Nuda veritas
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Lezioni di vita da una camelia

L’anno scorso ho ereditato una camelia da una zia che non c’è più. Non sono mai stata un’appassionata di piante e fiori, ho sempre guardato il mondo vegetale con rispetto e riverenza, ma non me ne sono mai interessata. Anzi, il mio cervello aveva sempre fatto una discreta fatica a comprendere chi dedicava tempo ed energia a vegetali non edibili. Insomma, il coltivare l’insalata mi pareva più sensato che annaffiare le petunie. E, a dirla tutta, mi veniva da considerarlo un passatempo da nobili signore con molto tempo da strappare alla noia e paffute vecchiette in pensione.

Per me, quindi, è del tutto inspiegabile come questa pianta sia riuscita a sgretolare tutti i miei pregiudizi fin dalla prima volta che l’ho vista. Non era particolarmente bella, anzi. Negli ultimi tempi la zia era molto malata e la camelia recava su di sé tutti i segni dell’incuria. L’ho protetta dal freddo dell’inverno e un paio di mesi fa l’ho rinvasata con nuovo terriccio e annaffiata con regolarità. Mi sentivo soddisfatta di me e in pace con la coscienza, per aver svolto il mio lavoro di accudimento.

Qualche giorno fa ci sono passata davanti, tenevo in mano il cestone della biancheria da stendere ed ero, come sempre, di corsa e trafelata. Mi è caduto lo sguardo sulle foglie e le ho viste marroncine ed accartocciate. Ho posato la cesta e mi sono avvicinata per guardare meglio. Purtroppo le foglie screziate di marrone erano parecchie e la pianta non pareva godere di buona salute. Mi sono intristita. Era l’ennesima conferma che finisco per distruggere tutto. Ho avuto altre piante, in passato, ma sono morte tutte. O eccedevo con l’acqua, pensando soffrissero la sete – con il risultato di affogarle e farle marcire – o me ne dimenticavo, occupandomene distrattamente e finendo per cercare un salvataggio in extremis che, manco a dirlo, non funzionava.

Mi sono seduta sul prato accanto all’alberello e ho pensato a quale soluzione potessi mai escogitare mentre cercavo su Google qualche risposta confortante. Esattamente come accade quando si cercano pareri medici, il responso dell’oracolo digitale, era variegato: funghi, parassiti, eccesso di acqua, penuria di acqua, terriccio sbagliato, troppo sole, troppa ombra, radiazioni nucleari e temperatura del forno troppo elevata.

Così mi è venuto in mente di provare a fare una cosa che non avevo mai fatto prima: chiedere aiuto a chi poteva saperne qualcosa. Chiedere aiuto proprio non è nelle mie corde, mi sale una fatica esistenziale cosmica e non per spocchia, ma proprio per vergogna e reticenza, in genere desisto.

Dopo aver consultato una persona esperta (grazie Erica) ho capito che la povera camelia era attaccata da un fungo e pativa di essere finita nel terriccio sbagliato. Non solo. La camelia è un’acidofila e necessita di terriccio apposito che non deve essere troppo pressato, ma mescolato con palline di argilla espansa che lo arieggino; l’esposizione non deve essere né in pieno sole, né in una zona troppo ombreggiata. A questo punto, mi sono spiegata anche la mia inattesa simpatia nei suoi confronti, le affinità tra me e la pianta mi sembrano evidenti.

Dopo aver eseguito le istruzioni, la situazione adesso sembra migliorata.

Cosa ho imparato? Che nella cura è necessario trovare un equilibrio, non si deve eccedere, bisogna lascia respirare l’altr* e non affogarl*  per poi demotivarsi e lasciarl* lì a seccare nell’incuria e che bisogna imparare a decifrare le necessità altrui, al di là delle nostre idee preconcette.

E poi ho imparato pure che il negozio di bricolage e giardinaggio, dove ho acquistato tutto il necessario, è pieno di lesbiche.

Così, per dire.

 

 

 

13 Commenti

  1. Anna dice

    Le piante insegnano tantissimo! Dopo quarant’anni da inguaribile nerd/intellettuale, coltivare un orto, un roseto e altri fiori mi ha impartito vere e proprie lezioni di vita. Ad esempio, preparare il terreno giusto: un mondo a sé. E quello che impari, lo puoi benissimo applicare a scuola!

    p.s. ma quel negozio di cui parli…. ehm… dov’è? 😀

  2. Non è uno degli stereotipi più agguerriti, la lesbica amante del bricolage? (Forse mia madre deve dirmi qualcosa, allora…)

  3. Daniela dice

    Vivevo nell’involucro di una storia già finita, a casa di una mia ex, o meglio nella casa che era stata di sua mamma. Un inverno gelido reso ancora più gelido dalla storia finita, tutti i giorni passavo davanti a questo alberello dai fiori candidi e generosi, arrivai quasi ad odiarlo per quanto fosse immune al dolore e all’abbandono a cui era stato sottoposto da mesi, esattamente come me. Chiesi in rete che pianta fosse e dopo aver trovato la risposta scrissi queste parole, era il 15 febbraio: “Voglio essere come questo meraviglioso arbusto che non si cura della neve, delle notti gelate, dei cieli senza sole, ma continua a regalare al mondo i suoi fiori con tutta la forza e la dolcezza di cui è capace. La volontà è la forza più potente che abbiamo ed io ci riuscirò, pensando che se può una camelia vivere, e non sopravvivere, posso farlo anche io”.
    Quante sono le cose che può insegnare una camelia?
    Buona giornata a te, Veronica e a tutti

  4. isaeleven11 dice

    Camelie per tutte allora…… e il terreno per piante acidofile lo andiamo a comprare a Lucca!

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