Nuda veritas
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Quando i tuoi figli preferiscono la tua compagna a te

Per me questo Lunedì è tutto fuorché un Blue Monday. Manu è rimasta a casa da lavoro perché è malata ed io sono felicissima. No, aspettate; non mi rende felice vederla avvolta nel piumone mentre ascolta una call di lavoro – alla quale non potrà intervenire perché ha la voce di uno zombie ferito – e neppure mi ha entusiasmato trascorrere la notte a monitorare le sue apnee notturne come fossi la moglie di Maiorca e neanche mi riempie di giubilo quando non lavora e le sale l’ansia e sembra un criceto incazzato.

Sono felice di averla intorno, di scendere a preparare il caffè per due, invece che solo per me, mi emoziona voltarmi e trovare il suo sorriso, mi commuovo all’idea che potremo pranzare e cenare insieme, guardare un film e parlare un po’ prima della nanna.

Banale, vero? Per me no. Da quando ho una relazione a distanza per cinque giorni alla settimana su sette ho imparato che non c’è niente che mi manca di più della quotidianità. Il paradosso è che nella relazione precedente avrei potuto goderne, dal momento che convivevo con l’allora mia compagna, ma di fatto non avveniva: per lei ero trasparente, quando non ero un intralcio. Adesso che nella mia vita c’è una donna che mi ama e mi fa sentire speciale, non posso vederla tutti i giorni. La vecchia storia del pane e dei denti, insomma. Allo stato attuale la mia esistenza oscilla da un fine settimana all’altro, cercando di reprimere la tristezza che la sera mi avvolge insieme al piumone grado Siberia, al pigiama di pile con doppio fondo dizottodieziinazzaioinoz, e i calzini di lana d’alpaca. Perché a dormire da soli, invece che in due, si soffre molto di più anche il freddo.

Di Manu ho parlato poco finora, ho avuto paura. La batosta che ho preso con Nina mi ha messo di fronte alla mia incapacità di essere oggettiva e alla pessima attitudine a proiettare sugli altri caratteristiche mie. Mi sono resa conto che non ho saputo cogliere i segnali e capire la persona che mi stava accanto. Volevo un sogno e ho voluto credere – oltre ogni evidenza – che il sogno fosse quello.

Con Manu sono stata diffidente, ho boicottato un po’ la nostra storia perché temevo di compiere lo stesso sbaglio, di voler vedere a tutti i costi qualcosa che esisteva solo in me. Poi ho ceduto. Ho ceduto a un’amicizia che è diventata amore e a un amore che è cresciuto piano piano, con pochi gesti significativi, con una presenza costante, nonostante i chilometri che ci dividono, nonostante il mio tergiversare e remare in direzione ostinata e contraria. Lei è rimasta quando chiunque mi avrebbe preso a pedate, mi ha rincorso quando per malessere mi sottraevo, mi ha stanata quando cercavo di sfuggire al confronto. Mi ha preso per mano, mi ha dato coraggio, mi ha messo davanti a uno specchio abbracciandomi e senza sottrarsi allo sguardo. Si vede che è una gattara indefessa, è riuscita a trasformare una gattaccia sibilante come me in un peluche da divano. Beh, dai, quasi.

L’effetto Manu si è allargato a macchia d’olio anche sui ragazzi. Margherita ha chiesto ed ottenuto di usare Hangouts per scriverle durante la settimana e mi chiede sempre di passargliela al telefono. Ariele la cerca in continuazione per scherzare, hanno sviluppato un lessico familiare tutto loro che è piuttosto esilarante.

L’altro ieri Manu e Margherita sono andate in un negozio senza di me. La titolare mi ha poi raccontato che gli altri clienti credevano fossero mamma e figlia, dall’intimità e dalla confidenza con cui si rapportavano l’un l’altra. Manu è dolcissima come nemmeno io riesco ad essere: l’aiuta con le tabelline quando io, ormai stremata, cerco di recidermi la giugulare con il cavetto del mouse per la disperazione, la raggiunge in camera quando fa i capricci e la fa scendere subito di sotto con il sorriso. Non a caso Marghe ha deciso di chiamare Manu ProMamma, che è tipo una madre potenziata, il non plus ultra dello spirito materno.

Qualcuno mi ha persino chiesto se sono gelosa e se non mi sento spodestata. La realtà è che non mi sono mai sentita così felice.

Manu legge una favola a una Margherita ipnotizzata

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  1. un quadro perfetto, sono contenta! …se poi cominciassero anche a versare lo stipendio sul tuo conto e ti desseroe gli arretrati si potrebbe dire che è iniziata un’altra era 🙂

  2. Che cosa meravigliosa! I bambini, poi, le capiscono subito le persone: lo sentono a pelle! Sono felice per te e per la tua famiglia bellissima 🙂

  3. Manu in pratica è la versione mamma 2.0: quella che non c’è durante la settimana, e quando arriva si fa festa!

  4. Raffaella dice

    Bello leggerti e rivedermi nella stessa situazione!figli e compagna diventa un mix perfetto!!!!

  5. L’anno scorso mi sono beccato l’influenza mentre ero a Roma, oscillavo fra i 40 e 41 di febbre, mai avuto una cosa simile. Lei era tutta contenta che ho trascorso l’intera settimana a casa sua e che mi poteva accudire, mentre io ero moribondo… questo è amore, godere delle disgrazie altrui… ahahah!!!
    Cmq adesso che mi sto abituando alla solitudine direi che non è male il rapporto a distanza, non si entra nel vortice della routine, è come se fosse sempre il primo giorno, non vedi l’ora di svegliarti con lei nel letto e la passione dura di più. Il resto della settimana sarà dura… ma il week-end… 🙂

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