Nuda veritas
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Prolegomeni alla vastità del cazzo che me ne frega

Sono annoiata. Come diceva l’amico Schopenhauer: la vita è un pendolo tra noia e dolore. E io la noia la riconosco dal rumore. È il tonfo delle mie gonadi che si staccano e cadono al suolo come quelle di un burattino. Mi succede con le situazioni strette che cerco di cucirmi addosso, con le persone spinose che cerco di farmi piacere e coi lavori deprimenti che svolgo per necessità economica. Ho una resistenza limitata alle mutande strette. Alla fine devo liberarmene.

Crescendo sono sempre meno incline al compromesso, al punto che a breve sarò più insopportabile dei vecchiacci incazzati in fila alla posta il giorno del ritiro della pensione. La differenza è che io non avrò una pensione e posso iniziare ad incazzarmi già adesso. Tra poco festeggerò il mio 36esimo compleanno e come regalo a me stessa diventerò egocentrata. Non egocentrica, quello lo sono già, è un’attitudine. Se non lo fossi non avrei fatto teatro, radio, aperto un blog e nemmeno mi sarei vestita da Dracula per uscire a cena il giorno del mio 21esimo compleanno. Adesso, però, ho intenzione di mettere me al centro del mio mondo e di vivere il migliore dei mondi possibili.

Sono pessima? Molto peggio.

Sono ambiziosa. Non mi accontento dei risultati e sono curiosa. Una volta soddisfatta la curiosità di aver imparato ed essere diventata brava, vado oltre. Adoro circondarmi di persone che reputo migliori di me, sia dal punto di vista culturale che umano. Per i fuffaroli, frustratelli, pressappochisti, poraccetti e leccaculi c’è un Regno incantato che si trova molto, molto lontano da me.

Sono intollerante. Perdere tempo mi dà i nervi. Ormai cerco di evitare anche le discussioni, tanto le persone sono raramente interessate al confronto, preferendo la sopraffazione. Il dibattito è utile in rare occasioni, tra anime elette e soprattutto cognitivamente alla pari. Più facile assistere all’accoppiamento degli unicorni. Persino sui social ormai sono diventata abilissima ad evitare, oscurare, smettere di seguire e rimuovere. Una volta rispondevo agli haters, adesso basta un click.

Sono un’esteta. Bello&Sublime sarebbe il nome della mia linea di moda, semmai avessi voglia di lanciarne una o del mio Giano Bifronte da collezione. Il concetto di Bello è esteso a tutto ciò che mi emoziona e mi migliora, in caso contrario agisco come sopra. Il rasoio lo uso abbondantemente su cose/persone/città e meno per i peli superflui [Sono una fottutissima glabra che non si è mai dovuta fare la ceretta].

È che ieri sera, mentre giravo il sugo, pensavo a quanto si riduca all’osso il numero delle attività che meritano veramente la nostra attenzione e cura. E la vastità del cazzo che me ne frega assume contorni sempre più ampi, tanto da meritare queste brevi riflessioni introduttive.

Mi reputano una brutta persona? Posso provare a cambiare il colore del rossetto. Non farò di più.

consapevolezza

9 Commenti

  1. Direi che dopo aver constatato la mia ignoranza nel non sapere il significato di prolegomeni (e ho pure fatto il classico…), cerco di stare ben lontano da te, perchè sei una punta incazzosa.
    Spero almeno che il sugo fosse buono!

  2. Isabella dice

    QUESTO LO HAI LETTO NEL MIO PENSIERO? 😂😂😂 “Sono intollerante. Perdere tempo mi dà i nervi. Ormai cerco di evitare anche le discussioni, tanto le persone sono raramente interessate al confronto, preferendo la sopraffazione. Il dibattito è utile in rare occasioni, tra anime elette e soprattutto cognitivamente alla pari. Più facile assistere all’accoppiamento degli unicorni.”

  3. Claud dice

    L’avevo scritto su FB…nel giorno della presentazione del suo libro (un grandissimo in bocca al lupo!!!) mi sono trovato a cercare questo post di Veronica nella sua purtroppo tragica illuminazione e lo “riappiccico” qui 🙂
    Mi ritrovo – Se poi lo applichi ad un contesto lavorativo, abbandoni il politically correct anche prima di finire la frase… e ti rendi conto di essere empatico come il calorifero (ovviamente nei casi in cui si raggiunge la vastità del…)

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