Nuda veritas
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L’ironia è anche (soprattutto) dei PoveriH

Era una sera tranquilla e neppure troppo fredda. No, fredda era fredda, ma l’incipit mi piaceva. Vabbé, lasciamo perdere.

Ieri sera – ecco, lasciamo così – tornavamo da una cena a casa dei miei genitori. Come sempre, avevamo mangiato come se l’indomani ci aspettasse una quaresima nel deserto. Eravamo piuttosto allegri, Manu, i ragazzi ed io e – come sempre – cantavamo in macchina e facevamo i cretini.

[Facciamo i cretini anche fuori dalla macchina, a dire il vero, ma in macchina ci esprimiamo in performance di un certo livello, come quella volta che ci siamo comprati i cappelli con le antenne di Ikea e abbiamo viaggiato con musica appalla e finestrino abbassato, avendo cura di muovere la testa in modo da far oscillare le antennine per la gioia dei passanti.]

[[ecco le prove]]

A cinque minuti da casa, abbiamo optato per una canzone che non ascoltavamo da un po’: Complesso del Primo Maggio di Elio e Le Storie Tese (se non la conoscete, rimediate QUI); ho spento il motore giusto alla fine di questo ritornello:

“Scusate signori siamo un complesso tanto povero
andate tutti in Piazza San Giovanni del concerto Primo Maggio
voi guardate concerto
noi veniamo in vostre case e vi facciamo appartamento e cacca sul letto”

Ovviamente con fragore di risate a “vi facciamo appartamento e cacca sul letto”. Il tempo di spegnere l’auto e uscire dall’abitacolo, ci viene incontro il nostro vicino per annunciarci che gli hanno appena svaligiato la casa. Alle cinque del pomeriggio. Nel placido e soporifero entroterra toscano.

Alla notizia Brita scoppia in lacrime e singhiozzi, per lei, i ladri, sono l’Armageddon e fanno pari con terremoto, alluvioni, incendi, apocalisse, invasione di zombie. Ariele esclama “Cazzo, la mia bicicletta!”. Per lui, nerboruto adolescente, il primo pensiero della vita è la sua amata mountain bike, nell’acquisto della quale ha investito, ormai un paio di anni fa, diverse bustine del compleanno; se ci avessero portato via pure i pavimenti, i muri e il tetto, a lui sarebbe importato poco. [Per dovere di cronaca devo aggiungere che è un ragazzo splendido, simpatico e che aiuta in casa. Ah, e bello. Molto bello. (Ari, sono stata convincente?)]

Manu apre la porta e la nostra attenzione è catturata dalla spazzatura sparpagliata in salotto e sul tappeto, in mezzo al quale campeggia anche un esteso alone di bagnato, immediatamente riconducibile a pipì. L’espressione colpevole di Iole Topocane, però, ci tranquillizza circa l’esecutore del misfatto. Con un colpo d’occhio notiamo che la porta esterna lato cucina è chiusa ed escludiamo che i ladri siano entrati anche da noi.

Mentre Manu cerca di tranquillizzare Brita, io cerco di aprire il cancelletto, ma è stato forzato e non riusciamo ad accedere al giardino. Chiamo un’altra vicina per provare a passare dal suo lato e, nel frattempo, il vicino derubato armeggia venti minuti nel tentativo di rimettere sul binario il cancelletto e permetterci di uscire.

Ariele mi segue a ruota in giardino e si fionda a controllare se la sua bici esiste ancora oppure no, ma per fortuna, tranne l’averci parzialmente distrutto la recinzione, non hanno danneggiato né rubato niente.

Nel mezzo di questo bel trambusto è rincasato Giuseppe che, una volta aperta la porta, ci ha trovate nel mezzo di una riunione di vicinato nella nostra cucina, intenti a commentare l’accaduto. La sua faccia sorpresa è durata giusto il tempo di aprirsi una birra, ché noi qui sappiamo come affrontare le avversità, e quella punta di alcol ci ha permesso di aspettare quasi con gratitudine l’arrivo della volante della Polizia per la denuncia. Per ingannare il tempo, Manu ed io, abbiamo continuato a canticchiare noi veniamo in vostre case e vi facciamo appartamento e cacca sul letto in loop e con le lacrime agli occhi, congratulandoci l’un l’altra per l’eccezionale tempismo.

Ora, io vorrei dire ‘na cosetta, una specie di appello ai Sig.ri Ladri: la prima volta siete entrati (era la vigilia di Natale di qualche anno fa) e non avendo trovato niente di valore, vi siete fottuti un cesto di banane – sì, avete letto bene – lasciando l’infisso spaccato, la casa sottosopra e pure le bucce in giardino. Ora ci avete riprovato. Io ve lo scrivo qui, che sicuramente (sì, certo) lo leggerete:

Siamo ricchi di emozioni, di gioia di vivere, di abbracci, di sorrisi, di sentimenti, di pizza e caffè, di umanità e di tutto ciò che non si può rubare.

Per il resto siamo Povery.

Crediti fotografici: https://www.facebook.com/babygeorgetidisprezza/

 

 

 

 

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  1. Racconto meraviglioso, ma sono stata tutto il tempo distratta dai cappelli con le antennine *_* potrei scassinarvi casa per averli!!!!

  2. Quante volte sono andati a rubare dai miei vicini, nonostante montassero antifurti perimetrali fighissimi e i volumetrici in giardino. Da me… mai. Non chiudo nemmeno le persiane… ci sarà un motivo. I poracci si riconoscono da lontano…

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