Mese: marzo 2017

Eppure M’Arzo

A volte mi sento un criceto. Corro su una ruota invisibile fino a stramazzare, pur rimanendo grassa.  Un mese di Marzo così frenetico in cui avrei avuto bisogno di una controfigura, due cloni, un esercito di badanti, tre segretarie, una servitù faraonica e una fatina che esaudisse almeno tre desideri senza emettermi fattura. Sogno una carne sintetica, nuovi attributi e un microchip emozionale, occhi bionici più adrenalina, sensori e ciberbenetica neurale (grazie, Subsonica). Sto eseguendo diverse visite mediche di controllo, dato che latitavo da un po’ e necessitavo di tagliandi a svariate parti del corpo, mi sono messa a dieta, sto seguendo il mio romanzo che è nell’ultimo periodo di gestazione, i laboratori di Scrittura Nuda, consulenze sparse, le docenze del Master, l’insegnamento al liceo, i bambini da compitare e sportivizzare, il cane da pisciare, il frigo da riempire, la casa da pulire, il giardino da giardinare. Non sono figa. Sono esaurita. L’ora legale mi offre molte più ore d’ansia per chiedermi com’è possibile ch’io non riesca ad arrivare a svolgere i punti delle liste che ormai …

Senza capo né coda

Un post senza capo né coda, che è un po’ un giro tondo su me stessa. Come quando da piccola mi mettevo in mezzo al salotto e giravo giravo giravo, fino a perdere il senso del tempo e dello spazio e dovevo aggrapparmi al divano per non cadere per terra. Un giro sulle emozioni e sulle primavere che arrivano e mi stordiscono. Sto eseguendo le ultime pennellate del mio romanzo che vedrà la luce del sole di inizio estate, mi godo gli ultimi istanti di crepitante attesa, come quella che precede il giorno del mio compleanno, in cui conto i giorni che aspettano immobili sul calendario e scelgo con cura l’abito, le scarpe e il trucco. La primavera mi agita, mi stressa, mi tira i lembi della giacchetta ormai troppo pesante, mi abbaglia di colori, mi stordisce di profumi, di novità. Non tutte positive, non tutte allegre, non tutte semplici. L’anno scorso ero impegnata con un trasloco di mobili, libri e sentimenti, adesso sto facendo i conti con uno strappo che si è aperto molti …

Brita e i sacchettini di amore

– Mamma, oggi ho spiegato la “Storia dei sacchettini di amore” a una mia amica – Ah sì, e cosa le hai detto? – Che nel cuore di ognuno di noi ci sono dei sacchetti pieni di amore e su ogni sacchetto c’è scritto il nome delle persone a cui vuoi bene. Il nome è importante, perché così il cuore non si sbaglia e non usa il sacchetto di qualcun altro. E anche i sacchetti sono diversi, ci sono quelli più piccoli, per le persone a cui vuoi benino e quelli GRANDI per le persone che proprio gli vuoi benissimo. Per esempio, adesso che sono grande, so che quando abbracci Ariele stai usando il sacchetto suo e mica il mio e io sto tranquilla. Ma non è finita mica così, eh. Perché poi, mamma, a volte si smette anche di volere bene alle persone. Ecco, allora in quel caso lì, possono succedere due cose. Il sacchetto si può svuotare un po’ alla volta, come se fosse bucato e iniziasse a perdere quel che c’è dentro, ogni giorno diventa …

Divorzio Civile

Da ieri, Giuseppe ed io siamo ufficialmente divorziati. Siamo entrati in tribunale alle 9,03 per uscirne alle 9,07. Il Presidente ci ha letto rapidamente le condizioni già fissate nella separazione e ci ha chiesto – specificando che era obbligato per Legge – se non c’erano i presupposti per un ripensamento. A noi è venuto un po’ da ridere, ma siamo rimasti seri e impostati, limitandoci a un sobrio “No”. Poi siamo usciti e, visto che la faccenda si era conclusa velocemente, ci siamo seduti in un bar a sorseggiare caffè, abbiamo fatto il giro lungo per tornare alla macchina – la giornata era meravigliosa e Lucca era incantevole – siamo passati a fare la spesa al supermercato e siamo tornati a casa. La nostra casa. O meglio, la casa dei bambini. Dato che mancava ancora un po’ di tempo all’ora di pranzo, io mi sono messa a lavorare al pc, lui è andato fuori a stendere la lavatrice. Verso l’una io ho messo a bollire l’acqua per la pasta, lui ha scaldato il sugo. Io ho …

Ultimo accesso alle ore 4.10 a.m.

Ti scrive su facebook. In una selva di gente sgrammaticata, lei arriva dritta alla consecutio temporum del tuo cuore. Ed è subito puzza di sugo bruciato. Lei è fantastica, intelligente e brillante. E per non farti mancare niente, pure bella. Inizia il trip delle conversazioni sempre più ravvicinate, ancora e ancora. Finché non ti ritrovi risucchiata in una chat perenne con lei. Ormai è una droga. Vi rincorrete sul filo delle conversazioni digitali fino a confondere il piano reale con quello virtuale. Arrivi a desiderare di morire con le dita incollate alla tastiera. Lei abita in un’altra città. Ma riuscite a fissare un appuntamento per vedervi. Vi trovate in albergo. Un abbraccio che libera l’anima e brucia la pelle. Vieni travolta dalla passione più potente che il tuo cuore sia in grado di reggere e la tua pelle frigge al contatto delle sue mani. Passano i giorni. Le chat si susseguono senza mai interrompersi. Il giorno diventa notte. E la notte un calvario di distanza. Fissi ancora un altro appuntamento. E poi un altro. Rubando …

Alla mia nemica

Dai, tanto lo sai che quest post è per te. E secondo me lo aspettavi da un po’. Perché io lo so, che sei sempre lì a gioire quando le cose mi vanno male. E hai pure la presunzione di conoscermi meglio di chiunque altro. Quando sono felice scompari per un po’, ma solo apparentemente, tranne poi lanciare messaggi trasversali che minino un po’ la mia sicurezza e mi smorzino il sorriso. E sì, devo riconoscere che sai dove andare a ferire a colpo sicuro. Ammettilo, su. Ora puoi anche giocare a carte scoperte. Sono consapevole di non esserti mai piaciuta. Di me hai sempre e solo notato i difetti, le mancanze, giudicando negativamente ogni piccola stramberia, ogni sbavatura alla convenzione. Neppure il mio essere madre ti va a genio, mi fai spesso notare che le altre madri sono migliori di me. Ecco, lo vedi? Ti ho stanata. Quando ero piccola, mi indicavi beffarda le altre bambine e la loro socievolezza, mentre io me ne stavo in un angolo a leggere perché ero l’ultima arrivata …