Nuda veritas
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Fortuna una cippa

Vi capita mai di fissarvi su qualcosa e, inevitabilmente, centrare l’attenzione solo su quello? A me spesso. Quando ero incinta vedevo in giro solo donne panza munite, da quando ho una macchina blu cobalto vedo in giro solo auto di quel colore. Ultimamente ho fatto caso al numero di volte in cui mi si dice che sono molto fortunata: ho un ex marito adorabile, una fidanzata ineccepibile, due figli brillanti e simpatici, una professione densa di soddisfazioni e di trasferte emozionanti che mi lascia, però, tempo per passeggiare sul fiume con i miei figli e leggere con loro libri istruttivi. Allora ho provato a guardare la mia vita dall’esterno, per capire quanto fosse grande quel divario tra la mia vita e la percezione che si ha di essa dall’esterno.

La conclusione è che – tranne che per i lettori e le lettrici attente, che si sciroppano ogni post che scrivo sul blog da tre anni e mezzo – io sembro davvero baciata dalla buona sorte.

Tutte cagate. La buona sorte la ringrazio per la salute. Già, perché tutto il resto, oltre a non essere esattamente come appare, me lo sono costruito, giorno dopo giorno, minuto dopo minuto, con sudore, fatica, impegno e molti sacrifici.

Sui social non condivido le foto delle nottate in cui non riesco a dormire e piango mentre scrivo sul quaderno degli sfoghi, né i vaffanculi che a volte ci urliamo da un piano all’altro io e Giuseppe. Non troverete gli screenshot dei messaggi rabbiosi tra Manu e me (litigare a distanza via chat dovrebbe essere inserito tra le pratiche di tortura moderna), non vedrete un video con le bizze di Margherita, non assisterete agli sbalzi di umore dell’Adolescente di casa, né tanto meno sentirete le telefonate tese con i miei genitori.

La mia giornata tipo, tipicamente non esiste. Quello che so è che rimbalzo senza sosta da un lavoro all’altro, da una corsa al supermercato all’accudimento dei figli, da una visita di controllo pediatrica a una dal veterinario o dal meccanico; salto da un treno a un passaggio su bla bla car, a volte dimentico persino in quale stazione di quale città ho lasciato parcheggiata la macchina. Sono talmente esaurita che ho alert impostati sul telefono che mi ricordano di bere e fare pipì. Beh, quasi; ci sto lavorando. Nemmeno nei fine settimana mi riposo, o lavoro in giro o facciocosevedogente coi ragazzi; anche la passeggiata al fiume o la merenda in giardino, la riscatto lavorando dopo cena in compagnia di abbondanti dosi di caffeina e teina. Giuseppe ed io ogni domenica sera pianifichiamo l’agenda settimanale per far sì che i carichi siano equamente divisi.

Tutto si fa, tutto è possibile. Non ho mai ascoltato le voci di chi mi diceva che avrei dovuto lasciar perdere, che mi sarei dovuta adeguare a non correre dietro ai sogni. Ma la loro realizzazione, che sia nei rapporti familiari, sentimentali o nel lavoro, è solo il frutto del mazzo quadro che mi faccio da che ho memoria.

Sono riuscita, in questi anni, a costruirmi una professionalità che mi ha permesso di vivere di ciò che amo, di trovare tempo per costruire un rapporto di qualità con i miei figli, pur avendo dovuto rinunciare a un ottimo stipendio e un lavoro sicuro. Con Giuseppe, per costruire il rapporto bello e di affetto sincero che abbiamo adesso, abbiamo attraversato diversi inferni paludosi, periodi di conflitti e incomprensioni. Abbiamo fatto delle scelte. Ho fatto delle scelte. Se mi guardo indietro sono fiera di dove sono arrivata e di come ci sono arrivata; ho realizzato me stessa non grazie alle persone che si sarebbero dovute prendere cura di me, ma nonostante loro.

Sono felice? Sì, tanto. Con tutti i momenti di scoramento che mi ricordano che sono umana e quindi fallace, con tutto il mio zainetto di casini, errori, ferimenti miei e altrui, con la mia irrequietezza che mi porta a cercare la realizzazione dei progetti, con la mia smania di conoscere e imparare, con le mie esternazioni dirompenti.

Quindi no, non mi dite che sono fortunata. Pensatemi come un criceto che, scappato dalla gabbia, cerca di non finire in bocca al gatto e intanto cerca di essere felice.

22 Commenti

  1. Sai che volevo scrivere un post del genere? Su come le nostre “vite virtuali” sembrino lineari e semplici da lontano, ma incasinate e piene di sali/scendi per chi ci vive in mezzo.
    (Il segreto del criceto, secondo me, è diventare troppo ciccio per entrare nella bocca del gatto!)

  2. secondo me sei fortunata perché hai il talento per descrivere così bene tanti aspetti della tua vita da renderci parte della tua grande famiglia 🙂 A proposito… sai che grazie ad un commento visto sul tuo blog mi ha “recuperato” e chiesto l’amicizia in facebook un mio ex studente dei primi anni ottanta, amico di Manu? Carramba che sorpresa!!!

  3. Isabella dice

    Veronica condivido ogni parola che hai scriito. È tutto merito tuo. Non fortuna. Merito del lavoro che fai fuori e dentro di te. Per quello che può valere, hai tutta la mia stima.

  4. Quanto mi ritrovo in queste tue parole. Mi incazzo come una bestia qundo mi dicono che sono fortunata, ingorando e minuendo bellamanete tutti i kilometri di sangue e culo che questa fortuna che ho mi è costata (e mi costa).
    Credo che l’unica fortuna che hai, e che ho – se mi permetti il parallelismo – sia di essere una persona energica e determinata (e ostinata) nel cercare di seguire i sogni, senza arrendersi, senza omologarsi mai.
    Un grosso abbraccio. E appena capiti a tiro una gioccolata calda da Fiorio.

  5. Per me la felicità sono attimi persi e dopo rimane solo una tristezza incredibile. Però mi piace anche pensare che non si perde mai niente e si può ricominciare. Questo è l’elogio alla speranza che satolla lo spirito e affama la panza.

  6. Elisa dice

    La gggente minimizza il mazzo quadro che ci si fa ogni giorno per cercare di chiudere gli occhi felici della propria vita 🙂

  7. a me non sei mai sembrata fortunata, ma guerriera. lotti con i denti per riuscire a far combaciare le tue priorità nella vita. e ce la stai facendo, ma non certo per merito della fortuna! più che cricetino, tigre :*

  8. angie dice

    abbraccio… anzi, stavolta, abbracci…
    ps: stanno diventando una costante…. 😀 … ma li trovo….meglio delle parole….

  9. silvia dice

    Io penso di essere fortunata!
    Intanto perchè sono nata nella parte di mondo in cui è stato più facile vivere, studiare e scegliere.

    Poi non voglio dire che ho avuto tutto facilmente, ho sudato, pianto, mi sono adattata, ha fatto un lavoro impegnativo e “scomodo”, con turni di notte e festivi ,e me lo sono dovuta gestire incastrando i turni e il lavoro altrettanto scomodo, seppur diverso, della persona che ho accato, avendo due figli molto impegnativi.

    La fortuna. quella si, davvero una fortuna (perchè lavorarci sopra non è sufficiente, la fortuna serve!), di stare con un partner con cui dopo tanti anni sto ancora molto bene, ancor di più da che i figli sono autonomi e a casa loro (di nuovo fortuna!).

    Penso che riconoscere che quello che si ha e che si è conquistati non è “tutto tuo”, ma che comunque, malgrado tutto, dei privilegi li abbiamo avuti, e magari siamo stati bravi a sfruttarli, sia importante.

    Un abbraccio

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