Mese: novembre 2016

Prolegomeni alla vastità del cazzo che me ne frega

Sono annoiata. Come diceva l’amico Schopenhauer: la vita è un pendolo tra noia e dolore. E io la noia la riconosco dal rumore. È il tonfo delle mie gonadi che si staccano e cadono al suolo come quelle di un burattino. Mi succede con le situazioni strette che cerco di cucirmi addosso, con le persone spinose che cerco di farmi piacere e coi lavori deprimenti che svolgo per necessità economica. Ho una resistenza limitata alle mutande strette. Alla fine devo liberarmene. Crescendo sono sempre meno incline al compromesso, al punto che a breve sarò più insopportabile dei vecchiacci incazzati in fila alla posta il giorno del ritiro della pensione. La differenza è che io non avrò una pensione e posso iniziare ad incazzarmi già adesso. Tra poco festeggerò il mio 36esimo compleanno e come regalo a me stessa diventerò egocentrata. Non egocentrica, quello lo sono già, è un’attitudine. Se non lo fossi non avrei fatto teatro, radio, aperto un blog e nemmeno mi sarei vestita da Dracula per uscire a cena il giorno del mio 21esimo compleanno. …

Dizionario per l’alfabetizzazione affettiva delle lesbiche

[Post brutto e cattivo, acido, inutilmente polemico e denso di pregiudizi e stereotipi. Astenersi bilios*] Se anche tu sei lesbica, Se anche tu ridi di un riso isterico quando ti dicono “Che bello stare con una donna, tra donne ci si capisce meglio”, Se anche tu hai problemi di alfabetizzazione affettiva e nelle relazioni capisci fischi per fiaschi, Sei nel post giusto. Questo piccolo, quanto inutile, dizionario fa al caso tuo. A come ANAFFETTIVA Non esiste il giusto mezzo e nelle relazioni lesbiche si rimbalza da un polo all’altro. Si può passare dalla fidanzata anaffettiva, che ti offre lo stesso calore di Olaf, alla fidanzata sanguisuga che non si stacca se non a salasso concluso. B come BIPOLARE Alzi la mano chi non ha avuto a che fare con la lesbica bipolare? Se l’hai alzata o stai barando o la lesbica bipolare sei tu. La lesbica bipolare è l’incubo di ogni relazione. Colei che il giorno prima ti ama e il giorno dopo ti disprezza, che un attimo ti cerca e l’attimo dopo ti respinge. …

La volpe, l’uva e gli sticazzi delle relazioni a distanza

Stanotte non dormivo bene e mi sono messa a pensare. Attività deprecabile, discutibile e che raramente apporta dei benefici. Soprattutto nelle ore notturne. E soprattutto se uno impiega questo tempo, strappato a Morfeo, per stilare bilanci e auto valutazioni. Ma oramai è successo e questo post ne è il risultato. Sono una cagacazzi. Sì, lo so, vi ho stupiti perché non l’avreste mai detto. E invece. Sono sempre molto critica, ho la tendenza a pretendere il controllo sugli eventi e sul tempo. Odio arrivare in ritardo, quando succede sfrango le gonadi ai presunti colpevoli oppure trascorro la giornata a massacrare a me stessa, se la causa sono io. Difficilmente abbandono le discussioni per prima, sono in grado di supportare il mio punto di vista mostrandone ogni caleidoscopica sfumatura fino allo sfinimento dell’avversario. Temo l’abbandono e la solitudine per scelta altrui, il mio cervello ama proiettare film horror di pessima levatura in cui io muoio sola e triste odiata persino dai miei gatti. Ora basta, che potrei andare avanti a lungo, ma è pur sempre solo …

Elogio dell’irrequietezza

Per parecchi anni della mia vita ho creduto di essere sbagliata. Di avere un errore di programmazione che m’impediva di essere come gli altri e di essere felice. La prima volta che ho avuto questa sensazione ero in terza elementare e sul sussidario dovevo rispondere alla domanda Quale mestiere svolgerai da grande? La maestra ci ha fatto leggere a turno la propria risposta, ho ben impresso il suo viso divertito e le risate dei compagni quando ho letto la mia: Da grande farò la maestra, la veterinaria e l’esploratrice. Ricordo la frustrazione di aver dovuto cancellare quanto scritto e del non riuscire a scegliere cosa volevo essere da grande. Qualche anno dopo la scena si è ripetuta, questa volta alla voce Sport&Hobbies. Ho lasciato il nuoto per il karate, il karate per lo spinning, lo spinning per la danza. Ho fatto teatro, mi sono iscritta a un cineforum, frequentato un corso di fitoterapia, ho imparato la tarologia e studiato il folklore esoterico e molte altre attività che non mi vengono in mente. I miei genitori sgranavano gli …

Studenti VS bufala del gender

Ambientazione: una classe di quinta liceo scientifico Sono le 7,40 e, mentre sorseggio il caffè del leone alla macchinetta, vengo raggiunta dalla bidella che mi comunica una supplenza. La prof. di religione è malata e devo andare in V C per sostituirla durante la prima ora. Entro in classe, i ragazzi mi conoscono ormai da un po’ come l’insegnante di Storia e Filosofia (quella che ha spiegato Hegel tenendo la classe interessata e pure divertita, ma resto umile). Entro e i ragazzi mi accolgono con un deluso “Ah, Prof. c’è lei?!” Lì per lì mi scazzo dentro, pensando che davvero non possono preferirmi UNA di religione (che chiamarla prof. mi viene il nervoso, pensando non solo alla modalità di reclutamento, ma all’assurdità che s’insegni catechismo nella scuola pubblica) ma rimango composta. Chiedo spiegazioni su cotanto malumore e vengo assalita da un coro incazzato di voci sovrapposte da cui estrapolo: gender, animali inferiori all’uomo, omosessuali malati. Ripristino la calma tra i ragazzi e cerco di capirne di più. In pratica sono indignati perché la tipa di …

Non è coming out, è rispetto verso se stessi

Quando mi chiedono se ho difficoltà a fare coming out, dentro di me sorrido. Non è un sorriso cinico intriso di supponenza, ma l’esternazione della forte tenerezza e dell’orgoglio che mi sale alle labbra, quando ripenso al mio percorso e alla mia situazione attuale. Il primo coming out non si scorda mai, altro che il primo amore (beh, pure quello, dai). L’ho vissuto con terrore, angoscia e paura: da quello più difficile con l’uomo che era mio marito, a quello con i miei figli, con le amiche e gli amici in un crescendo di spontaneità e serenità. Dalla paresi del primo, alla scioltezza di quelli seguenti fino ad arrivare al sorriso di oggi, non posso che darmi due belle pacche sulle spalle da sola. Quando diventiamo protagonisti della nostra storia – e decidiamo di uscire dall’aurea plumbea che l’invisibilità ci mette addosso – stiamo meglio. Non solo fisicamente, ma anche nell’approccio con gli altri. Il problema che ci angosciava tanto, semplicemente smette di essere un problema. Ricevo sempre moltissime mail di persone che mi chiedono dove …