Nuda veritas
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Pedagogia creativa – educarsi ed educare ridendo

Siamo una famiglia di buffoni, pagliacci, improvvisatori. Sicuramente l’azione che compiamo più spesso è ridere, anche se pure con gli abbracci andiamo forte. È il nostro modo di bilanciare le facce grigie che incontriamo ogni giorno.

Non siamo una famiglia perfetta, ma siamo una famiglia felice. E questa felicità non è frutto della fortuna, ma dell’impegno, della costanza, dell’amore, della competenza e del mazzo che ci facciamo da 14 anni. Dapprima Giuseppe ed io. Poco dopo si è aggiunto Ariele, poi Margherita. Anni fa, Giuseppe e io ci siamo separati e i miei figli hanno sempre conosciuto le donne con cui sono stata, passando per la convivenza con Nina e sua figlia Ita e una nuova separazione. Oggi (e speriamo a lungo) c’è Manu, che non è solo la mia fidanzata, ma è diventata un punto di riferimento affettivo molto forte anche per i miei figli.

Nonostante la fatica, i momenti di crisis, gli abbandoni, i traslochi, i cambiamenti repentini, abbiamo mantenuto un tono leggero, senza per questo nascondere dolore e lacrime. Anzi, grazie alla consapevolezza emotiva e molta empatia, siamo riusciti in questo intento tutt’altro che facile. Amo dire che l’autoironia (nel mio caso insieme alla scrittura) mi ha salvato molte volte. Guardarsi da fuori, da un’altra prospettiva, permette di inserire quel distacco necessario a gestire le situazioni più stressanti e dolorose.

Ridere di ciò che accade e della propria tenera buffezza umana è un’attitudine, certo, ma s’impara anche. (Anzi, facciamo un corso?). Ridere serve ad abbassare i livelli di stress e a gestire il conflitto. Le nostre litigate finiscono sempre tutte a pizza e fichi perché c’è sempre qualcuno che sdrammatizza (come ho raccontato QUI).

Questo cappelluccio mi è parso necessario per spiegare che non siamo un covo di pazzi, bensì di svitati consapevoli e anche per spiegare che no, non sono fortunata. Almeno, non solo. È che mi faccio da sempre un mazzo così su me stessa prima e sui contesti relazionali, poi. La mia felicità non è frutto della fortuna, me la merito perché me la sono costruita negli anni e la fortifico ogni giorno.

Ora posso entrare nel merito del post.

Ultimamente ci assillavano due problemi nella gestione familiare della Comune.

L’ordine

Abitiamo in questa casa in cinque persone di cui tre adulti e due bambini, mantenere le stanze ordinate è difficile e soprattutto faticavamo a trovare delle linee condivise: l’occhio umano vede sempre la cazzatina in giro lasciata dagli altri e non il delirio che semina di propria mano. Per ovviare a questo problema di convivenza, abbiamo deciso di fotografare gli oggetti lasciati in giro e postarli sul nostro gruppo whatsapp con l’hashtag #DoveCahoPiscio (nda – il nome l’ha proposto Giuseppe in onore alla raffinatezza dell’idioma toscano. L’espressione si usa per rimproverare chi lascia le proprie cose in giro dove capita). Il sistema ha funzionato quasi perfettamente; tutti ci aggiriamo per casa con lo smartphone in mano, a caccia di calzini abbandonati e cartacce. Margherita, non avendone uno, è autorizzata a chiederlo in prestito e nessuno può rifiutarsi di scattare la foto che lei chiede.

Secondo voi, a chi sono attribuite queste foto?

Parolacce

Le parolacce, ahinoi, fanno parte del nostro interloquire (soprattutto mio) da sempre. Qualche giorno fa Brita mi ha salutato con Ciao, bella zoccola – ignorandone il significato – e lì ho capito che la situazione era sfuggita di mano. Così abbiamo istituito un “quaderno delle parolacce” in cui dobbiamo mettere una x per ogni parolaccia detta, sotto al nome di chi l’ha pronunciata. Alla fine di ogni mese gli adulti pagano 1 euro, i bambini 50 centesimi  per ogni x segnata (mi è sembrato corretto distribuire la responsabilità in modo equo). L’importo viene incassato da chi, nel mese, ha detto meno parolacce.

Da quando abbiamo iniziato, Margherita ha smesso completamente di usare un gergo da bassifondi. Io ho chiamato la banca per attivare un finanziamento.

Sono bravissima nella teoria. Come sempre, è la pratica che mi fotte.

Ops.

 

pedagogia creativa

 

 

 

16 Commenti

  1. Anto dice

    E se una persona vive da sola ed è comunque disordinata; e il suo disordine dà fastidio alla metà di lei ordinata; ma la metà pigra non riesce a risolversi a mettere in ordine…..e si rischia un conflitto interiore difficilmente sanabile….come si fa? Cioè: l’idea del gruppo whatsup per il disordine mi piace molto, ma io cosa faccio? Compro un secondo telefono alla altra metà di me e ci messaggiamo reciprocamente a coronamento della (nostra) schizifrenia latente? 😳🤔

  2. esaeleven dice

    Veronica…. grazie.
    Vedere che qualcuno ce l’ha fatta impostando un modello di famiglia ….fuoriluogo…ehehe…. mi dà più forza.
    E la mia è un po così…. si fa gli sciocchi insieme, si va in campeggio, si mangia sul divano, si dicono, ahimè, parolacce, si ride…… ma si marcia. Perchè io i miei figli, benchè siano piccoli, li tratto da essere umani adulti. Hanno le loro responsabilità, ascoltano anche discorsi tra adulti, vivono le gioie, le tristezze, i nervosismi….. non gli edulcoro la realtà, non li tengo sotto una campana di vetro, non faccio differenza di genere tanto che mio figlio si veste da principessa (ohiohi…. e il padre è seriamente preoccupato che abbia i miei stessi geni malati omosessuali….ahahah….e continua a ripetergli che è un maschio)….
    La persona che frequento li conosce ma ancora non riesco a condividere loro con lei….. per ora sono due strade parallele. La mia relazione e la mia famiglia…. non so se un giorno si incontreranno mai. Ma credo che i miei dubbi non derivano dal fatto che sia una donna, lo farei comunque anche con un uomo…. ho quasi paura dell’interazione con i miei figli.
    .

  3. IL PINZA dice

    Non ho bene compreso una cosa: per quale motivo sei tornata nel tuo campagnolo paesino portandoti a casa Giuseppe che non avrà mai una cattedra facile come la moglie di Renzi invece di portartelo su a Milano e crescere i tuoi bimbi in una splendida, grigia ed inquinata città? I monti e i funghi ce li abbiamo anche al nord, basta fare qualche chilometro verso Como, Lecco o Bergamo…. Maremma….

  4. Mari dice

    Geniale oltre che spassosa come sempre, mi hai strappato una risata(impresa ardua in questo periodo) voglio applicare questa strategia con mia figlia ma senza soldi (che scarseggiano )pagamento con lavori in casa

  5. L’idea del quaderno per le parolacce lo devo mettere anche a casa mia, credo che anche io dovrei accendere un mutuo per finanziarmi…
    Sul disordine, invece, credo che vincerei io rispetto alla mia dolce metà. Però è una bella idea quella delle foto!
    Perchè non brevetti i due metodi pedagogici?

  6. Cioè mi stai confermando il bieco stereotipo della lesbica un po’ camionista, sboccata e greve?
    Non so se esista davvero un nesso tra scaricatore di porto, guidatore di tir e turpiloquio oltre che nei luoghi comuni, ma una brava femminuccia non dovrebbe dire le parolacce.
    🙂

  7. Che meraviglia. Anche a casa mia finisce sempre tutto a pizza e fichi. Ma tipo che stamattina mi sono svegliata con un male esagerato in un punto strano della pancia dove potrebbe stare la cistifellea o il rene, e continuavo a urlare sul divano e a farmi togliere le scarpe e sistemare il cuscino (a un certo punto ho chiesto pure un panino al salame e un sacchetto di patatine, alle 9 di mattina), e però al contempo ridevo. Quindi mi sono chiesta: ma se a un certo punto non ne posso più e chiedo di chiamare la guardia medica, qualcuno, in questa casa, mi prenderà sul serio?

  8. Sull’ordine, avrei sempre vinto io… non sarebbe divertente. Sulle parolacce, mia figlia sarebbe indubbiamente la più ricca della casa! Manca un giochino per far vincere il povero M, dopodiché siamo a posto tutti a casa nostra 😀
    Ma una domanda mi sorge spontanea… in tutto questo, il povero Giuseppe non se l’è ancora trovata una fidanzata?

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