Nuda veritas
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Senza capo né coda

Un post senza capo né coda, che è un po’ un giro tondo su me stessa. Come quando da piccola mi mettevo in mezzo al salotto e giravo giravo giravo, fino a perdere il senso del tempo e dello spazio e dovevo aggrapparmi al divano per non cadere per terra. Un giro sulle emozioni e sulle primavere che arrivano e mi stordiscono. Sto eseguendo le ultime pennellate del mio romanzo che vedrà la luce del sole di inizio estate, mi godo gli ultimi istanti di crepitante attesa, come quella che precede il giorno del mio compleanno, in cui conto i giorni che aspettano immobili sul calendario e scelgo con cura l’abito, le scarpe e il trucco.

La primavera mi agita, mi stressa, mi tira i lembi della giacchetta ormai troppo pesante, mi abbaglia di colori, mi stordisce di profumi, di novità. Non tutte positive, non tutte allegre, non tutte semplici. L’anno scorso ero impegnata con un trasloco di mobili, libri e sentimenti, adesso sto facendo i conti con uno strappo che si è aperto molti anni fa e, nonostante i miei tentativi di rattoppo, alla fine è arrivato brusco e doloroso.

Mi sento nelle ossa molte più primavere di quante io ne abbia realmente vissute, ho una vita zippata che se aperta esplode come quella dei maghi pasticcioni dei cartoni animati. I lamenti non fanno per me, mi limito ad affidare pensieri ai mille quaderni che spargo in giro e dei quali non ho cura, alle orecchie amiche e ai passi svelti nel bosco, quando a farmi compagnia rimangono le ombre.

Scrollo via i chili di troppo, insieme alle scuse che non sono mai arrivate e agli incoraggiamenti che non sono decollati dalla bocca di chi avrebbe dovuto sostenermi e incoraggiarmi a prescindere. Divento sorda alle critiche mosse non per migliorare, ma per ferire. Faccio i conti con il passato, ma la matematica non è stata mai il mio forte e preferisco consumare pagine d’inchiostro, mentre al sole asciugano le lacrime rovesciate sui cuscini.

Ho la pelle delicata almeno quanto il cuore. Il dermatologo mi ha prescritto una protezione altissima per impedire ad altre macchie di deturparmi il volto e io ho chiesto in farmacia, ma nessuno sa che cosa si possa spalmare sulle bruciature dell’anima. Qualcuno dice l’amore, altri la cioccolata. Io credo di aver pasticciato con entrambi, nella vita, e adesso dovrò spendere un po’ di tempo a mettere ordine, a pulire e medicare, a cambiare abiti e abitudini, ché anche quelle più tossiche sono difficili da abbandonare.

Guardo le fronde del salice in fondo al giardino. Danzano nel vento inquiete. Un mano piccolina mi sfiora la schiena e mi ricorda che dagli errori altrui s’impara a esser diversi e a riscattare il passato.

 

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  1. dice

    e niente… mi piaci pure malinconica e lirica. Anche se la tua ironia e la tua carica sono la mia medicina per le giornate pesanti. Grazie sempre.

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