La mia famiglia bizzarra e la Sindrome di Cenerantola

Quando Giuseppe, Manu ed io abbiamo deciso di coabitare eravamo un po’ preoccupati. A nessuno di noi piaceva l’idea di dover condividere l’intimità di una casa in comune, sebbene ognuno coi propri spazi e con momenti di fruizione diversa. Con il passare dei mesi questa scelta obbligata si è rivelata vincente non solo dal punto di vista dei bambini – non si spostano da una casa all’altra e godono di 3 adulti che li amano e si prendono cura di loro – ma anche della logistica di noi adulti.

Giuseppe e io ci avvicendiamo durante la settimana e Manu ci raggiunge nel weekend. A volte stiamo tutti insieme, altre no. Cerchiamo di gestire gli impegni e i desideri di tutti, ci accordiamo sulla gestione delle menate di casa e delle necessità dei bambini. Abbiamo un calendario condiviso su Google Calendar che fa paura. Siamo i maghi della pianificazione e gli strateghi del Project Management familiare.

Tutto molto bellino.

Poi succede che la scorsa settimana Giuseppe va in vacanza e Manu rientra a lavoro dopo la pausa estiva (noi abitiamo a Lucca, ma lei lavora tra Milano e Stoccolma).

Le scuole ancora chiuse. Io a casa con Ariele, Margherita e Iole Topocane.

Panico. E conclamata Sindrome di Cenerantola.

No, non è un refuso. Avete letto bene. La Sindrome di Cenerantola colpisce molte donne che, abituate alla cogestione di casa e figli, si trovano improvvisamente obbligate ad accollarsi tutto l’onere della genitorialità e della conduzione domestica. Si manifesta con ansia, senso d’inadeguatezza di fronte alle incombenze, paresi delle attività lavorative e professionali. A volte si accompagna a necessità d’infilarsi in un angolo a ciondolare e bisogno di comfort food.

Beh, ma almeno i bambini sono bravi e collaborativi. Beh, più o meno.

Da sempre abituati all’autogestione e all’indipendenza sanno di dover tenere in ordine e pulita la loro camera e contribuire alla manutenzione degli spazi comuni. Apparecchiano, sparecchiano, portano fuori la spazzatura, sistema…no, aspettate. In realtà non è proprio così. Ariele, il maschio, è sempre presente. Certo, è un tredicenne brontolone e polemico, ma alla fine porta a termine i lavoretti richiesti. Margherita, invece, è dotata di poteri evaporativi. Una roba che il gatto di Alice in Wonderland è un dilettante cazzone.

C’è da preparare la tavola? Lei scappa in bagno colta da un’improvvisa impellenza urinaria. C’è da riempire la lavastoviglie? Lei deve correre un attimo in camera perché ha dimenticato di versare il tè alle bambole. I bidoni della raccolta differenziata da portare fuori? Non può essere più urgente della raccolta delle lacrime di fatina che richiedono la sua presenza in giardino ADESSO. Lei è un’evanescente e sorridente fancazzista. Lui un tuttofare bofonchiante che pulisce il bagno meglio di me.

Il prossimo che parla di Gender lo invito qui a trascorrere una settimana nella Comune.

E adesso, scusate. Che mi si attaccano le verdure nella wok, devo ancora spazzolare il cane che inizia ad assomigliare a Chewbacca e sono due giorni che non telefono a mia madre.

sindrome di CeneRantola

 

 

 

8 commenti » Lascia un commento

  1. Margherita pare mio babbo che ogni volta che viene chiamato per qualcosa risponde sempre “un attimo che arrivo!”. Pero’ avete un’organizzazione fantastica!

  2. Ci sono solo poche differenze tra noi… Cioè a noi manca la coabitazione con il mio ex marito (Dio ce ne scampi!!!! 😱😱), i nani sono tutti di sesso maschile e ne abbiamo uno in più, novenne super svampito… Il bofonchiante e l’evanescente sono uguali uguali!!!

  3. Che bello vedere i bambini fotocopia…
    Noi per ora si convive in attesa di meglio… o forse di maggiore autonomia sia dei nani che dei loro genitori..
    Ti abbraccio, fiera di dirti che tutto procede al meglio, in attesa di lettera dell’avvocato.
    😉

  4. Ti prego, prestami Ariele per qualche giorno a settimana. Stiamo anche vicine! Basta che prenda il treno e in poco tempo arriva a destinazione. Gli pago l’abbonamento mensile.

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