Giuseppe, ti presento i suoi

[EDIT. Breve riepilogo per i nuovi e per i distratti: da circa un anno vivo in una specie di Comune insieme a Manu (la mia fidanzata), Giuseppe (il mio ex marito) e i miei figli.]

Nel nostro inconsueto scenario familiare, sta per accadere anche questo: per la prima volta, i genitori di Manu verranno a trovarci. L’occasione sarà un fine settimana di vacanza per loro, in cui – finalmente – vedranno in che razza di casa è andata ad abitare la loro figlia.

Ho sempre pensato che siano stati molto sportivi ad accettare di buon grado questa nostra bizzarra composizione residenziale. A suo tempo, la comunicazione da parte di Manu ai suoi genitori, si era svolta più o meno così:

«Mamma, papà, allora io nel fine settimana e quando non lavoro a Milano, vado a stare da Vero a Lucca» dice lei al telefono, buttando lì il discorso, tipo sasso nello stagno. «Ah, avete preso casa insieme? Già?! Non sarà un pochino presto?» rispondono loro perplessi. «Tranquilli, è che per motivi pratici abbiamo deciso di vivere tutti lì, nella stessa casa. Io, Vero, i ragazzi e anche il suo ex marito. Tanto ognuno ha la propria camera e poi Giuseppe nel fine settimana non c’è, ci incrociamo solo la domenica sera. A meno che non ci siano gite o compleanni, ovviamente.»

Onestamente, fossi stata al posto loro, un po’ mi sarei inquietata. Perché, diciamocelo, raccontata così la nostra Comune sa di tresca, come nella più trita delle commediole all’italiana, in cui io e Giuseppe passiamo da loschi e turpi manipolatori e Manu da sprovveduta rincoglionita.

La realtà, invece, è che il rapporto che si è creato tra Manu e Giuseppe, ha reso molto meno sporadici gli episodi in cui siamo tutti assieme. Ora sono circostanze cercate e vissute come momenti di piacevole reunion familiare. La Comune è a tutti gli effetti una Famiglia.

Ieri sera, mentre eravamo in cucina tutti e tre – Manu, io e Giuseppe – lei si avvicina a lui e, con fare serio, gli fa: «Giuse, devo chiederti un favore. È una cosa che avremmo dovuto fare l’anno scorso…» lui la guarda dubbioso, lei continua solenne «Tra due weekend vengono i miei a trovarci e mi sembra giusto che tu ti prenda le tue responsabilità con mio padre. Insomma, dovranno pur conoscere l’uomo con cui vivo!»

Lui basito. Io e i ragazzi – presenti alla scena – iniziamo a ridere fino ad avere mal di pancia. Al che rincariamo la dose: « Sì, dai! Che fai il timido? Mica ti vorrai evitare la cena coi suoi! Tu, poi, ami le occasioni mondane!» E giù a sghignazzare!

Lui mi guarda serafico e mi dice: «Ridi ridi. Senti, ma… hai già pensato al menù? Per carità, la tua pasta scotta è buonissima, così come il pollo bruciato in padella. Però non so se i tuoi suoceri apprezzeranno…»

Gira le chiappe e va di là, sogghignando come Muttley, il cane del barone rosso.

È vero, ognuno ha la famiglia che si merita, ma la domanda importante è: che cosa cucino?

 

 

24 commenti » Lascia un commento

  1. Ciao, sono una milanese espatriata da parecchio a Berlino e seguo le tue vicende familiari ormai da un paio di anni. Ho anch’io una costellazione famigliare abbastanza complessa e arcobaleno anche se nel mio caso purtroppo la comune non ha si é creata. Comunque mi piace leggere i tuoi post. In questo caso, visto il grado di disperazione (:-)), posso suggerirti una delle “meravigliose” ricette del mio blog di cucina (tutte in italiano e inglese): https://theladydontmindblog.wordpress.com

    Enjoy!

    e facci sapere come è andata 🙂

  2. Chiedi a Giuseppe di fare le pizze, così avranno anche tutte le risposte del caso 😉

  3. Ti dico solo che mia zia, per tirarsela coi consuoceri da grande cuoca qual non è assolutamente, a Pasqua si è fatta preparare un capretto in umido dal ristorante sotto casa…
    Personalmente mi cautelo sempre dicendo “oh, raga, io non so cucinare”, così gli altri si sentono in dovere di dire “mannoooooooo!!” e ingurgitare comunque,

  4. Dì, lo sai usare un frullatore? Se si ti dò la mia ricetta del pesto alla trapanese. Ci condisci la pasta AL DENTE. Per il secondo rosticceria

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