Nuda veritas
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Come impiegare la figliolanza in opere virtuose

I miei figli ciondolano. Non so se sia una sindrome ricorrente e diffusa, ma ho scoperto che un adolescente e una ottenne, abbandonati nel tedio, iniziano a oscillare come il pendolo di Foucault.

Tra il divano e la cucina, tra la camera e il giardino, tra un Mamma, che faccio? a un Mamma, posso accendere la Tele?, tra un Mi annoio a un Uffa, ma sei sempre al pc? La mia estate viene scandita dal lamento. Esaurita la parentesi campo estivo e in procinto di iniziare la vacanza con papà, pare che i Due fatichino a trovare una propria dimensione a lungo termine. Lui va in bici, poi traffica con le riparazioni didiosacosa. Lei scrive storie – per lo più splatter, disegna e organizza eventi a base di tè e pasticcini per peluche obesi e sedentari. Ma il tempo in estate è lungo, la giornata dilatata e inversamente proporzionale alla mia capacità d’inventare qualcosa da proporre [anche perché spesso mi rifiuto, ‘che mica faccio l’intrattenitrice io, eh].

Persino Iole Topocane è afflitta dalla noia. Dalla sua cuccia in salotto osserva loro che osservano lei che li osserva. Una meta osservazione che in confronto Alice che guardava i gatti che guardavano nel sole era il ritratto della vitalità.

Alla fine, poi, questo rifuggere la noia altro non è che il sotto prodotto di questa cultura capitalistica basata sul consumo, l’induzione del bisogno e blablabla no? E allora mi è venuta in mente mia nonna, che non ha mai letto Marx e se pure lo avesse letto, non lo avrebbe capito e se anche lo avesse capito non le sarebbe piaciuto – lei ci teneva eccome alla sua proprietà, quale che fosse, dal vestito da buttare al piatto sbeccato – la roba era sacra e non si sprecava, né si regalava, figuriamoci se si condivideva. Comunque mia nonna ha bussato tra i miei pensieri perché faceva una pomarola [passata di pomodoro con gli odori] che non ho mai più mangiato nella vita. Il procedimento in sé non è particolarmente complesso, ma aumenta quanti più sono i pomodori da trasformare in salsa.

Caso vuole che la vicina ci avesse regalato due sacchetti pieni di profumati pomodori rossi. Dal momento che non avevo a disposizione troppo tempo per realizzare questo sugo dei ricordi e dovevo metterlo a cuocere prima di iniziare a lavorare, ho pensato bene di impiegare i due annoievoli ragazzini.

Una tagliava, l’altro lavava. Abbiamo riso e scherzato, come da tradizione contadina – che vedeva questi lavori anche come un momento di socialità – e ci siamo divertiti, oltre ad aver prodotto quattro barattoli di ottimo sugo. Il momento più tragico è stato passare tutto con il passaverdure, un arnese inventato dalla Santa Inquisizione che mi ha fatto venire i bicipiti dell’Uomo Tigre.

Mal che vada, aspetteremo l’arrivo dei servizi sociali mangiando spaghetti alla pomarola.

E voi, a quali lavori di casa sottoponete la prole?

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  1. Suggerimento per il passaverdure: mia madre teneva lo strumento di Torquemada e faceva girare me. Un modo come un altro per occupare ragazzini annoiati!

  2. Ricordo quei giorni d’estate da bambina a ciondolare all’infinito, la felicità vera, darei qualsiasi cosa per tornare a quei momenti! Che se la godano, i tuoi figli, che un giorno il 25 Luglio staranno a lavoro, altro che a fare la passata 🙂

  3. Tiziana dice

    Ma che bravi i tuoi ragazzi a darti retta! La mia di 6 anni col cavolo che segue i miei suggerimenti per sconfiggere la noia….Continua a ciondolare, a lobotomizzarsi davanti al tablet e a chiedere “cosa faccio?”

  4. Mia figlia piuttosto che aiutarmi in casa, si taglierebbe un dito appositamente per andare in infortunio preventivo…
    Ma parliamo di cose serie: sgancia la ricetta della pommarola! Che come passaverdure ho il Bimby, io!

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