La mamma è lesbica – coming out con i miei figli e sviluppi

Ecco come l’ho detto ai miei figli. Così. Quattro parole che, in quel momento, pesavano più di una montagna.

Per mesi avevo pensato a quando fare coming out con loro e a come farlo. Nella mia testa rotolavano parole e frasi, immaginavo il mio discorso e più volte lo cambiavo, cercavo di prevedere la loro possibile reazione e, sempre, un pugno allo stomaco mi costringeva al silenzio. Ad ogni giorno che finiva senza che io avessi concluso niente, continuando a trascinare me e loro nella ripetizione di una realtà falsata, mi sentivo un verme appeso all’amo. Un teatrino che mi costringeva ad indossare una maschera così pesante da schiacciare il cuore e il respiro.

Poi quel momento è arrivato. Era un pomeriggio di primavera. Brita aveva un paio di anni e Ari otto. Giuseppe era appena tornato dal lavoro. Io ho sentito una spinta interiore a vuotare il sacco. Un calcio nel sedere dell’anima. E così ho chiesto a lui di affrontare insieme il tema della nostra imminente separazione e comunicarla ai bimbi. Ari è rimasto sorpreso e preoccupato e ci ha domandato il motivo, dato che non aveva percepito tensioni tra me e il padre. Così gli ho risposto con semplicità: “Amore, ci separiamo perché a mamma piacciono le donne”. È rimasto in silenzio, dubbioso, al che ho aggiunto: “Eh, come vedi papà non è esattamente una bella donna!”. E lì ci siamo messi a ridere e la morsa allo stomaco si è allentata.

Abbiamo proseguito chiarendo che saremmo stati i suoi genitori per sempre e che si sarebbero verificati dei cambiamenti, ma che li avremmo affrontati insieme. Lo abbiamo rassicurato che poteva dirci tutto quello che pensava o lo preoccupava e che noi lo avremmo sostenuto.

Nei mesi seguenti abbiamo affrontato momenti difficili, di silenzio e incomprensioni tra Giuseppe e me, ma mai abbiamo smesso di collaborare per il bene dei bambini. Per un po’ abbiamo continuato a coabitare, il che ha permesso loro di abituarsi al cambiamento con gradualità. L’anno successivo lui ha cambiato casa, il che è stato utile a mettere quella distanza necessaria quando un rapporto si chiude. Poi, per necessità economiche, logistiche – e dato che il rapporto tra lui e me ormai lo consentiva – abbiamo deciso di tornare a vivere nella nostra vecchia casa. Per fortuna abbiamo quattro camere da letto e a nessuno è toccato il divano.

Nel frattempo i bambini crescevano e anche noi adulti aggiustavamo il tiro. Tra alti e bassi, errori e successi, abbiamo imparato ad essere famiglia senza più essere due amanti, abbiamo trasformato l’amore di coppia in qualcosa di diverso, ma non meno forte. Siamo stati bravi e determinati, perché ci abbiamo lavorato con impegno e tenacia senza mai dimenticare che i bambini e il loro benessere andavano tutelati. Abbiamo commesso errori e li abbiamo riparati, senza mai smettere di confrontarci tra di noi e con loro. I bambini hanno conosciuto le donne che ho frequentato e hanno imparato che trovare la persona giusta non è facile, che è difficile beccarla al primo colpo, ma pure al secondo, al terzo… E che la persona giusta non la trovi, se prima non impari chi sei, chi vuoi e cosa vuoi in una relazione.

Avrei potuto tenerli all’oscuro delle mie relazioni? Sì, certo. Probabilmente, con il senno e la saggezza del poi, per certe relazioni inutili e deleterie sarebbe stato anche opportuno. Si sarebbero risparmiati di dover conoscere persone sgradevoli, meschine e che li mal tolleravano. Ho imparato che chi non ama i miei figli non ama me e a fidarmi del loro giudizio (stando attenta a non confonderlo con la gelosia). Adesso che hanno otto e quattordici anni ci ridiamo, pensando al passato e pure alla mie ex, consapevoli che tra non molto saranno loro stessi a trovare persone sbagliate e momenti sbagliati; fa parte della crescita e della vita. Ari e Brita hanno sempre apprezzato la mia schiettezza e la mia trasparenza nei loro confronti, si sono sentiti coinvolti e non solo soggetti passivi sballottati da manovre incomprensibili. Sia io che Giuseppe siamo stati solidi con loro, senza tutta via nascondere la nostra fragilità.

Forse avrei potuto fare meglio, di sicuro avrei potuto fare peggio. Non so dirvi se un domani i miei figli dovranno spendere un patrimonio per pagare un terapeuta, ma al momento sono il ritratto dell’equilibrio e della serenità, perché anche nei momenti difficili si sono sentiti protetti e considerati.

[DISCLAIMER: Questa è la MIA storia, non è un modello universalmente riconosciuto, non ha validità scientifica, non è un consiglio, non è l’incipit del manuale sul “Coming Out Perfetto”, forse Piero Angela non ci avrebbe realizzato una puntata di Superquark. Ogni situazione è a sé. Ognuno ha i propri tempi e i propri modi. Cercate i vostri, ascoltate voi e i vostri figli. E, soprattutto, ricordatevi che il diritto alla serenità e all’autenticità è il regalo più bello che possiamo fare a noi stessi e a chi ci sta vicino]

20 commenti » Lascia un commento

  1. Questo post cade a pennello!
    Ti leggo sempre ma non sono mai intervenuta.
    Anch’io da mesi sto elaborando il mio coming out ai miei genitori ma ancora non ho ricevuto quel calcio nel sedere dell’anima. Ci provo e ci riprovo ma ogni volta un nodo in gola grosso quanto una casa mi costringe a rimandare a un momento migliore, con la consapevolezza che non esistono momenti migliori.
    Alla soglia dei miei 33 anni e con una relazione di quasi 10 anni all’attivo ancora non riesco a pronunciare quelle tre o quattro parole che mi permetterebbero di essere finalmente me stessa anche con loro. Loro che ovviamente sanno perfettamente ma non mi hanno mai chiesto!

  2. Sono in macchina e sto aspettando mio figlio che esce da scuola. Voluto dovuto spengere la radio mentre ti leggo. E asciugare gli occhi. 💚

  3. Che bello, che coraggio…il mio primo coming out è stato verso il compagno che decidevo di lasciare, a 30 anni, dopo aver fatto pace coi miei sentimenti..che fortuna che ho avuto a trovarlo disposto ad aiutarmi! Ne sono seguiti tanti altri, alcuni complicati come verso i miei genitori, altri meno come con mia nonna, la più rilassata di tutti davanti a questa nuova situazione..ma ogni volta che devo ancora.spiegare a qualcuno chi sono, sento una morsa allo stomaco..speriamo cambi, prima o poi.

  4. Capisco bene cosa vuol dire terminare una relazione importante (e, almeno nel mio caso, dolorosa) e al contempo rimanere famiglia: a volte significa mangiare tanta merda ma so che ho fatto la cosa giusta. Come te.
    Andrà bene.

  5. Che bel racconto, hai avuto dalla tua un marito civile e comprensivo; il marito della mia compagna dopo 30aa di matrimonio e 3 figli ci ha fatto di tutto, le cattiverie più impensabili, violenze verbali e talvolta (poche x fortuna) sfociate in fisiche. In tutto questo ha coinvolto in prima persona i 3 figli e x riavere la madre li ha portati via lontani 1200km (da piemonte alla sicilia). Ad oggi sono passati 3aa e siamo felici perché è già la seconda volta che i suoi figli salgono a trovarci. Ma che fatica….

  6. Alla coincidenze io non credo, ma il tuo post proprio oggi….proprio oggi che è finita la mia storia d’amore, oggi che ho deciso di morire dentro per “salvare” la mia bambina dai traumi di una separazione e chissà che altro.
    Dopo che la mia famiglia di origine mi ha ripetutamente dato della pervertita e della madre indegna.
    Hai avuto il coraggio che è mancato a me.

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