Mese: settembre 2017

E la richiesta di Unione Civile in Comune

E quindi siamo andate in Comune a Lucca per “prenotare” la nostra Unione Civile. Ad aspettare, nella sala dell’anagrafe, un altro paio di coppie. Dal fatto che fossero uomo&donna, ho presunto che fossero coppie etero(arguta, eh). Mi sarebbe piaciuto che non fossimo state le uniche due donne, ma pazienza. Ho anche tanti amici etero e sono brave persone. Quando è arrivato il nostro turno ero così emozionata che ho avuto un lapsus a scrivere la mia data di nascita. E la penna non funzionava a dovere e il risultato è stato un puntinismo da alcolista effetto “ho scritto t’amo sulla sabbia della gatto”. Al momento del colloquio per definire la data, la scelta della location, l’orario e il tariffario del Comune, l’impiegata ci ha edotte anche sulle regole di buon senso della sala: Niente lancio di sampietrini e ciottoli, niente iguane al guinzaglio, né volo di coleotteri. Soprattutto, se speravate che avrei installato un allevamento di San Bernardo con il barilotto pieno di grappa al collo, mi spiace – ma niente. Gli invitati dovranno venire …

E Barz si sposa!

Salve, fedelissimi lettrici e lettori Chi mi segue sui social sa che pochi giorni fa ho annunciato con fanfare e giro pizza virtuale il mio matrimonio con Manu (ribadendo che sì, lo so che è un’unione civile, che lo Stato ci tratta da cittadini discriminati, che è il contentino per tenerci zitti – e infatti mica smetto la lotta per la parità dei diritti – ma per me è un matrimonio a tutti gli effetti. Quindi, sappiate che in culo a tutt*, lo chiamerò così). La cosa era nell’aria, tempo fa era arrivato anche l’anello, ma io avevo un po’ fatto Nostra Signora della Procrastinazione Assistita e avevo differito il responso previa consultazione del futuro tramite lettura delle bolle di mozzarella e dei disegni che le ali dei fenicotteri glabri formano durante la stagione dei monsoni australi. Il motivo principale di cotanta palinculaggine era la strizza. Avete presente no? Quel bolo che si forma all’altezza dello stomaco e crea un effetto cinghiale lardellato a colazione e poi scende a liquefare le viscere tipo… Sì, dai, …

Io e te – eppure non ci avrei scommesso manco una birra

Sarà che quando parti rimango sempre un po’ spaesata. Ti accompagno all’alba a prendere il passaggio che ti porterà a Milano e passo le due ore successive a girare per casa a vuoto, aspettando di vederti sbucare con in mano il pc o l’ennesima tazzina di caffè. Invece no. Oggi sono malinconica, perché è stata un’estate bella, piena di caos e amore e progetti condivisi. E mi manchi. Penso alla nostra storia. Ci siamo conosciute per caso in un gruppo di lavoro, la simpatia è scattata subito reciproca, ma niente di più. Io avevo la mia vita e tu la tua; ci piaceva chiacchierare, confrontarci e ridere con il nostro senso dell’umorismo non comprensibile a tutti, quello sì. Io vivevo a Lucca, tu a Stoccolma. Poi la vita si è accartocciata. Io facevo l’ospite in quella che all’epoca era casa mia, insieme a una compagna che ha fatto di tutto per allontanarmi – salvo poi fare la vittima e lamentarsi di essere stata lasciata. Mi sono dovuta trasferire a Milano per lavoro e per scappare …

Finisce l’estate e anche la mia relazione a distanza

Eccomi! Sono tornata. Un po’ mi è mancata la routine dello scrivere il blog, ma avevo bisogno di fermarmi. Avevo finito le energie, mi sentivo rinsecchita al pari di un limone dimenticato sul ripiano più alto dello sportello del frigorifero. Quest’anno mi sono sdata alla scrittura, non solo quella “professionale” in veste di copy, web writer e docente dei corsi, ma soprattutto la stesura del romanzo e i conseguenti passaggi di editing mi avevano prosciugato un bel po’. L’arte richiede tempo e ascolto. Come la pizza. Le idee hanno bisogno di affrontare basse maree e tempeste, prima di adagiarsi su una calda spiaggia ed affiorare alla coscienza. Come il caffè. In sintesi, se nella vita hai capito pizza&caffè stai ‘na crema. Ho avuto bisogno di silenzio, di cose di casa, di viaggiare, di leggere la valanga di libri che si era accumulata sul comodino e che minacciava ormai di schiacciarmi nel sonno. Mi sono dedicata a me stessa e alla famiglia, cercando di addomesticare i pensieri e le emozioni forti degli ultimi mesi, di pettinare …