Nuda veritas
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Alla mia nemica

Dai, tanto lo sai che quest post è per te. E secondo me lo aspettavi da un po’. Perché io lo so, che sei sempre lì a gioire quando le cose mi vanno male. E hai pure la presunzione di conoscermi meglio di chiunque altro. Quando sono felice scompari per un po’, ma solo apparentemente, tranne poi lanciare messaggi trasversali che minino un po’ la mia sicurezza e mi smorzino il sorriso. E sì, devo riconoscere che sai dove andare a ferire a colpo sicuro.

Ammettilo, su. Ora puoi anche giocare a carte scoperte. Sono consapevole di non esserti mai piaciuta. Di me hai sempre e solo notato i difetti, le mancanze, giudicando negativamente ogni piccola stramberia, ogni sbavatura alla convenzione. Neppure il mio essere madre ti va a genio, mi fai spesso notare che le altre madri sono migliori di me.

Ecco, lo vedi? Ti ho stanata. Quando ero piccola, mi indicavi beffarda le altre bambine e la loro socievolezza, mentre io me ne stavo in un angolo a leggere perché ero l’ultima arrivata in classe e mi avevano tagliata fuori. E tu? Mai hai preso le mie difese, magari denunciando anche qualche episodio di bullismo di troppo, no. Tu, perfida, gioivi; se quei bambini mi trattavano male o non volevano giocare con me, la colpa era mia.

E l’adolescenza? Te la ricordi la mia adolescenza? Non facevi altro che mostrarmi i corpi delle mie coetanee per farmi notare quanto fossi grassa, brutta e sgraziata in confronto. So anche per certo che ridevi sardonica dietro la porta del bagno, mentre io ero china sul cesso a vomitare l’unico pasto della giornata per poter entrare nei jeans che tutte le altre indossavano.

Ah, e poi l’università. Quando un professore mi ha suggerito di sostenere il test per entrare in Normale, a Pisa, tu hai fatto di tutto per convincermi che era tempo sprecato, che non mi avrebbero mai preso, che non ero così intelligente e, anzi, ero solo presuntuosa. Hai fatto così con il teatro, con la musica, ci hai provato perfino con la scrittura. O con le mie relazioni, sempre a dirmi che ero io, io, e sempre io, quella sbagliata, quella strana, quella che nessun* poteva amare e non meritava niente. Ti sei sempre messa di mezzo per rovinarmi la festa, qualunque essa fosse. La cosa triste è che ci sei anche riuscita.

Fino a questa mattina. Ero in bagno, stavo per lavarmi i denti e tu mi fissavi, come sempre impietosa. E io ti ho sorriso. Già. Mentre tu mi guardavi con disprezzo, io ho provato tenerezza e ti ho sorriso. E anche tu mi hai sorriso. E non era quel sorriso falso, tirato, di circostanza – che tra l’altro, diciamocelo, ti è sempre venuto male. No, no, era un sorriso vero. E ho visto che, forse per la prima volta nella vita, non c’era più biasimo, ma comprensione. Hai capito che sì, ho i miei difetti, ma mi hai ascoltato con interesse mentre ti elencavo le mie qualità e i successi raggiunti nonostante i tuoi sabotaggi. Che sollievo accorgermi che sai ridere e che, finalmente, ci siamo perdonate.

Alla fine ci saremmo anche abbracciate.

Se solo tu non fossi stata un riflesso in uno specchio.

14 Commenti

  1. Michela dice

    Per un attimo ho pensato “parla con sua madre” poi ho detto: mah, forse una sorella… e alla fine, solo all’ultimo, come i migliori best sellers, ho capito… e mi sono commossa.

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