Mese: luglio 2017

Come impiegare la figliolanza in opere virtuose

I miei figli ciondolano. Non so se sia una sindrome ricorrente e diffusa, ma ho scoperto che un adolescente e una ottenne, abbandonati nel tedio, iniziano a oscillare come il pendolo di Foucault. Tra il divano e la cucina, tra la camera e il giardino, tra un Mamma, che faccio? a un Mamma, posso accendere la Tele?, tra un Mi annoio a un Uffa, ma sei sempre al pc? La mia estate viene scandita dal lamento. Esaurita la parentesi campo estivo e in procinto di iniziare la vacanza con papà, pare che i Due fatichino a trovare una propria dimensione a lungo termine. Lui va in bici, poi traffica con le riparazioni didiosacosa. Lei scrive storie – per lo più splatter, disegna e organizza eventi a base di tè e pasticcini per peluche obesi e sedentari. Ma il tempo in estate è lungo, la giornata dilatata e inversamente proporzionale alla mia capacità d’inventare qualcosa da proporre [anche perché spesso mi rifiuto, ‘che mica faccio l’intrattenitrice io, eh]. Persino Iole Topocane è afflitta dalla noia. Dalla sua …

Burocrazia e transfobia: la storia di Ethan

Ethan deve sottoporsi a un intervento in anestesia totale alle corde vocali programmato per il 19 luglio. Segue tutto l’iter burocratico ospedaliero per la preospedalizzazione: compila moduli, esegue esami diagnostici e visite. Sembra filare tutto liscio. Poi accade che – sempre dopo aver seguito anche l’iter snervante a cui in Italia sono sottoposte le persone che decidono di intraprendere un percorso di transizione – pochi giorni fa, sentenza alla mano, Ethan può finalmente cambiare i propri documenti anagrafici. Questa mattina la sorpresa. Ethan telefona all’Ospedale San Luca e scopre che non essendo più Cinzia Ricci, ma Ethan Ricci, la sua pre-ospedalizzazione non è più valida. Gli viene comunicato che dovrà rifare tutto da capo: visite, esami e soprattutto finirà di nuovo in coda alla lunga lista di attesa. Non importa che abbia le sentenza e una cartella clinica. Secondo la burocrazia dell’ospedale basta cambiare nome che, magicamente, i valori delle analisi cambino e non siano più validi. Sono profondamente indignata per quanto successo al mio amico Ethan. Spero vivamente che le istituzioni si muovano per …

Il “contamamma”: l’app che dovresti inventare

Ehi, dico a te, amico nerd smanettone. A te, che hai inventato l’app che conta le calorie del profumo del cibo, oltre che del cibo stesso. A te, che hai brevettato il contapassi, il contaddominali, il contabattiti e pure a tuo nonno che ha progettato il contachilometri. Hai reso tutto misurabile, hai soddisfatto tutte le domande che una persona si pone fin dall’infanzia, tipo Quanto manca? Quando arriviamo? e sono ragionevolmente certa che esista anche una app per misurare se vuoi più bene a mamma o a papà e se la tua fidanzata ti ama davvero e il tuo nome più il suo nome danno un cuore o un due di picche. E allora, amico nerd, che ancora non hai realizzato la app fondamentale per noi genitori (ovviamente serve anche nella versione contapapà), ti spiego i bisogni di questo target. Gli scenari: È estate, i ragazzini sono spiaggiati in casa. E si annoiano. I genitori sono stressati, perché lavorano (magari da casa per la maggior parte del tempo, tipo me – per dire) e non …

Volevo sposare Ani DiFranco

Ieri sono stata al Carroponte a Milano a vedere un concerto di Ani DiFranco. “Little Plastic Castle” è stato il primo cd che ho acquistato; anche se in realtà me lo sono procurato dopo aver ricevuto in dono una di quelle terribili compilation di musicammerda che giravano negli anni ’90 e che avevo prontamente cambiato. Ricordo ancora la faccia basita del commesso che aveva faticato non poco a trovarmi il cd di Ani e che in alternativa aveva provato a piazzarmi il cd dei Take That. Avevo 15 anni ed ero già minoranza. Ricordo che nutrivo per lei un’adorazione folle e assoluta, come solo un’adolescente può concedersi. Le mie amiche si stracciavano le vesti per Robbie e Mark, io avrei limonato duro con Ani e sognavo di sposarla e scappare con lei negli States. Sì, avrei potuto farmi delle domande. E invece. Comunque. Tra i miei brani preferiti ce n’è uno, che mi segue da sempre e che mi ha sostenuto nei momentimmerda della mia vita, che mi ha insegnato a non arrendermi e a …

Luglio, col bene che ti voglio, suca

L’estate ha sfondato le porte. A me, personalmente, pure un po’ le ovaie, per via del mio carattere altezzosamente crepuscolare e della mia intolleranza al caldo e alla sovraesposizione ai raggi del sole. Ma tant’è. La situa: L’Adolescente ha terminato gli esami di scuola media. Ancora non ho capito se è mediamente felice o fottutamente isterico o ha saltato l’ostacolo e si gode il limbo che precede l’inizio delle superiori. Io e lui ci contendiamo sbalzi di umore e di pressione, ritrovandoci poi a ridere accasciati sul divano del salotto abbattuti dal caldo. Non prima di esserci mandati a quel paese che fa rima con culo. Brituzzi patisce la noia, come uno spettro dispettoso si aggira tra le stanze della nostra casa-torre invocando il mio nome come se io fossi in grado di trasformarmi in un gruppo di giocolieri, in un ciccio-unicorno fucsia, in un’esploratrice del Regno di Sottoletto pronta ad intrattenerla. Invece mi limito a strappare piccoli brandelli di tempo e spazio al mio lavoro e a pregare le altre mamme che inviino le …

Etichette? No grazie! Preferisco essere me stessa

Sono insofferente alle etichette. Mi creano prurito. Non le tollero nemmeno sui vestiti. Non a caso la prima cosa che faccio quando compro uno straccio da indossare è tagliarle. [Immaginatemi forbici alla mano e uno sguardo sadico.] Figuriamoci quanto posso accettarle se appiccicate alle persone o – ancor peggio – alla mia persona. Quando, diversi anni fa, decisi di aprire il blog, scelsi  come nome “Fuori Logo” e non a caso. Il nome mi rappresenta molto: un passato da etero, un presente da lesbica e un futuro tutto da scrivere. Anche il sottotitolo persegue lo stesso obiettivo, quel what else non è un omaggio al celebre caffè solubile, ma una tana del Bianconiglio che lascia ad ogni possibilità la libertà di realizzarsi. Dal mio primo coming out ad oggi capita spesso di sentirmi dire «Non sembri lesbica», che, se da una parte mi fa ridere – quanti stereotipi ancora ben radicati nella stessa comunità LGBTQ! – dall’altra mi lascia perplessa. Dall’omosessualità non si guarisce, esattamente come non si guarisce dall’eterosessualità. Il motivo è semplice e …