Nuda veritas
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Una serie di sfortunati avvenimenti

Metti un giorno festivo, tipo chessò, Pasqua. Un giorno festivo in cui non ci sono Giuseppe e Ariele, i maschi Alfa&Beta (scegliete chi è cosa) della nostra famiglia.

[Sono contraria, lo sapete, alla stereotipizzazione dei ruoli – ma lo ripeto perché tra i miei amabili lettori ci sono anche dei pignainculo che devono sempre puntualizzare ovvietà – qui tutti fanno tutto senza pensare se è un lavoro da femmina o da maschio. Solo che io odio sporcarmi le mani, scheggiarmi le unghie e, fondamentalmente, faticare. Potessi, godrei di un nutrito gruppo di dipendenti cui delegare le incombenze domestiche. Sono ricca dentro, ma non dentro il portafoglio. Quindi mi arrangio. Con risultati discutibili, quando si tratta di lavoretti.]

Dicevo.

È Pasqua. Giuseppe è a festeggiare dai suoi genitori con i ragazzini. Manu e io a casa. Decidiamo che Pasqua è un bel momento per le pulizie. Iniziamo dal frigo, mentre lei lo svuota io trascino il tappeto in giardino e, dopo averlo ben insaponato e sfregato, aprendo il rubinetto mi accorgo che dal tubo proviene solo un brontolio sordo. Dovete sapere che qui l’acqua domestica arriva da una pompa che attinge da un pozzo sotterraneo. Se la pompa non va, non c’è acqua né per annaffiare il prato, né per il tappeto e nemmeno per sciacquettarsi le pudenda.

Come un bravo scolaretto eseguo i controlli di routine: ricarico pompa – silenzio, schiaccio restart – silenzio, vado dentro casa, smonto una prolunga, la attacco ad un’altra presa, inserisco la spina della pompa – silenzio. Silenzio della pompa, perché io invoco tutte le divinità note e meno note di religioni varie. M’illumino d’immenso. Sarà la spina? Busso al vicino ed espongo la mia teoria e le prove tecniche effettuate, lui si emoziona quasi – evidentemente la mia bionditudine interna esala anche all’esterno e crea stupore che io conosca i numeri delle chiavi inglesi, per dire  – e passa nel mio giardino munito di borsetta da elettricista. Smonta la spina, la rimonta, la rinfiliamo nella presa. Silenzio. Della pompa, sempre, perché pure il vicino impreca. “Ma sei sicura che è la spina della pompa”? dice lui “Come no” dico io. E a riprova mi chino a tirare il filo che esce dal muretto sotto il lavandino. Il display sulla lavatrice si spegne, come per incanto. “Ops, mi sa che era la spina sbagliata” dico io “Eh, mi sa di sì” dice lui. E smonta quella giusta a cui, effettivamente, si era staccato il filetto blu e non faceva contatto. Insomma, la pompa riparte, l’acqua ritorna. Noi finiamo le pulizie e ci godiamo pure la doccia più consapevole della nostra esistenza.

Dopo la doccia decidiamo che sì, la vita merita di non essere sprecata nel tedio ma vissuta con intensità. Allorché ci sediamo sul divano per vederci serie random su Netflix finché non tornano gli altri abitanti de La Comune. “Amò, hai rimesso la prolunga della televisione?” dice lei “Certo, Amò” dico io. Ma la televisione non dà segno di vita. Schiaccio l’interruttore della luce. Niente. Vado al pannello elettrico. Niente, tutti i pirulini belli sull’attenti. “Amò, ma che hai attaccato la lavatrice in contemporanea con la lavastoviglie?” dice lei “Può esse’” dico io. E mi dirigo fuori per attaccare il contatore.

Il nostro contatore è incassato nel muro e protetto da una porticina che si apre con una chiavina. Ma è rotta. Da tipo sei anni. Infatti non lo chiudiamo mai. Ma adesso è chiuso. E la chiave non gira. E non si apre. E siamo senza elettricità. E Giuseppe non farà ritorno prima di quattro ore. Lo chiamo al telefono. “Giuseppe, ma che hai chiuso la porticina del contatore con la chiavina?” dico io “E certo, poi ci piove dentro” dice lui che aspetta l’arrivo dei monsoni estivi. Dopo aver invocato un altro paio di divinità, vado a cercare degli attrezzi per tentare di aprirla. Qui gli attrezzi vivono un po’ ovunque. Inutile chiedere ai due maschi Alfa&Beta di riporli con ordine. Si sentono già degli eroi perché fanno pipì e rimettono giù la tavoletta. Insomma, ve la faccio breve, che questo post mi sta sfuggendo di mano. La chiavetta si spezza. Con arnesi di dubbio utilizzo estraiamo il cilindro della serratura, proviamo a scassinarla sui quattro lati, ma niente. La stronza non si apre. Mentre sto per andare a prendere l’accetta da legna, ecco che esce il vicino.

Ci guarda sardonico, ci consiglia una benedizione, porta la sua cassetta degli attrezzi e inizia ad armeggiare per forzarla. Nel frattempo tornano anche Brita e i due maschi Alfa&Beta, che prendono in mano la situazione, scalzando il vicino. Ma nessuno riesce ad aprire il vano contatore per un’altra mezz’ora. Dopo innumerevoli invocazioni propiziatorie e una serie di botte con cacciaviti e martello, i cardini cedono e la maledetta porticina si apre, concedendoci la possibilità di attaccare la corrente.

Entriamo in casa e io pesto una cacca di Iole Topocane, che evidentemente voleva manifestare il suo gradimento per la giornata appena trascorsa.

[Vi siete rilassat* durante le vacanze?]

 

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  1. laperfezionestanca dice

    Ah bè, carina la Pasqua. Io, uhhmmm, sono andata fuori con 8, dico 8 parenti. Quindi ogni giorno cucinare e pulire, poi ricucinare e indi ri-pulire, poi ancora cucinare e pulire. Credete che qualcuno degli 8, dico 8, abbia alzato un dito per aiutare? Eeeehhhh, ma cosa pretendete, erano in vacanza no? Quindi ancora cucinare e cucinare e pulire e ripulire. Saltare un pasto dopo aver mangiato fino a crepare? Mai! Hanno cenato pure dopo il mega pranzo di Pasqua, li possino ammazzalli, maledetti mangioni. La prossima volta vado a vedere l’aurora boreale in Alaska. Ho detto.

  2. Tesoro, la colpa è solo vostra! Avete una giornata da gustarvi voi due sole, e invece di rimanere a letto tutto il tempo, vi mettete addirittura a pulire? Non si fa, non si fa!

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