Nuda veritas
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Poetica della rottura e della rinascita.

Ho scoperto di essere fragile. E di essere soggetta a rottura.

Tutto si rompe.

La sommatoria dei danni dipende, va da sé, dal materiale. Penso al cristallo, nella sua purezza e lucentezza, basta una vibrazione sbagliata, una disattenzione anche minima e la deflagrazione in tanti piccoli pezzi è inevitabile. Non solo: il cristallo non si ripara.

La ceramica, che sia di pregio o dozzinale, che sia terracotta o fine porcellana, necessita di attenzione e cura quanto il cristallo. Penso ancora con tristezza a un piatto giallo ocra che, sbeccandosi, ha rovinato per sempre il mio amato servizio da sei. Che non era più da sei, ma da cinque se l’ospite era a dieta e non mangiava la pasta. Lacrime anche per la mia tazza, comprata in quinta liceo durante la gita a Parigi.

Tutto si rompe e quel che si rompe provoca lacrime.

In questi ultimi mesi ho scoperto di non essere trasparente e luminosa come il cristallo, ma di possedere la fragile solidità della ceramica. Sono un pezzo di vasellame abbastanza carino – dicono -, a tratti simpatico. Sono migliorata anche nel lasso di tempo che va dalla sveglia alla colazione. Non sono perfetta. Ciò che prima chiamavo difetto, adesso lo considero come una caratteristica, quasi un pregio; indice dell’essere un pezzo unico, un manufatto assolutamente artigianale.

Da che sono nata ho avuto una vita intensa. Mi sono sentita a volte piena, a volte vuota; a volte sola e dimenticata in un cassetto, altre schiacciata dai miei simili. Ci sono stati momenti in cui bramavo un contatto, altri in cui mani inesperte mi hanno trattata con malagrazia. Momenti di riposo ne ho avuti davvero pochi. Rispetto ad altri pezzi di vasellame, io sono stata sempre molto impegnata. E l’usura è arrivata. Sottile, silenziosa e serpeggiante.

Un’usura che si è insinuata nei punti più fragili, quelli invisibili, nascosti agli occhi di tutti. Persino ai miei. E non è bastato l’aver resistito a pressioni, bruciature e disattenzioni. Mesi fa mi sono rotta.

Sono andata in mille pezzi. Una mattina mi sono svegliata completamente esplosa. Ho visto gli sguardi preoccupati di chi mi stava attorno, e anche gli sguardi beffardi di chi non vedeva l’ora che io mi rompessi. Per la prima volta da che sono nata sono dovuta rimanere ferma. A nulla valevano le parole di conforto, perché mi vedevo rotta, inutile, inadeguata. Mi arrabbiavo, scalpitavo, ma i miei pezzi rimanevano sparpagliati in ogni dove.

Poi, una mano gentile con un cuore dolce, mi ha raccolto, proprio quando ero rassegnata a finire dimenticata in un angolo polveroso. Con voce di nuvole mi ha raccontato che non era quello il mio destino. E che c’era la possibilità di tornare ad essere integra, ma dovevo accettare di cambiare. Mi ha parlato del Kintsugi, l’arte giapponese di riparare il vasellame, cicatrizzando le rotture con la purezza dell’oro.

Ho smesso di cercare. L’oro che poteva curarmi ce lo avevo sotto gli occhi, tra le mani, da sempre. La scrittura mi ha salvata ancora una volta. Le parole sul foglio hanno purificato e lenito ferite antiche e recenti ammaccature. Le tracce sul foglio mi hanno permesso di guardare alla mia rottura con affetto e senso di protezione.

Questi mesi hanno cambiato profondamente il mio modo di guardare non solo alla scrittura, ma alla mia vita. Le parole mi hanno aiutato a vedere nitidamente il mio percorso e a sapere cosa voglio davvero.

Adesso sono di nuovo integra, con ferite cicatrizzate, pronte a ricordami che di quella fragilità devo prendermi cura.

crescita personale

 

 

 

20 Commenti

  1. Funziona sempre come per le ossa: quando si rompono bisogna forzarsi a rimanere fermi per un po’, ad aspettare che si risaldino. E ci mettono sempre il tempo che vogliono.

  2. Riconosco quel genere di fragilità. Lo scorso anno sono rimasta a casa ammalata per una settimana intera. Che malattia avessi è un mistero ancora oggi, ma di fatto non mi sono mossa dal divano per 7 giorni. Poi mi sono rialzata, ed ho ricominciato a correre…

  3. Bello come sempre, sai che mentre leggevo il pezzo pensavo ai giapponesi e al vasellame rimesso insieme dal oro. Credo che hai ragione tutti dovremmo fermarci ogni tanto a vedere le nostre schegge o buchi e risanarci :*

  4. Siamo frangibili, e non capita da un giorno all’altro che ci rompiamo in mille pezzi, a meno che non ci spacchi qualcuno, quel qualcuno che ha la forza di poter provocare una devastante implosione, che distrugge dentro e fuori… e li… ne abbiamo di tempo per doverci rimettere in sesto, fatti a incastri come snervanti puzzle con pezzetti miniaturizzati dalla deflagrazione. Altrimenti, quando siamo benedetti almeno dall’assenza di questo evento improvviso… ci rompiamo un po’ alla volta, pezzo per pezzo… facciamo finta di non accorgercene, non ci guardiamo, fino a che, non resta nulla se non questa tovaglia sparsa di noi che ci mostra, improvvisamente, quanto non ne sia più rimasto molto di quello che eravamo… lo sappiamo bene: “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”… è in quel momento che abbiamo bisogno di tessere la rete di quel bozzo che ci possa dar tempo per nasconderci, mentre ci rimettiamo insieme… per darci al mondo, oramai trasformati, diversi da prima…

  5. Lara Silvia Panizzolo dice

    Ad aprile sono scivolata sulle scale di casa (2 gradini 2!!!) e mi sono rotta l’impossibile, partendo dal ginocchio fino alla caviglia. Arrivavo da 6 mesi orribili, sull’orlo di un esaurimento e mi son dovuta fermare per tre mesi. Tre mesi in cui ho imparato a rallentare, ad affidarmi ad altri, ad aspettare che le ore passassero. Una lezione di vita bella tosta. Alla fine ho guardato verso il cielo e ho detto:” la prossima volta, magari, fammi vincere una vacanza per tutta la family. Prometto che mi fermerò!”

  6. Lenny dice

    Che bello quando dici che la scrittura ti ha salvata. Essendo una tua assidua lettrice avevo notato questa cosa, come in questi mesi il tuo modo di scrivere e’ cambiato. Passando da “caciarone”, a invisibile, fino all’equilibrio intimistico che vedo ora è che mi piace (ma la parte cinico humour non abbandonarla eh)
    E’ vero che l’arte ti salva quando esplodoni. A me’ e’ successo col teatro..mi ha salvata. Trovarmi nell’ironia a superare lo spauracchio del espormi al giudizio altrui. A conoscere altre bellissime donne con cui condividere una passione e un bel percorso insieme. Quante cose belle fa la magia dell’arte? Un abbraccio

  7. Fantastico! Quando si scopre la forza della fragilità, la vita cambia… decisamente in meglio!

  8. Tu non sei fragile, sei solo troppo estrema in tutto quello che fai e così ti sottoponi ai rischi di rottura. Fossi rimasta riparata in una comoda teca a quest’ora saresti intatta. Ma quando il gioco si fa duro tu sei sempre in campo e i rischi di rottura aumentano. Qualsiasi altra persona al tuo posto adesso si ritroverebbe disintegrata… ma tu no, ne esci solo con qualche sbeccatura pronta a rigettarti nella mischia! Sei una forza della natura!

  9. Complimenti per il percorso rigenerativo. Mi piace leggere il tuo blog perchè hai la capacità di passare da post sganassanti a post così intensi.
    Hai chiuso il post con una bella descrizione di te: “integra con ferite cicatrizzate”. Giustamente, per ricordarsi che sì, ci si rimette in piedi, ma con un segno su di noi che ci indica che qualcosa è successo. E che quasi certamente ci ha cambiato.
    Bel post, davvero.

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