal mio spazio web e dalla mia vita. Amo il confronto, il dialogo e la possibilità di ficcanasare in ciò che accade fuori dalla porta di casa mia, con la comodità di starmene con il culo al caldo, adagiata su una comoda poltrona da ufficio (se dovete acquistarne una, vi consiglio quella primo prezzo Ikea, vale tutti i pochi soldi che costa).

In questo contesto è nata anche l’amicizia con Michela Pascali. La cara Michela, tra una foto della moglie, una dei figli e una dei gatti, da qualche tempo m’impestava la Home di Facebook con iniziative di Polis Aperta. E le sfilata qui e il convegno là e poi foto. Foto. E foto. Così mi sono incuriosita e invece di smettere di seguirla, mi sono andata a cercare un po’ di materiale sull’Internet per capire chi fossero, cosa facessero e rendermi conto se almeno mi stavano impestando la bacheca per un valido motivo.

Non pienamente appagata, ho fatto pure il terzo grado a Michela (fare il terzo grado a una poliziotta ha sempre un discreto fascino). Ecco qui l’interrogatorio, pardon, l’intervista integrale.

– Via Michela, ora mi devi dire qualcosa in più. Sei una poliziotta. Sei lesbica e sei pure socia di questa benedetta associazione. Dunque, facciamo un’intervista ammodino. Quando nasce Polis e perché?

– Polis Aperta nasce nel 2005 su invito del presidente dell’European Lgbt Police
Association il quale, in occasione della prima conferenza europea dell’EGPA, aveva invitato alcuni colleghi italiani che vi avevano preso parte a creare una Gay Police Association anche in Italia. La visibilità, seppur ambita, non era agita praticamente da nessuno, per questo i soci Polis si sono limitati per un po’ di anni a partecipare alle iniziative estere della rete. Solo nel 2009 è stata formalizzata a livello legale Polis Aperta come associazione di volontariato Onlus.
Il nostro obiettivo principale è combattere tutte le discriminazioni e affrontare all’interno del mondo militare e delle forze di polizia il tema dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere. Vorremmo un ambiente di lavoro accogliente e rispettoso delle persone gay e lesbiche in divisa. Sarebbe bello poter offrire ai cittadini una polizia empatica e aperta alle istanze di tutti.

– Immagino che sia un ambiente tosto. Entro subito a gamba tesa con una domanda scomoda: parlami un po’ del rapporto coi colleghi. Hai mai subito attacchi personali a sfondo omofobico?

– Avoglia! Del tipo il macho che mi avvicina e mi fa: ‘Tu, cara mia, non hai ancora conosciuto un uomo vero. Un giro con me e cambi idea.” Oppure una collega: “Ma ti chiami Michela o Michele?” Affermazioni che puoi attribuire a caso, a uomini o donne. E questo è ancora più triste. Potrei continuare ancora, ma non mi va di dare loro eco. Il nostro micromondo alla fine è una proiezione molto realistica della società. A onor del vero ci sono tanti colleghi con i quali ho un rapporto di stima reciproca. La discriminante, secondo me, resta sempre la stessa la conoscenza e la paura che nasce dall’ignoranza.

– In che modo, a livello fattivo, cercate di combattere l’omofobia, sia all’interno delle caserme che fuori?

– Attraverso la nostra visibilità, Veronica. Esattamente come fai tu nel raccontarti. È importante trasmettere modelli positivi. Ognuno di noi dovrebbe sentirsi libero di parlare di sé. La relazione con gli altri è un continuo gioco di coming out. Frasi come “Sono andato al cinema con mia moglie” hanno un peso enorme per chi ha paura di narrarsi e che spesso si costringe a mentire, magari dicendo che al cinema c’e stato con il marito, per esempio.
E poi attraverso la formazione. Organizziamo convegni e seminari aperti alle forze dell’ordine e alla comunità lgbt sul tema della prevenzione e del contrasto dei crimini d’odio contro le persone lgbt. Investiamo in corsi di formazione specifica per le forze di polizia in collaborazione con OSCAD, l’Osservatorio per la Sicurezza contro gli Atti Discriminatori, un nucleo interforze della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri. Come ti dicevo, siamo convinti che la conoscenza possa abbattere il muro della diffidenza e della paura.

– Oh, Michela, stiamo diventando troppo seriose! Ridiamo un po’. Raccontami un aneddoto divertente.

– Eh, hai ragione. ‘Spé. Ok. Siamo nel mio ufficio. Arrivano due colleghi che chiedono di me. Non li conosco. Mi attivo per accogliere la loro richiesta, mentre loro se la ridono come se niente fosse. Uno dei due dice con spavalderia all’altro di voler uscire con due lesbiche, di avere poteri
curativi, il tutto come se io non fossi lì. Cerco di attirare la loro attenzione, ma niente.
Decido di telefonare a Benedetta, mia moglie. “Ehi Bene, ascolta, ci sono qui due colleghi. Uno dice di essere in grado di curare le lesbiche. Per dimostrarlo vorrebbe uscire con una coppia di donne. Che dici, ci offriamo? Non si sa mai!’ Le dico di pensarci, la saluto e mi rivolgo al tipo gaiardo: “Se mi lasci il tuo numero ti chiamo appena deciso”. Gli faccio l’occhiolino, gli porgo il verbale da firmare e con una espressione da dura gli dico:
“Sei come il pus che infetta la mucillagine, che deturpa il fungo, che si nutre della feccia di fogna”. Che soddisfazione! Non puoi capire.

– No, no. Immagino. Anche se la storia del pus mi ha fatto tornare su la meredina a base di pane, burro e alici. Però, senti, ma a Polis Aperta possiamo iscriverci anche noi civili?

– Magari! La nostra associazione non è ancora conosciuta ai più. E avere con noi amici che ci sostengono anche attraverso la tessera soci per noi è importantissimo. Dai, Vero, se fai la brava e trascrivi ammodino l’intervista, magari ti si regala anche una spilletta!

E che facevo, potevo forse rifiutarmi?!

[Un ringraziamento a Michela Pascali per l’intervista e all’Associazione Polis Aperta a cui so di non aver reso giustizia con questa intervista. Se volete approfondire – ve lo consiglio – , li trovate sul loro sito e sulla pagina Facebook.]

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