Nuda veritas
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L’amore a distanza e mostri notturni

Mi giro nel letto e non riesco a dormire. Allungo un braccio e sento un cuscino liscio, morbido, disabitato. Cambio fianco, ma il materasso mi respinge, non mi avvolge, mi odia pure un po’, secondo me. Sbuffo, mi avviticchio e mi contorco nel piumone che mi abbozzola.

Caldo.

Provo a mettere un piede fuori dal bozzolo e lo lascio fluttuare nel vuoto. Penso a quanto da piccola mi terrorizzasse questo gesto e lo tiro su, pensando che forse il pensiero del mostro che vive nel buio è reale e non una fantasia dell’infanzia. Il mostro ha solo cambiato aspetto. Gli anni sono passati anche per lui, ha modificato un po’ le apparenze, adesso fa meno paura, è solo dispettoso e mi provoca insonnia buttando ragnatele di pensieri aggrovigliati nella mia testolina e rendendo scomodo il materasso.

Ci sono notti in cui mi sembra di essere sdraiata a pancia in giù sul greto di un fiume in secca. Penso che il cambiamento sia diventato una costante degli ultimi 15 anni della mia vita. Penso alla solitudine, agli abbandoni e agli strappi. Penso a Manu che è a chilometri di distanza.

Io sono quella che le relazioni a distanza non le considerava il male, non le considerava proprio. Troppo struggimento, troppa difficoltà per vedersi. Ma la vita ci gode a sgretolare le convinzioni granitiche che ci portiamo in spalla. Si vede che io, invece, con la distanza, devo farci amicizia conoscendola in tutte le sue forme, sia emotiva che fisica. Le ho provate entrambe in relazioni diverse. E posso affermare che, almeno con quella fisica, sto facendo pace.

L’aspetto più inquietante del vivere una relazione a distanza è il movimento ondivago del tempo. Si allunga e si stiracchia quando lei non c’è e si strizza quando lei arriva. E poi la distanza mi fa montare l’ansia da prestazione.

Quando hai poco tempo, hai la presunzione di voler tendere alla perfezione. Il fine settimana non deve avere sbavature, tutto deve rimanere nei margini dei programmi preparati con cura. Le discussioni rischiano di macchiare a inchiostro indelebile un disegno elaborato con cura e pazienza. L’improvvisazione rischia di essere strozzata da una maniacale valutazione in griglie excel.

La sua premura e il suo essere presente anche quando siamo lontane mi ha aiutato a rilassarmi. Abbiamo imparato a modulare le parole e ad accarezzare i momenti e per me – così asfissiata dai vuoti d’aria delle assenze – è stato un vero banco di prova. I litigi vanno disinnescati con mano dolce e le priorità messe in fila dal lato del cuore.

Ho imparato che l’amore non è un materasso. Non ha bisogno di essere comodo per essere quello giusto, che la quiete non è comfort ma specchiarsi nelle affinità animiche e d’intenti.

La metà del letto è ancora vuota. Ma sento il sonno arrivare dondolando su un sorriso.

Allungo la mano sotto il cuscino e sento il suo pigiama. A volte basta poco per trovare la pace.

relazioni a distanza

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  1. Anna dice

    Proprio bello questo post. Condivido soprattutto l’affermazione sulla vita che sgretola le nostre convinzioni. Ci facciamo tanti viaggi su come debbano andare le cose, poi improvvisamente qualcosa/qualcuno ribalta tutto, e scopriamo un mondo nuovo. A volte ciò di cui abbiamo veramente bisogno non è chiaro nemmeno a noi stessi; ma per fortuna, arriva appunto la vita a mostrarcelo. L’amore può non essere comodo, oppure può prendere la forma di una persona che era sempre stata agli antipodi delle tua convinzioni per i motivi più disparati…. eppure tutto questo fare e disfare ha un senso, alla fine si delinea chiaramente una strada, ripulita, da percorrere. A volte nemmeno la “perfezione” è la cosa migliore….. Poi, da quello che scrive, Manuela mi sembra troppo intelligente per non saper apprezzare il gusto autentico dell’imperfezione, quindi secondo me vai bene così 😀

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